William Shakespeare

 

SE POTESSIMO recarci in un teatro inglese quale era sul finire del secolo XVI, probabilmente ci divertiremmo di più a osservare l'ambiente che non lo spettacolo stesso. Immaginate un enorme pozzo di legno o, se volete, una gran botte: questo è l'aspetto complessivo dell'edificio del teatro. Tanto i teatri marmorei dell'età classica erano imponenti, quanto questi assomigliano a baracche da circo o ad allegre... trattorie. All'interno della gran botte vediamo da una parte il palcoscenico e dall'altra, sul fondo, o affacciati a certe balconate che girano tutto attorno, gli spettatori. Ma quale confusione! Chi discute, chi reclama l'inizio dello spettacolo, chi mangia salsicce, chi beve birra. Osserviamo il palcoscenico; non c'è sipario e perciò la scena è visibile anche prima dello spettacolo. Lo scenario è fatto con la massima semplicità, molto alla buona. Basta qualche simbolo, tanto per far capire al pubblico in quale luogo si svolge la scena: ecco alcune impalcature di assi dipinte che rappresentano la facciata di alcune case ; ci sono poi minuscoli balconcini dai quali, evidentemente, qualche attore dovrà affacciarsi. Fuori di un uscio vi sono un'insegna, una lanterna e un tavolo con due sedie: indicano una locanda. Sopra l'uscio, all'altezza del primo piano, un gran buco in una parete permette addirittura di vedere un interno della locanda: è una camera da letto e c'è già, coricato, un attore con una gran cuffia da notte in testa, dovrà certo interpretare qualche scena comica. E se nel corso dello spettacolo occorrerà cambiare la scena, basterà che un attore si rivolga al pubblico e dica: ora siamo sulle mura di un castello, oppure ora siamo nel giardino del re perché, con un po' di fantasia, tutti siano accontentati. Anche all'inizio dello spettacolo un attore si rivolgeva al pubblico e con voce solenne annunciava: Reciteremo ora davanti a questo scelto pubblico la tragedia scritta dall'illustrissimo signor..... e seguiva il nome dell'autore. Ed il pubblico scrosciava in applausi; e questi non erano mai così prolungati e entusiasti come quando il capocomico annunciava ... una tragedia (o una commedia) dell'illustrissimo signor William Shakespeare. Chi era, perché era grande questo autore?

PERCHÉ ERA GRANDEritratto di William Shakespeare
Generalmente, ogni grande poeta possiede una particolare potenza espressiva nel descrivere un certo sentimento dell'anima umana: uno, con le sue parole, ci fa sentire la forza dell'amore di patria, un altro eccelle nel descrivere la grandezza divina; un altro sa trasmettere l'emozione provata davanti a uno spettacolo della natura, un altro ancora riesce a comunicare la sua tristezza, il suo senso di solitudine. Ma c'è stato un poeta per cui l'animo umano non ha avuto segreti. Egli ha descritto con uguale bravura le passioni più fosche e i sentimenti più puri, la gioia di vivere e la disperazione più tetra, l'odio, il desiderio di vendetta, l'orgoglio e il desiderio di bene e di amore; egli ha espresso con pari efficacia ciò che pensano e che dicono il saggio e l'analfabeta, il soldatuccio vile e il condottiero in trionfo, l'uomo che sta per uccidere e il padre affettuoso, l'ubriacone che percuote la moglie e l'innamorato che parla alla sua amata. Egli ha immaginato le tragedie più cupe e le situazioni più comiche. E tutto ciò ha narrato col linguaggio più vivo, spontaneo, colorito. Questo perfetto conoscitore dell'animo umano, questo artista della parola fu William Shckespeare, un poeta, un genio la cui grandezza onora non solo l'Inghilterra, dove nacque, ma l'umanità intera.
attività letteraria fu ininterrotta: per quasi ventanni scrisse, in media, due opere all'anno. Pare che, qualche volta, abbia recitato egli stesso. Nel 1593-94 il teatro inglese attraversò un periodo di crisi a causa di una epidemia di peste. Pare che allora Shakespeare abbia compiuto un viaggio, probabilmente in Italia. Quasi certamente egli conosceva, oltre al francese, anche l'italiano. Queste sono tutte le avventure della sua vita. Per il resto egli si preoccupò di procacciarsi, con la sua arte, di che vivere e risollevare le condizioni della sua famiglia. I pochi documenti autografi che si hanno di lui sono appunto firme a contratti e documenti legali: comperò alcune azioni del Globe Theatre, uno dei locali in cui venivano rappresentate le sue opere; una casa a Londra, una casa di campagna e un poderetto nel suo paese natale, a cui era molto affezionato, e dove si recava spesso. Verso il 1612 lasciò definitivamente il teatro e Londra, e andò a stabilirsi là; trascorse gli ultimi anni sereno, nell'agiatezza, assieme alla moglie e alle due figlie (il figlio era morto diversi anni prima). La sua morte avvenne, probabilmente, il 23 aprile 1616. Fu sepolto, senza alcuna pubblica cerimonia (in quante sue opere egli aveva fatto dell'ironia sulla falsità di certe manifestazioni!) nella chiesa parrocchiale. E volle essere lasciato tranquillo per sempre; sulla sua lapide, infatti, c'è questa scritta, probabilmente dettata da lui:
Buon amico, per amor di Gesù trattienti dall'esumare la polvere qui racchiusa. Benedetto sia chi non tocca queste pietre e maledetto sia chi rimuove le mie ossa.

LE OPERE
Shakespeare scrisse alcune opere poetiche, i Sonetti e alcuni poemetti. Ma la sua fama è legata soprattutto alle opere teatrali; ricordiamo le più famose commedie: Sogno di una notte di mezza estate, Le allegre comari di Windsor, La bisbetica domata, La tempesta e le immortali tragedie: Romeo e Giulietta, Enrico IV, Amleto, Otello, Re Lear, II mercante di Venezia, Macbeth, Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano.

(169) Tamerlano
(170) Temistocle
(171) Thomas
Alva Edison
(172) Tito Livio
(173) Vasco
da Gama
(174) Vercingetorige
(177) William
Shakespeare
(179) Hans
Christian Andersen
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014