Publio Cornelio Scipione detto l'Africano

 

PUBLIO CORNELIO SCIPIONE, detto l'Africano, fu il più grande di tutta l'illustre famiglia degli Scipioni; conquistò la Spagna, salvò Roma dal mortale pericolo cartaginese, fece della sua città la più grande potenza del Mediterraneo, contribuì validamente al dominio romano sull'Oriente.
Quando Scipione era giovane, mentre già si faceva onore combattendo valorosamente contro le truppe cartaginesi condotte in Italia da Annibale, la Repubblica romana aveva il dominio sopra una piccola parte dell'Italia e si trovava minacciata sul suo stesso territorio da un temibile nemico. Alla sua morte, Roma era già la più potente città del mondo, padrona assoluta del Mediterraneo e pronta a consolidare e a governare un vastissimo impero.

LA VITA
Publio Cornelio Scipione nacque nel 235 avanti Cristo da Pomponia e da Publio Scipione. Iniziò ben presto la carriera politica e nel 213 venne eletto edile curule. Nel 211 il padre e lo zio caddero combattendo i Cartaginesi in Spagna e il giovane Scipione ebbe l'incarico dal Senato di proseguire la guerra in Spagna col grado di proconsole. Benché giovane, egli dimostrò subito un notevole ingegno militare. Nell'anno 209 mise in atto un piano Busto in marmo di Publio Cornelio Scipione detto l'Africanoaudacissimo, quasi temerario: assalire di sorpresa Cartagèna, la città che i Cartaginesi avevano fondato in Spagna, potentemente fortificata e inespugnabile. In quel momento Cartagèna era presidiata da pochi soldati poiché il grosso dell'esercito cartaginese, sicuro della scarsa efficienza dei Romàni, era accampato lontano a svernare sulle rive del Tago. Scipione seppe infondere disciplina e coraggio nei suoi soldati e li portò alla conquista della città. La vittoria dei Romani venne accolta a Roma con grande gioia; il Senato allora prolungò il comando della Spagna al giovane condottiero.
In meno di quattro anni Scipione riuscì a liberare la Spagna dai Cartaginesi e a farne una conquista romana. Nel 205 il giovane generale tornò a Roma. Aveva in animo un altro disegno coraggioso: fiaccare la potenza cartaginese portando la guerra sul suolo africano. Il Senato era contrario a un simile progetto, ma dovette cedere alle richieste insistenti del popolo che vedeva nel grande generale l'unico uomo capace di combattere l'invincibile Annibale. Il popolo ebbe ragione: Scipione portò la guerra in Africa costringendo Annibale a lasciare l'Italia. Nella famosa battaglia di Zama, del 202 a. C, Scipione riportò una schiacciante vittoria. Era la prima volta che il geniale generale cartaginese veniva sconfìtto. Roma era salva. Poteva ora iniziare la sua politica di espansione al di là della penisola Italiana. Negli anni successivi Scipione diresse la guerra in Oriente contro Antioco d'Asia e riuscì ad imporre la tutela di Roma alle popolazioni di Siria e di Grecia.
Negli ultimi anni della sua vita, Scipione venne accusato da molti nobili e dal Senato, invidiosi e timorosi della sua popolarità, di essersi appropriato di denaro tolto ai nemici. Amareggiato contro i suoi concittadini, egli allora lasciò Roma e si ritirò in una villa presso Literno, in Campania. Là morì nell'anno 183, a soli 52 anni di età.

UN'ILLUSTRE FAMIGLIA
Quasi tutti i numerosissimi rappresentanti della nobile famiglia degli Scipioni ricoprirono alte cariche politiche e militari. Scipione l'Africano fu il più grande di tutti, Grandi onori meritò anche Scipione l'Emiliano, il valoroso generale che vinse definitivamente i Cartaginesi nella terza guerra punica (146 a. C). Il cognome Scipio fu proprio della gens Cornelia, esso apparve per la prima volta nel secolo IV avanti Cristo. La famiglia coi suoi rami decadde verso la fine della Repubblica e pare che si sia estinta totalmente all'inizio dell'Impero.

(156) San Benedetto
(157) San Francesco
(158) San Giovanni Battista
(159) San Giovanni Bosco
(160) San Paolo
(161) San Pietro
(162) Sant'Agostino
(163) Sant'Ignazio
(165) Scipione
l'Africano
(166) Socrate
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014