La civiltà micenea

 

CIRCA TRENTA secoli fa, Omero, scrisse la fantastica storia del popolo Acheo: un mitico popolo di eroi che sulle sue navi andò a sottomettere Troia.
I capi di questo popolo erano i leggendari Ulisse, Achille, Diomede e Menelao. Ma sopra tutti c'era il grande Agamennone, figlio di Atreo e re di Micene. I secoli hanno tramandato soltanto un ricordo di quel popolo. La loro grande civiltà lasciò una traccia importante nella storia greca, ma scomparvero per sempre, quasi inghiottiti dalla terra che li aveva opitati. La storia è diventata leggenda. Per molti secoli si è creduto che il popolo Acheo fu soltanto qualche cosa di mitologico, creato dalla fantasia di Omero. Soltanto un archeologo, Heinrich Schliemann, credeva ciecamente nella storia che Omero aveva narrato sugli Achei e sù, Micene. Nell'anno 1876 costui compì degli scavi su di un colle nel Peloponneso, seguendo passo dopo passo la descrizione del poeta. Così un'intera civiltà venne alla luce. Aveva ritrovato la Micene, la patria dei vincitori di Troia. Un intero popolo rivisse attraverso i meravigliosi oggetti che Schliemann scoprì nelle tombe di Micene e il loro segreto, celato tremila anni, tornò alla luce. Gli archeologi hanno esanimato con enorme accuratezza tutto quello che hanno trovato. Vediamo anche noi quali sono i ricordi che questa città ci ha tramandato e lasciamo che da soli ci raccontino la loro affascinante storia.

LA CITTA DEGLI EROI
Circondata da una grande cerchia di mura, su di un'altura del Peloponneso, c'era Micene, la città che per più di 3 secoli (dal 1400 al 1000 circa a.C.) è stato il centro più garnde e più importante di tutto il mar Egeo. Da questa città ebbe il nome un ciclo della civiltà mondiale: la civiltà micenea. La sua struttura fortificata, che serviva per la difesa, ricordava le città feudali. Le grandi mura che l'hanno protetta furono costruite con massi di pietra così grandi che la leggenda dice che fossero opera dei Ciclòpi, i giganti con un occhio solo. Il monumentale ingresso della città: è la Porta dei leoni, costruita verso il 1350 avanti Cristo. I due leoni scolpiti sopra la porta ne formano lo stemma e custodiscono la città da tempi lontani.la porta dei leoni ingresso della città di micene

TOMBE FAMOSE
Durante i primi periodi della loro civiltà, gli Achei usavano tombe a pozzo, scolpite nella roccia sulla strada che portava all'Acropoli. Più tardi, per i personaggi più illustri, essi costruirono sepolture più monumentali.
La più celebre è il cosiddetto « Tesoro di Atreo ». Un lungo corridoio, scavato nella roccia, conduceva in una grande sala circolare, costruita con pesanti macigni sovrapposti terminanti a cupola. Un tempo la volta era decorata da rosoni di bronzo dorato che, nella semioscurità, dovevano dare suggestivi bagliori di cielo stellato.
In questa sala, sulla nuda terra, venivano posti i defunti, con gli oggetti più preziosi che erano loro appartenuti. Il capo famiglia aveva una celletta a parte, di forma quadrata, adiacente al locale. Dopo la sepoltura, il corridoio di ingresso veniva murato e riempito di terra; così la tomba rimaneva isolata a custodire il suo segreto. Il soffitto del Tesoro d'Atreo ha una grande importanza dal punto di vista architettonico. Esso è il primo esempio di copertura a volta . Questa veramente non è una volta vera e propria, poiché non è formata da un vero arco. Fu ottenuta per mezzo di massi di pietra posti uno sopra all'altro in modo che sporgessero. Le sporgenze vennero poi tagliate e scalpellate in modo da creare la rotondità. Quando Enrico Schliemann scoperse le prime tombe miceniche, davanti ai suoi occhi abbagliati apparvero degli scheletri magnificamente rivestiti d'oro. I re e i prìncipi erano riconoscibili perché avevano sul volto una maschera di lamine d'oro, che riproduceva, un po' stilizzati, i loro lineamenti dal tipico profilo greco. In una di esse l'archeologo tedesco credette di individuare il volto del leggendario Agamennone. Gli abiti dei sovrani erano ornati di dischetti d'oro, lavorati con arte finissima. Il diadema e gli anelli-sigillo attestavano la loro identità.

VASI D'ORO E. D'ARGENTO
Le splendide coppe d'oro e d'argento, che servivano per le libagioni sacre, ci dicono molte cose sul gusto degli Achei. Essi amarono senza dubbio il lusso e la raffinatezza dei materiali preziosi e lo testimonia il frequente impiego dell'oro. La loro fantasia artistica si manifesta nella elegante fattura di queste coppe, degne dei più grandi artefici, mentre la scelta degli animali più frequentemente raffigurati, il toro e il leone, è simbolo della loro fiera volontà di potenza. Insomma, in tutti gli oggetti che ornavano le loro dimore in vita e dopo la morte, si riflette intera la personalità di un popolo forte, guerriero, ma profondamente civile.

Un vaso da libagione in argento, proviene dalla tomba della rocca di Micene ci rivela l'indole combattiva degli Achei.
La tecnica di combattimento degli Achei consisteva nel cingere la città d'assedio, ma raramente si attaccavano direttamente le mura. Di solito le battaglie si svolgevano in campo aperto e si risolvevano in duelli mortali fra singoli eroi. Dopo la distruzione di Troia, gli Achei non ebbero praticamente rivali. Alla fine, però, anch'essi dovettero soccombere quando, verso il 1000 a.C, la Grecia fu invasa dai Dori, un popolo che veniva dal centro dell'Europa e possedeva armi di ferro, molto più robuste di quelle degli Achei.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-02-2014