Archimede

 

AGLI INIZI del secolo scorso, e precisamente nel 1901, lo studioso greco Papadopulos Kerameus, frugando fra i vecchissimi volumi e i manoscritti secolari della biblioteca del monastero del Santo Sepolcro, in Gerusalemme, trovò un antichissimo manoscritto su pergamena. Il documento era in pessimo stato, il testo quasi illeggibile, ma il Kerameus, esaminandolo con attenzione, scoprì che conteneva varie opere matematiche: e gli parve anche di capire che qualcuna fosse di grande valore. Dopo lunghi inutili tentativi di decifrazione, fu invitato a Costantinopoli, dove era stato portato il manoscritto lo storico danese Heiberg, esperto di antichità greche. Dopo molti sforzi, il testo e le cifre cominciarono ad essere chiari ed Heiberg, commosso e sbalordito, potè comunicare al mondo la grande notizia: il manoscritto miracolosamente venuto alla luce era un breve, ma importante trattato di Archimede, quasi sconosciuto fino allora: il Metodo, nel quale il grande scienziato rivelava la via da lui seguita per le sue sorprendenti ricerche sulle aree e sui volumi.
Dopo più di 2000 anni dalla morte di Archimede, il ritrovamento di una sua opera (che pur non dev'essere delle maggiori) fu un grande avvenimento per la scienza, e commosse tutto il mondo. E questo basta a dimostrare quale fu la grandezza di Archimede da Siracusa.

LA VITA
Nacque nel 287 a. C a Siracusa. Da subito Archimede dimostrò passione per lo studio ed aveva un intelligenza eccezionale. Andò in Egitto e studiò presumibilmene ad Alessandria, e li divenne amico del famoso Eratostene, che aveva misurato la circonferenza terrestre. È facile immaginare la grandezza degli argomenti discussi da quelle due menti eccelse: studiando con Eratostene, Archimede si appassionò all'astronomia. Ritornato a Siracusa, iniziò numerosi studi. In molti campi egli compì progressi da gigante. Ancor oggi una persona di ottima preparazione matematica e tecnica affronta non senza difficoltà tanti studi contemporaneamente.

archimedeL'ASSEDIO DI SIRACUSA
Nell'anno 216, quando Archimede aveva già superato i 70 anni, morì il tiranno re di Siracusa, Gerone, che era imparentato proprio con Archimede. I siracusani decisero allora di allearsi con i Cartaginesi (si stava combattendo la seconda guerra punica) e le legioni romane guidate dal console Claudio Marcello la assediarono. Ormai anziano il grande scenziato, desiderava solamene continuare in pace i suoi studi; ma i suoi concittadini, che sapevano quali capacità avesse, gli chiesero di collaborare alla difesa della città. Archimede, non proprio con entusiasmo, accettò: e i Romani capirono molto presto di che cos'era capace lo scenziato di Siracusa. L'equipaggio di una loro nave, che con coraggio era arrivata a ridosso delle fortificazioni della città, una mattina vide uscire dalle mura una specie di immensa tenaglia, che prese tra due tremende braccia la nave, che quasi demolì. Era un macchina da guerra studiata dallo scenziato, che era azionata da leve e pulegge, meccanismi dei quali Archimede era molto esperto, quasi insuperabile. Allo stesso tempo, sulle altre navi poco distani dalle mura, iniziò a cadere pesantissime frecce e massi, che schiantavano ponti e fiancate, distruggevano alberi, e uccidevano gli equipaggi. Altri massi piombavano sulle navi dalla parte alta delle mura. Oltre a costruire queste macchine belliche, Archimede, secondo la tradizione, avrebbe anche incendiato alcune navi per mezzo di raggi solari fatti convergere sugli scafi da grandi specchi; ma con ogni probabilità questo appartiene alla leggenda. La flotta romana, comunque, subì gravi perdite: mentre nelle profonde grotte naturali della città, le latomie, gruppi di operai e schiavi lavoravano febbrilmente per costruire le micidiali macchine progettate dal vecchio scienziato.

LA TRAGICA MORTE
L'assedio naturalmente continuò, con l'implacabilità che i Romani ponevano in queste cose; ma per quattro anni Siracusa riuscì d difendersi. Fu solo nel 212, il giorno della festa della dea Artemide, che le truppe romane riuscirono a entrare nella città e a metterla a sacco. Durante queste tragiche ore, un soldato romano penetrò nella casa di Archimede. Lo Scienziato era immerso in alcuni calcoli geometrici e non udiva nemmeno le urla, il fragore delle armi, lo scalpitio dei cavalli che provenivano dall'esterno.
Il soldato guardò stupito e sospettoso quest'uomo vecchio e tranquillo, che non si era nemmeno voltato al suo entrare: e fece due passi avanti. Archimede aveva tracciato alcuni disegni geometrici sul pavimento e si accorse finalmente che quei piedi calzati con sandali militari stavano per calpestarli. Allora disse solo, in latino:
— Noli turbare circulos meos! (non guastare i miei circoli) o, come altri riportano:
— Noli, obserco, istud disturbare (Ti prego, non turbare questo mio lavoro).
Che cosa passò in quel momento nella mente del burbero soldato? Nessuno lo può sapere. Si sa soltanto che egli alzò improvvisamente la spada e uccise il vecchio e instancabile Archimede.

LA MATEMATICA DI ARCHIMEDE
Così, a settantacinque anni, moriva uno dei più grandi scienziati dell'antichità, un uomo che con la formidabile potenza del suo cervello aveva spinto la matematica e la geometria a limiti addirittura incredibili. Egli giunse, duecentocinquanta anni prima di Cristo, da solo, a stabilire alcuni principi fondamentali di quel prodigio dell'alta matematica che è il calcolo differenziale, cioè la ricerca di velocità, accelerazioni e delle forze ad esse proporzionali. I grandi matematici del '600, Pascal, Fermat, Huygens e soprattutto Newton, utilizzarono le ricerche e i dati di Archimede per la loro opera. Anche sommi fisici é scienziati come Luca Valerio, Keplero, Galileo, Cavalieri, Torricelli studiarono le sue opere, riuscirono a impadronirsi dei suoi metodi e ad applicarli per stabilire nuove verità. Pensate, un Galilei, un Torricelli, un Keplero che prendono lo spunto e il suggerimento come scolari dal maestro!

MECCANICA - FISICA - PRINCIPIO DI ARCHIMEDE
Archimede, un giorno, davanti a una folla sbalordita, fece scendere in mare una grossa nave a tre alberi carica, per mezzo di pulegge e leve, mentre egli stava seduto tranquillamente sulla spiaggia a manovrare. Questi prodigi della tecnica, che allora sembravano addirittura opera di magia, erano per lui cosa normale: costruì grandi specchi, apparecchi per il sollevamento dell'acqua, un planetario che riproduceva il moto dei pianeti. In mezzo a tutto ciò, sta il suo famoso Principio che da solo sarebbe sufficiente a dare la gloria a un uomo. Un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l'alto uguale al peso del liquido spostato: ora a noi sembra una cosa normale; ma pensiamo a chi per primo, duemila e più anni or sono, ci arrivò da solo! È una leggenda che la scoperta sia avvenuta mentre Archimede faceva un bagno e che egli sia uscito sulla strada... come si trovava, gridando: Eureka! cioè Ho trovato! Certo, Archimede avrà trovato con studi rigorosi, chiudendosi per giorni nella sua stanza, dimenticando di mangiare e di dormire, come spesso gli accadeva. Probabilmente stava ricercando la soluzione di un problema postogli da Gerone, cioè la vera composizione di una corona d'oro, che si sospettava non fosse d'oro purissimo. In ogni modo, questo non ha molta importanza: quello che conta è la grande scoperta di Archimede, di questo antico, solitario uomo, che i suoi concittadini ritenevano un tipo un po' strambo, e che diede una formidabile spinta al sapere dell'uomo.

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