San Francesco d'Assisi

 

Non c'è italiano che non si sia commosso nella cripta della basilica di Assisi dove riposano le spoglie del Santo più popolare del nostro paese e Assisi stessa nelle sue viuzze, nelle piazzette, sulla facciata delle antiche case medievali, respira con commozione l'aria in cui operò e visse l'umile Francesco.
Il Santo nacque ad Assisi nel settembre del 1181 da un ricco mercante di stoffe e da una donna originaria della Provenza, in Francia. A vent'anni nel 1202, come tutti i giovani di buona famiglia del paese, si trovò a combattere contro i Perugini, ma fu catturato e rimase prigioniero un anno. Se Francesco aveva sognato le imprese cavalieresche, non immaginava certo che sarebbe diventato cavaliere di Cristo. Di ritorno dalla prigionia, subì una gravissima malattia che lo condusse a visioni ed estasi mistiche: rimessosi, rinunciò pubblicamente al patrimonio del casato, si coprì di un ruvido saio, tradizionale veste dei soldati medievali e abbandonata la casa paterna, si ritirò presso una chiesa diroccata, appartenente ai Benedettini di Subasio, circondata da una fitta selva. Era la cappella detta della Porziuncola (oggi sotto la cupola della basilica di Santa Maria degli Angeli), una costruzione del X secolo che Francesco restaurò con l'aiuto di alcuni compagni e dove fondò l'Ordine Francescano.
In realtà la chiesa da restaurare era la Chiesa di Dio, la Chiesa universale, travagliata dallo smodato desiderio di ricchezza di molti suoi membri. Francesco comprese che la cura doveva essere drastica e convincente, tale da provocare un ritorno alla semplicità e povertà degli Apostoli. Iniziò, quindi, la sua predicazione, chiamando alla fratellanza universale, alla rinuncia dei beni terreni, alla penitenza. Accorsero giovani e anziani, che Francesco chiamò frati, cioè fratelli, e a cui spiegò la Regola ispiratagli dalla voce stessa di Dio, che nelle sembianze del Crocifisso della chiesetta di San Damiano lo aveva chiamato al suo servizio. Era il 1206 davanti al popolo di Assisi, dichiara: "Ora non dirò più padre mio, Pietro di Bernardone, ma Padre nostro che sei nei celi". La legge che Francesco si impone è rigidissima: rinuncia ad ogni proprietà, divieto di possedere denaro, ricerca della perfezione evangelica, ricerca della salvazione del prossimo con la predicazione, opere di carità, sostentamento con il lavoro.
Nell'inverno del 1209 il poverello con pochi suoi fratelli riuscì a farsi ricevere da papa Innocenzo III per ottenere l'approvazione della Regola, che fu data solo verbalmente. Francesco e i suoi seguaci divennero chierici. Nel marzo 1212 nacque il secondo Ordine, quello delle suore, o sorelle, francescane, all'inizio dette Povere Dame, contemporaneamente alla pronuncia dei voti di una bellissima giovane di Assisi, Chiara degli Offreducci, di 18 anni, che abbandonò il palazzo paterno e raggiunse la Porziuncola. Alle suore Francesco affidò il piccolo convento di San Damiano poco a sud di Assisi. Qui, dodici anni dopo, egli compose il Cantico delle Creature, una delle più limpide espressioni della lirica medievale e qui Santa Chiara, nel 1253, morì.
Nonostante fosse già dolorante per una malattia agli occhi, nel 1219 Francesco volle partire da Ancona con 12 compagni diretto in Egitto, per predicare davanti al sultano Melek el-Khamal. Subito imprigionati, i frati furono altrettanto presto liberati per la loro evidente bontà e innocenza, e ricevuti dal sultano che, pur impressionato dalla parole del Santo, ritenne di non convertirsi per ragioni di popolarità, ma permise che i frati predicassero nel Paese. L'indifferenza degli ascoltatori e l'aggravarsi dei disturbi agli occhi indussero, però, Francesco a ritornare in Italia. Dopo una breve sosta di riposo in una delle isole della laguna veneta (San Francesco del Deserto), il Santo preparò una nuova Regola, convocando a Venezia il capitolo generale dei francescani ma, per l'opposizione di alcuni confratelli, dovette rimaneggiarla. Amareggiato, nell'agosto del 1224 si ritirò, allora, sulla rupe della Verna, una selvaggia montagna dell'Alpe di Catenaia a nord di Arezzo, donatagli dal conte Orlando Cattani di Chiusi in Casentino.
Sulla roccia della Verna, a 1129 m sul mare, fra le valli dell'Arno e del Tevere, Francesco e pochi compagni (Angelo, Masseo e Leone) costruirono delle baracche di tronchi e di frasche dove si ritirarono per periodi di solitudine e di penitenza.
Qui, il 14 settembre 1224, ricevette nelle mani, nei piedi e nel costato le stigmate, le cinque piaghe del Crocefisso. che gli rimasero sanguinanti per il resto della sua breve vita. Francesco non ebbe mai timore di essere viandante lungo le vie del mondo; quasi ogni paese d'Italia conserva un suo ricordo: dalla laguna veneta alla rupestre chiesa sotterranea di San Michele sul Gargano (dove è conservato un piccolo altare presso cui sostò in preghiera, indegno di procedere oltre), da Foligno a Greccio, da Fonte Colombo a Gubbio (dove ammansi un lupo che terrorizzava la contrada), dal lago di Piediluco (dove una tinca venne restituita alle acque), all'Isola Maggiore del lago Trasimeno, dove Francesco trascorse 42 giorni di penitenza, digiunando. Nell'Umbria, nell'alto Lazio, nelle montagne dell'Appennino centrale non tardarono a diffondersi i romitori francescani, molto spesso semplici rifugi all'interno di grotte naturali o baracche di tronchi dove i seguaci del Poverello di Assisi pregavano e vivevano di bacche, di frutta selvatica e dei pochi doni recati loro dai pastori. Alle chiesette di San Damiano, delle Carceri, di Rivotorto dei dintorni di Assisi si aggiunsero quei luoghi della conca reatina dove Francesco aveva operato: Poggio Bustone, La Foresta, Fonte Colombo, Greccio. In quest'ultima località, nel 1223, fece celebrare una messa su un rozzo altare sistemato fra un bue e un asinello, in un romitorio presso un rifugio di pecorai in una foresta impenetrabile di lecci, a memoria della stalla di Betlemme dove Gesù era nato.
Fu la prima ricostruzione del presepe e da qui ebbe origine la tradizione natalizia che è, quindi, un'istituzione tipicamente francescana.
Sopra l'altare della Cappella Bardi in Santa Croce, a Firenze, c'è una tavola di ignoto pittore fiorentino della metà del Duecento, quindi quasi contemporaneo di Francesco, nella quale si vede il Santo che predica agli uccelli, uno dei miracoli più suggestivi del Poverello. Il fatto, secondo i Fioretti, avvenne non lontano da Assisi, fra Cannara e Bevagna. Francesco aveva notato che molti uccelli s'erano dati convegno all'appollaiata all'imbrunire, e volle fermarsi a rivolgere parole evangeliche a quello stridìo di richiami. Ricordò agli uccelli le parole di Gesù: "Guardate gli uccelli del cielo, nessuno li nutre, eppure essi cantano le lodi del Signore...". Disse loro: "Iddio vi pasce e davvi li fiumi e le fonti per vostro bere; davvi i monti e le valli per vostro rifugio, e gli arbori altri per fare il vostro nido... sempre vi studiate di lodare Dio". Il narratore dei Fioretti aggiunge che il santo "molto si meravigliava di tanta moltitudine di uccelli e della loro bellezza e varietà e della loro attenzione e familiarità; per la qual cosa egli con loro divotamente lodava il Creatore".
Dopo aver ricevuto le stigmate, Francesco era convinto che solo l'ardore dello spirito era necessario per diventare l'immagine stessa del Crocefisso. Quaranta giorni di solitudine Francesco passò alla Verna, poi volle tornare in Umbria, ma le ferite ai piedi gli impedivano di camminare, cosicché il conte Cattani gli mandò un mulo; frate Masseo, frate Angelo e frate Silvestro rimasero lassù e ancora oggi vi rimangono i francescani. "Addio, monte degli angeli!" gridò Francesco in un ultimo saluto, certamente sapendo che non vi sarebbe più tornato. Sfinito e dolorante, diceva ai fratelli che l'accompagnavano: "Incominciamo, fratelli, a servire il Signore..." come se iniziasse allora una nuova vita. Giunse ad Assisi privo di forze, sorretto dai suoi frati. Il vescovo lo accolse e lo fece riposare nella sua casa. Qui, era il 1226, egli aggiunse ancora qualche verso al suo Cantico delle Creature: "laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore et sostengono infirmitate et tribulazione..." Quando si accorse che le forze stavano per abbandonarlo, volle essere portato giù a Santa Maria degli Angeli, alla Porziuncola, là dove aveva ricevuto la luce della vera vita. Era ormai cieco, ma durante il trasporto desiderò che i portatori della barella gli girassero il volto verso la sua città natale, alta e luminosa sul colle, e la benedisse. Volle morire nudo, a dimostrazione di lasciare la terra così come vi era giunto. Francesco morì il 3 ottobre 1226, a 44 anni. Era un sabato sera; le campane di Assisi suonarono, si dice, senza che nessuno toccasse le corde.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 11-02-2014