La civiltà ellenistica

 


ANCHE LE CIVILTÀ, come gli uomini, hanno un periodo di giovinezza e uno di maturità; vengono poi, immancabilmente, il tramonto e la fine. Così è stato per la civiltà greca. Ricordiamo il periodo cantato da Omero nei suoi poemi? Egli ci ha descritto un popolo semplice e coraggioso, che non possedeva ancora una propria cultura. Quella era la giovinezza del popolo greco. Venne poi il periodo delia espansione coloniale, delle guerre contro i Persiani e dei grandi commerci. È in questo periodo che la civiltà greca produsse le sue opere immortali: dal Partenone alle grandi tragedie teatrali, dalle statue di Fidia alla filosofìa di Platone. E questa fu la maturità della Grecia.
Ma che avvenne poi, dalla fine dell'impero di Alessandro all'invasione romana? In questo periodo (dal 323 al 146 a.C.) la civiltà greca visse il suo tramonto. Un tramonto dorato.
regni ellenistici
DALLE ROVINE DI UN IMPERO
Pare che Alessandro, morendo, abbia detto: « i miei saranno funerali di sangue ». Non si sbagliava. I suoi generali, che erano molti ed esperti, ma ambiziosi e gelosi l'uno dell'altro, cominciarono a guardarsi in cagnesco il giorno delle esequie e, due anni dopo, già si facevano guerra, contendendosi i territori dell'impero. Vinse un po' l'uno, un po' l'altro; si assassinarono a vicenda, si allearono e si tradirono con la massima disinvoltura. La conclusione di tutte queste lotte fu che, dopo qualche decennio, nei territori dell'impero di Alessandro si erano costituiti quattro nuovi regni: il Regno di Macedonia, il Regno di Siria, il Regno di Pergamo e il Regno d'Egitto. Erano Stati strani, per metà greci e per metà orientali. I loro re erano monarchi assoluti, che governavano e amministravano il paese coi metodi degli antichi sovrani orientali: potere assoluto e indiscutibile, immenso sfarzo nella corte, molte tasse e miseria per il popolo. Questi metodi non avrebbero potuto funzionare in Grecia, dove il popolo, da secoli, sapeva che cosa vuoi dire democrazia, ma andavano ancora bene laggiù, con popolazioni che avevano sopportato a lungo il dominio dispotico dei sovrani persiani. Ma mentre il territorio, la popolazione, la forma di governo appartenevano all'Oriente, tutto il resto: la lingua, la cultura, l'arte, l'abbigliamento, era di marca ellenica. È proprio questa civiltà greca, trapiantata in Oriente, che prende il nome di ellenismo; esso naturalmente non mancò di diffondersi anche nella Grecia stessa.


GRANDI E BELLE CITTÀ
Antiochia, Pergamo, Alessandria furono i più importanti centri della civiltà ellenistica. Avevano vie ampie e diritte, fiancheggiate da grandi palazzi marmorei e da loggiati. I ricchissimi sovrani vi fecero costruire fori, teatri, biblioteche, ippodromi, scuole, accademie. Famosi furono la biblioteca di Alessandria, dove pare fossero raccolte alcune centinaia di migliaia di rotoli di papiro, e il faro della stessa città, alto 120 metri.
La ricchezza dei sovrani ellenistici e il loro amore per le arti, fecero sì che tutti i grandi della Grecia si recassero in queste città, dove trovavano ospitalità, scuole ove insegnare, biblioteche dove studiare.
La popolazione di queste grandi città era tutta di origine greca: esse presero così l'aspetto vivace ed elegante delle città greche; e divennero tutte dei centri di cultura.
A fianco, o meglio in condizione di inferiorità rispetto ai Greci, vivevano i barbari, cioè la popolazione indigena, parte come schiavi, parte in qualità dì liberi lavoratori, privi però di ogni diritto politico. Antiochia e Alessandria raggiunsero in questo periodo i 300 000 abitanti.

UNA LETTERATURA MORTA
La civiltà ellenistica non diede grandi opere letterarie. Gli scrittori di quel tempo si limitarono ad imitare i grandi autori greci del passato; credendo di rendere belli i loro scritti privi di sostanza, andarono in cerca di immagini strane, di parole preziose: anticiparono, insomma, di circa duemila anni il barocco e il marinismo. Importanti furono invece gli studi di critica letteraria, di grammatica e di storia. Con l'immenso materiale messo a loro disposizione dalle biblioteche di Alessandria e di Pergamo, i bibliotecari poterono addirittura fondare delle nuove scienze: la filologia (studio della lingua), la critica letteraria, la storiografìa (studio degli scritti storici). Non possiamo dimenticare, infine, il teatro, che ebbe in Menandro il massimo rappresentante nel genere della commedia.

UNA ARCHITETTURA FASTOSA
Ma le più grandi opere lasciateci dall'ellenismo riguardano l'architettura, la scultura, l'arte della miniatura.
Per incarico dei ricchi sovrani, gli architetti ellenistici innalzarono palazzi grandiosi e sontuosi.
In queste opere si cercava soprattutto di colpire l'osservatore col colossale, con la ricchezza dei materiali e delle decorazioni. Quale differenza dalla sobria imponenza o dalla perfetta eleganza degli antichi templi greci! L'opera più famosa di questo periodo è l'altare di Pergamo. Tutti i ruderi rimastici di questo monumento sono stati trasportati a Berlino. Là, in un apposito museo, possiamo ammirare il grandioso altare interamente ricostruito.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-02-2014