Tamerlano

 

IL SECOLO XV nella storia della civiltà europea è detto secolo d'oro, per lo splendore raggiunto da molte città, soprattutto in Italia. In quel tempo, anche in Asia alcune città attraversavano un periodo di grande ricchezza e di elevata civiltà: una di queste città fu Samarcanda, nell'attuale Usbekistan; vi sorgevano splendidi palazzi circondati da giardini, biblioteche, moschee ed osservatori; vi erano ospitati artisti tatari, turchi, arabi, iracheni, persiani e indù; nelle botteghe, che fiancheggiavano i viali (uno di questi era addirittura coperto di cristallo), si fabbricavano meravigliose armature, tessuti, oggetti di vetro e di porcellana.
Il merito di tanta prosperità e raffinatezza di costumi era dì,un grande sovrano tartaro: Timur-i-leng. Timur aveva alta statura, testa massiccia, fronte spaziosa, carnagione bianca, membra robuste ed ampie spalle. Portava una lunga barba, zoppicava dalla gamba destra e parlava con voce profonda.
Aveva la solidità della roccia. Detestava ugualmente la menzogna e lo scherno. Non si lasciava deprimere dalla sfortuna, né esaltare dalla prosperità. Il suo sigillo recava come motto due parole persiane: Rasti Rousti, ossia: La forza sta nel diritto. Non parlava mai di eccidi e di saccheggi; amava i buoni soldati. Questo è il ritratto che ci fa di lui un cronista del tempo.

CAPITANO DI VENTURA
Timur-i-leng ( timur = ferro, leng = zoppo), chiamato in Europa Tamerlano, era nato in una località a sud di Samarcanda. Suo padre era un capo tribù e il giovane Timur imparò presto a maneggiare le armi. Egli godeva di molto ascendente sui suoi compagni, a capo dei quali infestava il paese compiendo furti di bestiame; ad appena vent'anni era riuscito a raccogliere una masnada di seguaci pronti a compiere per lui qualsiasi sacrificio. Con questi suoi uomini fu per un certo periodo al servizio dei capi musulmani come soldato di ventura. Dopo aver combattuto per conto d'altri, Timur, resosi conto della propria forza, pensò di mettersi a lavorare in proprio. Formato un grosso esercito conquistò Samarcanda e divenne signore della Tataria.

CONQUISTATORETamerlano
Subito diede inizio a grandi imprese militari. Aggredì l'Azerbagian e lo sottomise; poco dopo fu la volta della Persia. Anche questa terra non resistette all'urto dei Tatari e venne sottomessa e depredata; si narra che in una città persiana che gli aveva resistito Tamerlano compisse un eccidio spaventoso: ordinò ad ognuno dei suoi soldati di portargli la testa di un persiano e ben 70 000 teste umane si ammucchiarono a piramide nelle piazze della città. È naturale che, dopo un tale esempio, qualsiasi altra città preferisse riconoscere il suo dominio del tutto... spontaneamente.
All'impresa persiana ne seguirono molte molte altre. Mosse contro l'Orda d'Oro, il regno dei Mongoli, e in poco tempo lo assoggettò; conquistò e saccheggiò la ricchissima città di Bagdad; subito dopo si impegnò in un'altra faccenduola: mosse alla conquista del favoloso regno dell'India; e anche questo, di fronte al capo asiatico fu costretto a cedere le armi... e gli immensi tesori. Poiché i confini occidentali del suo dominio erano minacciati dagli Egiziani e dai Turchi, Tamerlano decise di farla" finita anche con questi. Iniziò ancora una volta una grande campagna militare: mosse contro gli Egiziani che lo attendevano ad Aleppo e li sconfisse; venne poi la volta di Damasco, e anche la bella città siriana fu presa e saccheggiata; poiché si trovava nei paraggi, ne approfittò per riconquistare e distruggere Bagdad, che gli si era ribellata.
L'anno dopo Tamerlano mosse contro Bajazet, sultano dell'Impero Turco: era il più grande avversario che avesse mai affrontato. Bajazet aveva un piano: portare i suoi 200000 soldati ad Angora (l'attuale Ankara) e là attendere, in riposo, che il nemico lo assalisse. Ma gli avvenimenti non si svolsero come Bajazet pensava: Tamerlano, che disponeva solo di 120 000 uomini, pensò che per battere la fanteria turca doveva riuscire a stancarla, costringendola a compiere lunghissime marce. Allora, con abile manovra, si portò alle spalle di Bajazet e lo precedette nella marcia verso Angora; vi giunse con qualche giorno di vantaggio: quanto gli bastava per accamparsi, far riposare e schierare le truppe. Intanto provvide a far deviare i corsi d'acqua e ad inquinare le fonti. Ed ecco apparire i Turchi, sfiniti da sette giorni di inseguimento, desiderosi non certo di combattere, ma solo di riposo e di acqua: non trovarono né l'uno né l'altra. Ma ormai erano di fronte al nemico e attaccarono per i primi; vennero facilmente respinti. L'esercito tataro mosse allora al contrattacco e gli Ottomani cominciarono a ritirarsi; d'un tratto si precipitò loro addosso la cavalleria tatara; fu la fine. Gli Ottomani vennero dispersi e massacrati; Bajazet cadde nelle mani del nemico. Tamerlano era ora l'unico e incontrastato signore delle terre che si stendono dall'Asia Minore all'India: aveva fondato un impero.

SOVRANO
Dopo questa vittoria Tamerlano si ritirò a Samarcanda, che da città di pastori era divenuta, per opera sua, una splendida capitale. Per abbellirla egli aveva profuso le enormi ricchezze saccheggiate in tutti i paesi conquistati. Qui il vecchio soldato si trasformò in un mecenate, o meglio, data l'epoca, in un principe del Rinascimento. Qui, nella sua splendida reggia, ricevette gli ambasciatori inviatigli dai re d'Inghilterra, di Francia e di Spagna. All'età di 68 anni decise di riprendere la guerra, per conquistare il Catai, l'odierna Cina. E la morte lo colse mentre marciava con le sue truppe verso la nuova conquista.

(160) San Paolo
(161) San Pietro
(162) Sant'Agostino
(163) Sant'Ignazio
(165) Scipione
l'Africano
(166) Socrate
(167) Spartaco
(169) Tamerlano
(170) Temistocle
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014