La civiltà islamica

 


NELLA MOSCHEA della Mecca i seguaci di Maometto erano riuniti per la preghiera. Il movimento delle loro genuflessioni, ritmico e concorde, li faceva simili alle onde del mare sollevate dal vento. Una voce intonava le preghiere, ma non era più quella del loro maestro. Il profeta era gravemente ammalato; lo sostituiva il suocero Abu Bekr. La monòtona cantilena delle invocazioni si snocciolava lenta e suggestiva nell'ampia sala quadrangolare. Inaspettatamente il Profeta apparve sulla soglia della moschea. Sebbene malato, non aveva saputo resistere al richiamo della preghiera in comune e al desiderio di rendere omaggio ad Allah, per l'ultima volta, insieme al suo popolo. Fermò con un gesto l'invito che Abu Bekr gli rivolgeva di dirigere egli stesso la preghiera; preferì sederglisi accanto, quasi per indicarlo simbolicamente come suo successore nella guida del paese. Stette così, umile e silenzioso, fino al termine della cerimonia. Tre giorni più tardi Maometto moriva: era il 7 giugno 632.
Egli aveva fatto di tante tribù, in perpetua lotta tra di loro, una nazione concorde; aveva fatto sì che i fedeli si sentissero uniti nell'Islam, parola che significa l'abbandono cieco in Àllah. Aveva dato ai suoi cittadini leggi morali e civili, donando loro una fede ed esortandoli a propagarla. Ai guerrieri che fossero morti da valorosi per l'Islam aveva assicurato il paradiso di Allah. Forti di questa loro nuova personalità, gli Arabi iniziarono allora la loro grande avventura, una delle più stupefacenti della storia. Nasceva così quella che fu chiamata civiltà islamica.

LA DIFFUSIONE DELL'ISLAM
Primo condottiero degli Arabi, dopo Maometto, fu Abu Bekr. Egli prese il nome di califfo, che in arabo significa rappresentante. Sotto la sua guida, e quella dei suoi successori, gli Arabi iniziarono la loro espansione. Passavano come un fiume in piena che tutto mescola nelle sue acque. Civiltà antichissime furono assorbite: la Siria, la Palestina, la Mesopotamia, la Persia, l'Egitto entrarono a far parte del grande dominio dell'Islam. Conquistatori e conquistati si fondevano insieme facilmente; inoltre gli Arabi, dotati di intelligenza vivace e di temperamento entusiasta, non distruggevano la civiltà dei popoli sottomessi, ma la facevano propria.
Conquistati l'Africa del Nord e il Medio Oriente, l'Islam attaccò l'Europa. Neppure un secolo dopo la morte del Profeta, il condottiero maomettano Tarik passava in Spagna. Il suo nome è rimasto al luogo dove egli passò: Gibilterra, che in arabo è Gebel-el-Tarik, il monte di Tarik. Era la prima parte di una manovra a tenaglia. Un altro esercito doveva occupare Costantinopoli e congiungersi al primo attraversando i Balcani e l'Italia. Ma la tenaglia non si chiuse: Carlo Martello fermò gli Arabi di Spagna a Poitiers, nel 732; anche Costantinopoli resistette accanitamente e riuscì ad arrestare la marea musulmana. Ma la storia degli Arabi non si ferma qui. La loro civiltà, omogenea nonostante si fosse colorata diversamente a contatto coi popoli conquistati, lasciò una profonda traccia nei paesi dove era penetrata.
espansione dell'islam in varie epoche
ABILISSIMI COMMERCIANTI
Gli Arabi furono un popolo straordinariamente attivo. Nonostante il loro carattere guerriero, essi manifestarono una grande passione per l'agricoltura e diedero grande importanza all'allevamento degli animali domestici, compreso il cammello, che era il loro più comune mezzo di trasporto delle merci. Avevano applicato un sistema di irrigazione razionale che permetteva loro di trarre grande profitto anche da terreni aridi e desertici per natura. Per mezzo loro l'Europa conobbe per la prima volta nuovi preziosi vegetali come l'arancio, la palma, l'albicocco, il carciofo. Furono i primi a coltivare il cotone e la canna da zucchero. Furono veramente geniali nell'arte di lavorare le materie prime ricavandone dei capolavori di artigianato, come i famosi tappeti persiani, i sontuosi damaschi, i vetri lavorati e le ceramiche di Bagdad, i profumi per i quali erano rinomati in tutto il mondo. Poiché avevano molto sviluppate anche le doti che si richiedono ad abili commercianti, crearono un'ampia rete di rapporti di affari con tutte te nazioni vicine. Grandiosi mercati e fiere brulicanti di folla variopinta si tenevano nelle più importanti città dell'Islam.
Proprio da questa loro attività derivarono alcune parole della nostra lingua, come traffico, tariffa, bazar.
arabo in costume tradizionale
LA CULTURA
Simbad il marinaio, Ali Babà, Aladino... Chi non li conosce? Sono personaggi usciti dalle fiabe delle Mille e una notte, che ci mostrano la straordinaria fantasia del popolo arabo. Le scuole e le università arabe raggiunsero traguardi a quel tempo ignorati dalle civiltà occidentali. A Bagdad, una delle più splendide capitali, fu fondata nell'830 la Casa della Sapienza. Èssa serviva come pubblica biblioteca e accademia scientifica. Gli studiosi che la frequentavano tradussero dal greco, dal siriaco, dal sànscrito e dal persiano antico i più importanti trattati antichi di storia, medicina, astronomia e matematica.
Avicenna (980-1037) e Averroè (1126- 1198) furono i più grandi filosofi arabi e a loro dobbiamo la conservazione di opere filosofiche dell'antica Grecia, specialmente di Aristotele.
UNA PASSIONE PER LA MATEMATICA
Continuando le ricerche già intraprese dagli Egizi e dagli Indiani, gli Arabi fecero progredire notevolmente lo studio della matematica: non solo introdussero dall'India le cifre che adesso usiamo (e che da essi si chiamarono arabe), ma pare siano stati gli inventori della cifra zero. Un loro scienziato, Muhammad ibn Ahmad, propose ai matematici, quando mancava una cifra significativa per segnare un ordine (unità, decine, centinaia ecc.) di usare un cerchietto che servisse a mantenere, nei calcoli, i numeri ben incolonnati. Questo cerchietto, che si rivelò utilissimo come ben sappiamo oggi, fu chiamato dai musulmani sifr, che significa vuoto, da cui deriva la nostra parola cifra. Sifr fu poi tradotto nel latino medievale in zephirum, ed ecco spiegata l'origine della parola zero. Dall'invenzione dello zero gli Arabi giunsero ai più complessi calcoli della matematica. Essi svilupparono infatti lo studio dell'algebra, della geometria e della trigonometria. La loro grande passione fu però l'astronomia ed i loro trattati su questa materia fecero testo per secoli. I nomi di zenit, nadir e quello di alcune costellazioni (come Aldebaran) sono appunto nomi arabi.

LA CHIMICA E LA MEDICINA
Studiando a fondo la storia delle più importanti scienze naturali troveremo quasi sempre alla loro origine il nome di qualche studioso arabo. La parola chimica, per esempio, non esisteva prima che gli Arabi iniziassero gli esperimenti sulla trasformazione della materia. Per le prove di laboratorio, essi inventarono un apposito apparecchio, l'alambicco, che in arabo si chiamava alambiq. Anche nella medicina furono assai progrediti. Senza dubbio, gli Arabi ebbero ottimi medici: sapevano come curare il vaiolo, la rosolìa e altre malattie infettive, guarivano le febbri con un sistema di bagni a vapore e durante le operazioni chirurgiche praticavano l'anestesia per inalazione di sostanze soporifere. I loro trattati di medicina furono usati per secoli in Europa. Più ancora che nella medicina gli Arabi eccelsero nella farmacia: fra i molti farmachi da loro frequentemente usati ricordiamo gli sciroppi (in arabo, sharab), la cànfora, i chiodi di garofano, la mirra, l'acqua di rose.

L'ARCHITETTURA
All'inizio della loro civiltà gli Arabi si ispirarono agli stili architettonici dei popoli che avevano conquistato: Bizantini, Babilonesi, Egiziani, Persiani; essi fusero insieme gli elementi di questi vari stili con un certo gusto. In seguito seppero elaborare un tipo di architettura originale, che fiorì soprattutto in Spagna, dove prese il nome di architettura moresca. Elementi caratteristici dello stile moresco sono l'arco a forma di ferro di cavallo e le colonnine slanciate.

L'ARABESCO
Per evitare il pericolo che i fedeli cadessero nell'idolatrìa, la dottrina di Maometto proibiva di rappresentare la figura umana e quella della divinità. Non potendo abbellire i loro templi con figure e ritratti, gli artisti arabi si sbizzarrirono allora in complicate decorazioni raffiguranti foglie, fiori e animali fantastici, a cui erano intrecciati versetti tratti dal Corano; questi disegni astratti venivano poi ravvivati da pietre colorate e lucenti. Tale genere di decorazioni, proprio della arte araba, viene appunto chiamato arabesco, Gii arabeschi più belli danno un aspetto raffinato e prezioso agli edifìci. La sfessa scrittura araba era usata sovente come un motivo decorativo.

(1) Antica
civiltà indiana
(2) Antiche civiltà del Messico
(3) Popolo Arii
(4) La civiltà cretese
(5) Civiltà ellenistica
(6) Civiltà islamica
(7) Civiltà micenea
(8) Etruschi
(9) I Franchi
(10) Popolo ebreo
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014