La civiltà cretese

 

Dopo cinquant'anni di dominazione straniera i Cretesi si erano ribellati.
Gli insorti avevano occupato il cortile della reggia di Cnosso.
Il fuoco cominciava a intaccare anche le colonne di legno che reggevano i piani superiori.
Solo l'intervento degli dei poteva ancora dare la salvezza. Con gli abiti da cerimonia dei deposti sovrani cretesi, il re straniero si preparò alla cerimonia sacra.
Nella vasca a gradini, scavata nella sala del trono, era pronta l'acqua consacrata che avrebbe cancellato le colpe e il favore divino sarebbe sceso di nuovo sul capo del re. Il re non giunse mai alla vasca dell'espiazione. Le travi del soffitto scricchiolarono; le colonne attaccate dalle fiamme crollarono. Un boato: il soffitto e i piani superiori precipitarono seppellendo tutto sotto cumuli di macerie. Era la primavera inoltrata di un anno intorno al 1400 a.C.

3 300 anni più tardi nell'aprile del 1900 d.C. lo studioso inglese Arthur Evans, scavando tra le rovine del palazzo di Cnosso, riportò alla luce le testimonianze di quella cerimonia tragicamente interrotta. L'insurrezione dei Cretesi contro i dominatori stranieri (inutile, perché non riuscirono a cacciarli) e la distruzione del magnifico palazzo reale segnarono l'ultimo atto della storia di Creta, la fine della prima grande civiltà europea, iniziata quasi
5 000 anni fa. Creta è un'isola del Mediterraneo orientale, di dimensioni abbastanza modeste: 260 km di lunghezza, una larghezza variabile tra i 12 e 56 km. I primi abitatori vi erano giunti, probabilmente intorno al 6000 a.C, provenendo dalle coste dell'attuale Turchia o del Libano.
Per 3 000 e più anni vi avevano vissuto appartati e in pace. Villaggi e città praticamente indipendenti l'una dall'altra prosperavano con l'agricoltura (olivo, vite, frutta, grano), con l'allevamento di ovini e di bovini, con la pesca. E anche con il commercio marittimo con le isole vicine.
Le loro navi, costruite con il legname dei boschi, allora molto fitti nelle zone montuose, erano spinte dai remi e dalla vela. Navigare da un'isola all'altra era diventato facile per loro. Di giorno, era sempre in vista il picco d'una montagna o il profilo d'una costa nota a indicare il punto in cui la nave si trovava. Di notte, c'era sempre nei pressi una terra su cui sbarcare per riposare al sicuro fino all'alba. L'esperienza di secoli, inoltre, aveva insegnato ai Cretesi il modo di navigare orientandosi con il sole e con le stelle: di isola in isola fino alla Grecia e di qui il grande balzo verso l'Italia meridionale, oppure, verso oriente, fino alle coste del Libano, per poi seguire il litorale fino all'Egitto.
Fu proprio la fortunata posizione di Creta, al centro delle rotte fra tre continenti, a determinare lo splendido destino dell'isola. Intorno al 2500-2000 a.C. scoppiò la febbre dei metalli. Oro, argento, ma soprattutto stagno e rame necessari per fondere il bronzo, cominciarono a essere la merce più ricercata ovunque, dall'Egitto alla Grecia, dall'Italia alla Mesopotamia.
Ebbe allora inizio il lungo momento magico di Creta. Essa non aveva miniere. Ma aveva le navi, che percorrevano il Mediterraneo. Nei porti stranieri portavano olio, vino, grano, vasi dipinti, prodotti dell'artigianato e delle fonderie cretesi. E imbarcavano, barre di stagno e rame, lingotti di bronzo, che poi lavoravano in casa o rivendevano realizzando grandi guadagni. In pochi decenni Creta si creò un vasto impero marittimo e gli eventuali concorrenti erano battuti anche con la forza. Tutte le navi, infatti, erano armate. E i
marinai-commercianti potevano trasformarsi anche in guerrieri e all'occorrenza perfino in pirati. Per secoli nessuno riusci a contendere alla flotta cretese la supremazia: il suo dominio sulle acque era cosi completo, che bastava la sua presenza ad assicurare protezione militare alle ricche città dell'isola. Le città cretesi che possedevano i migliori porti diventarono naturalmente le città più ricche e più forti. Tra tutte dominò Cnosso che divenne la capitale dell'isola. I suoi re avevano come insegna la labrys: la doppia ascia, un tempo arma di guerra, poi strumento per le cerimonie religiose. Poiché sui pennoni intorno alla residenza reale si innalzava il simbolo della labrys, il palazzo reale di Cnosso cominciò a essere chiamato il Palazzo della Labrys, il Labirinto. La sua struttura era estremamente complicata: col tempo, diversi piani, stanze, scale, passaggi, piazzette, magazzini, nuovi locali si erano aggiunti all'edificio originario.
Il palazzo reale era anche il cuore del territorio di Cnosso. Attorno al palazzo il re teneva i giganteschi magazzini in cui i Cretesi accumulavano olio, vino, grano, barre e lingotti di bronzo da lavorare o da commerciare. Qui, attorno al grande cortile lastricato, sorgevano le molte botteghe degli artigiani: vasai, fabbri, incisori, artisti d'ogni genere.
Qui si teneva il mercato e, nei giorni di grande festa, vi venivano celebrati i riti religiosi che culminavano con spettacoli musicali e teatrali o con manifestazioni sportive. In occasione delle principali feste religiose le piazze antistanti ai grandi palazzi di Cnosso, di Festo e delle maggiori città cretesi si riempivano di folla. Dopo i sacrifici e le funzioni sacre, si svolgevano i Giochi: inventati per onorare gli dei, furono modello ai Greci per le loro famose Olimpiadi. La gente amava la corsa, il pugilato, le prove di forza e di ardimento dei giovani armati. Ma soprattutto amava il pericoloso gioco caratteristico di Creta: la taurocatapsia, il volteggio-danza sul sacro toro infuriato. L'animale non veniva sacrificato. Eccitato dai rumori e dai colori della folla raccolta intorno alla piazza, il possente animale caricava a testa bassa. Nel pieno della sua corsa, giovani fanciulli e fanciulle balzavano davanti a lui, l'afferravano per le corna, prendevano lo slancio e volteggiavano agilmente sopra il suo dorso. Dopo lo spettacolare e pericoloso salto mortale, i giovani, a tre alla volta, tentavano di fiaccare la resistenza dell'animale. A differenza di tutti gli altri popoli antichi, i Cretesi non erigevano grandi templi ai loro dei.
Gli abitanti dell'isola adoravano le loro divinità nei boschi, nelle caverne più profonde, presso le fonti d'acqua sorgiva, sulla cima dei monti: in particolare, sul maestoso monte Ida, situato nella parte interna di Creta, dove si diceva che fosse nato e fosse stato allevato il padre di tutti gli dei dell'antichità greco-romana: Zeus-Giove. La loro era infatti una religione serena, che venerava i fenomeni della natura, i quali, ai loro occhi, si manifestavano simbolicamente in diversi modi: l'energia vitale incarnata nel toro selvatico; la gioventù e la bellezza nel giglio di campo; la felicità in un uccello ad ali spiegate; la vita anche sottoterra, oltre alla morte, nel serpente che si nasconde sotto le pietre. Questi simboli erano frequenti nelle pitture, nelle sculture, nelle insegne e perfino nelle corone dei re cretesi.
La divinità suprema, per i Cretesi, era la misteriosa Dea Madre, la Terra stessa. simbolo della fecondità, della vita, dell'eterno ciclo di nascita-fioritura-maturazione-morte-sepoltura-rina-scita, simboleggiato dal ciclo vitale del seme e delle piante.
Raffigurata normalmente in abiti da cerimonia e con un generoso petto da madre-nutrice, la dea regge nelle mani due serpenti, simbolo della vita sotterranea e della continuità dell'esistenza anche nell'oltretomba.
Le nostre conoscenze sulla vita dei Cretesi sono limitate perché la loro scrittura è stata decifrata solo in parte. Non si tratta, anzi, di un solo tipo di scrittura, ma addirittura di quattro tipi diversi.
La scrittura più misteriosa è quella del cosiddetto Disco di Festo (dal nome della città in cui è stato trovato): una tavola rotonda d'argilla in cui sono incisi dei segni pittografici riuniti in una striscia a spirale, non ancora decifrata. Altrettanto misteriosa è la scrittura geroglifica, usata dal 2000 al 1600 a.C. Anch'essa non ancora decifrata, comprende una serie di segni pittografici simili a quelli egizi.
Dal geroglifico si svilupparono due forme di scrittura più veloci: una sorta di corsivo, detto lineare. Il Lineare A, usato tra il 1990 e il 1450 a.C, impiega segni stilizzati per indicare probabilmente il suono delle sillabe. Non è stato decifrato.
Il Lineare B è l'unico noto: i segni indicano con grafica cretese i suoni della lingua greca antica, nota agli studiosi. Fu usato solo a Cnosso e dopo il 1450 a.C, cioè dopo che l'isola fu conquistata e dominata (per circa tre secoli) da sovrani stranieri provenienti appunto dalla Grecia. Creta raggiunse il culmine della sua potenza intorno al 2000 a.C. Nei quattro-cinque secoli precedenti aveva consolidato la sua supremazia marittima ed esteso la sua rete commerciale a tutto il Mediterraneo orientale. Nei tre secoli successivi i mercanti cretesi furono di casa ovunque. La storia dell'isola, però, è segnata da catastrofi che oggi è assai difficile spiegare. Verso il 1700 a.C, per esempio, una misteriosa sciagura s'abbattè sull'isola. I palazzi appaiono completamente distrutti: un disastroso terremoto seguito da incendi? L'aggressione di popoli stranieri, forse i duri Achei che in quell'epoca cominciavano a dominare la penisola greca? Non lo sappiamo.
I palazzi di Cnosso, di Festo e delle altre città furono ricostruiti e Creta tornò allo splendore di un tempo. Ma verso il 1450 a.C. fu colpita da un terrificante cataclisma.
La vicina isola di Thera (o Santorini), interamente vulcanica, esplose in seguito a una tremenda eruzione. I terremoti e i maremoti che ne seguirono devastarono l'intera parte centro-orientale di Creta. Inondazioni e incessanti piogge di ceneri velenose distrussero i villaggi e rovinarono le campagne. Sull'isola così provata irruppero poi i guerrieri achei, che la dominarono per quasi tre secoli.
I nuovi sovrani stranieri si impossessarono non solo dell'isola, ma anche della sua splendida civiltà. I Cretesi tentarono spesso, tuttavia, di ribellarsi. La rivolta, di cui abbiamo parlato all'inizio, è la più nota, anche perché portò alla distruzione definitiva del palazzo di Cnosso.
Verso il 1200-1100 a.C, infine, una nuova invasione di popolazioni greche i Dori, quasi invincibili perché muniti di armi di ferro sottomise definitivamente l'isola e la civiltà cretese decadde per sempre.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-02-2014