Un uomo preistorico

 

NON ne conosciamo il nome, non sappiamo esattamente né dove né quando sia vissuto, né che cosa, di preciso, abbia fatto.
Vogliamo narrarvi la vita di un uomo della preistoria, di un uomo qualunque, vissuto in quel tempo lontano. Egli rappresenterà, nel nostro elenco dei personaggi, tutti quei grandi della preistoria di cui non sappiamo nulla: lo scopritore della pietra focaia, dell'ossidina, del sale da cucina, il primo navigatore, il primo che impiegò un animale nei trasporti, il primo che costruì una ruota, l'inventore dell'ago, del telaio per tessere, dell'arco, della zappa, della tecnica per lavorare l'argilla... Poiché di essi nessuno sa nulla, vi narreremo la vita di un uomo qualsiasi, un personaggio immaginario, la cui vita è però simile a quella di un gran numero di uomini preistorici realmente esistiti.

LA BREVE GIOVINEZZA
Possiamo supporre che il nostro uomo sia nato in una località dell'Europa centrale, per esempio la Francia, fra i
20 000 e i 10 000 anni fa. Siamo dunque verso la fine delia preistoria. Chi fossero i suoi genitori lo sapeva egli stesso solo in parte; nel senso che conosceva bene solo la propria madre, che lo aveva nutrito, riscaldato, vestito, portato sulle spalle durante le lunghe migrazioni della tribù. Il ricordo del padre era invece vago ed incerto; la sua immagine non si distingueva da quella di tutti gli altri uomini della tribù; questi vivevano una vita quasi in comune fra loro, separata da quella delle donne e dei bambini; erano i cacciatori e costituivano la forza e l'intelligenza della tribù. Erano essi che procuravano il cibo per tutti, affrontando le belve e le mandrie selvagge, essi che decidevano e guidavano le migrazioni, essi che si scontravano e combattevano contro le bande dei predoni. La debole folla delle donne e dei figli viveva umile e rassegnata al seguito , alle dipendenze degli uomini validi. E i vecchi? Vecchi non ne esistevano. La vita era così dura e così piena di rischi che ognuno moriva ancora nel pieno degli anni. Il nostro piccolo protagonista crebbe, vivendo in comune con gli altri fanciulli della tribù, in attesa del gran giorno in cui anch'egli sarebbe divenuto un uomo, un cacciatóre. Intanto osservava gli uomini in ogni occasione, per imparare tutto ciò che sapevano fare. Osservare gli adulti, seguirli, imitarli, era la sua unica scuola.

LA SCUOLA DELLO STREGONE
Eppure c'era nel villaggio un uomo che, in certe occasioni, si occupava dei fanciulli. Era lo stregone, un uomo diverso dagli altri; non era un cacciatore eppure era stimato più dei cacciatori stessi, perché sapeva cose che gli altri non sapevano e aveva poteri strani: poteva rendere proficua la caccia trafiggendo, prima, un'immagine della preda, possedeva i talismani contro le malattie, comprendeva i movimenti delle stelle, sapeva tenere il conto delle lune e delle stagioni, ricordava tutta la storia della tribù, dirigeva i riti e le feste.
Quando il nostro fanciullo fu giunto all'età adatta per essere ammesso fra gli uomini, io stregone lo prese con sé, assieme ai suoi coetanei; lo condusse in una caverna nella quale non era mai entrato prima. Le pareti e la volta erano coperte di dipinti raffiguranti uomini e animali, come antilopi, bisonti, cavalli. Nelle nicchie della roccia erano collocate strane statuette a forma di donna. Là lo stregone teneva la sua scuola ; là il nostro gióvane apprese quali sarebbero stati i suoi poteri, i suoi diritti i suoi doveri futuri. Ma prima occorreva affrontare delle prove, per dimostrare che era coraggioso e non temeva il dolore; che era degno, insomma, di essere ammesso fra gli uomini. Le prove furono brillantemente superate. E un giorno, nel corso di una solenne cerimonia che veniva accompagngta da danze sfrenate e da'riti misteriosi, lo stregone, che si era rivestito con una pelle di animare, proclamò solennemente che la tribù aveva acquistato un nuovo cacciatore.

LE CACCE
Dura, terribile era la vita dei cacciatori dell'età paleolitica. Sempre in cerca di cibo, sempre in lotta contro, il freddo, la pioggia, l'intrico della foresta, le insidie della natura; le frane,' i macigni che cadono, le inondazioni. Brevi momenti di riposo c'erano solo dopo una caccia particolarmente fortunata; allora anche il nostro protagonista, come tutti i suoi colleghi, si rimpinzava talmente di cibo che per ore e ore non era più in grado di muoversi. Poi di nuovo al lavoro: a battere selci per modellare asce, lance, coltelli, foggiare bastoni; a legare con le budella degli animali gli utensili di pietra ai manici di legno. E le mani dolevano quando si lavorava nel freddo dell'inverno, e le dita sanguinavano per i graffi e i tagli... in ogni stagione.
C'erano le donne, che erano di aiuto. Ma quanto lavoro gravava anche su di loro! Custodire e allevare i figli, raccogliere radici e frutti commestibili, far provviste di legna per il fuoco e mantenerlo acceso, cucinare i cibi, affumicare quelli di riserva per l'inverno, conciare le pelli, confezionare gli indumenti e le calzature, trasportare le masserizie durante le migrazioni. Anche il nostro personaggio ebbe la propria moglie; anzi, probabilmente, più d'una. Ed ebbe moltissimi figli: perché i figli costituivano la speranza e la forza della tribù, per il tempo in cui i cacciatori di adesso non avessero più avuto la forza di procurare il cibo per tutti; e, dei molti figli che nascevano, pochi divenivano adulti, poiché la mortalità infantile era enorme. Ma anche la gioia di una vecchiaia tranquilla fu purtroppo un bene quasi sconosciuto agli uomini dell'età della pietra...

UN TUMULO DI PIETRA
A quel tempo veniva presto la fine. Rari erano coloro che superavano i quarant'anni. Anche il nostro protagonista morì, dunque, appena passata la giovinezza: morì sotto gli artigli di una belva, o ferito per una caduta da un albero, o logorato dalle fatiche, o... divorato dalle tribù antropofaghe del Nord? I compagni gli fecero certo dei solenni funerali, come si conveniva ad ogni valoroso cacciatore. Il suo corpo fu tinto di rosso con polvere d'ocra, per ridargli il sangue che aveva perduto; le sue gambe furono legate, perché non potesse tornare a molestare i vivi; poi, con le ginocchia ripiegate sul petto, fu deposto in una buca, nell'atteggiamento di uno che dorme. Attorno gli furono deposti le sue armi e i suoi strumenti di pietra, perché li usasse nell'aldilà. Poi tutto fu coperto con un rozzo tumulo di pietra.

(1) Confucio
(2) Dracone
(3) Cervantes
Miguel
(4) Albert Einstein
(5) Alcibiade
(6) Alessandro
Magno
(7) Alessandro
Manzoni
(8) Alessandro
Volta
(9) Alexander
Humboldt
(10) Amerigo
Vespucci
(11) Andrea
Cesalpino
(12) Annibale
(13) Antoine Lavoisier
(14) Antonio
Pigafetta
(15) Antonio
Stoppani
(16) Ariberto
D'Intimiano
(17) Aristide
(18) Aristotele
(19) Assurbanipal
(20) Attila
(21) Augusto
(22) Averroè
(23) Bartolomeo
Colleoni
(24) Bartolomeo
Diaz
(25) Benvenuto
Cellini
(26) Bonifacio VIII
(27) Buddha
(28) Cavour
(29) Carlo Alberto
(30) Carlo Forlanini
(31) Carlo Magno
(32) Carlo Martello
(33) Carlo Marx
(34) Carlo V
(35) Carlo XII
di Svezia
(36) Caterina
di Russia
(37) Cesare Battisti
(38) Cesare
Beccaria
(39) Cesare Borgia
(40) Charles Darwin
(41) Cincinnato
(42) Claudio Galeano
(43) Claudio
Tolomeo
(44) Cola Di Rienzo
(45) Conte di
Carmagnola
(46) Il conte Verde
(47) Costantino
Imperatore
(48) Dante Alighieri
(49) David
Livingstone
(50) Davide
e Salomone
 

>>> pagina 2

>>> pagina 3

>>> pagina 4

 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 6-10-2014