San Benedetto da Norcia

 

DOVE ANDÒ a finire, dopo la caduta dell'Impero, lo stampo dei grandi Romani antichi?
Non ci pare possibile che quegli uomini di carattere fiero, grandi combattenti e abili organizzatori, severi verso gli altri e, ancor prima, verso se stessi, siano scomparsi completamente dalla scena della Storia.
E infatti, nei primi secoli della storia medioevale italiana, ritroviamo ancora qualche personaggio di questo stampo: ora è un filosofo, ora un papa, ora un santo. Sono uomini nati da antiche famiglie patrizie, sopravvissute alle stragi, che conservano ancora il carattere fermo e l'intelligenza quadrata dei loro antenati.
Benedetto da Norcia fu uno di questi: se un uomo simile fosse vissuto qualche secolo prima avrebbe potuto divenire un eccellente prefetto, energico e saggio capo di una provincia dell'impero. Ma le condizioni del tempo in cui visse e prima di tutto la fede in Dio fecero di lui il capo di un ordine monastico; eccolo allora impiegare la stessa energia e la stessa saggezza nello stabilire le norme di vita della comunità religiosa, nel governarla e difenderla.

San benedetto da Norcia da un affresco dell'VIII secoloUNA SINGOLARE GIOVINEZZA
L'anno di nascita di Benedetto non è storicamente certo, ma la tradizione suole collocarlo intorno al 480. Pare confermato, invece, che la sua famiglia fosse di Norcia, una antica città umbra. Abbiamo visto che già all'epoca di Tito Livio era più facile trovare famiglie dai costumi onesti e severi nelle città di provincia che non in Roma. Così dovette essere a Norcia. Da una di queste famiglie nacque Benedetto. Della sua adolescenza non si sa nulla; attorno ai diciassette anni lo troviamo in Roma, ove era giunto per completare gli studi. La capitale attraversava, allora, un periodo di estremo disordine: lotte politiche e lotte religiose senza interruzione e, ovunque, vizi, corruzione, ipocrisia. Disgustato da tutto ciò, il nostro giovane decise di lasciare la città e, accompagnato da una vecchia domestica di famiglia, si recò in un paesetto a una cinquantina di chilometri da Roma. Là vi era una piccola comunità di gente devota, e Benedetto visse, per un po' di tempo, fra loro. Il suo contegno era così esemplare che, presto, i compagni cominciarono ad attribuirgli dei miracoli. Si formò una grande curiosità attorno alla persona di questo giovane norcino, e molti cominciarono a riverirlo e ad ammirarlo. Chiunque altro ne sarebbe rimasto lusingato; ma non Benedetto: egli non desiderava essere vincitore fra gli uomini; egli desiderava essere vincitore di se stesso, cioè formare il proprio carattere, educare la propria volontà, abituare il proprio corpo a tutte le rinunce, a tutti i sacrifìci. Capì che quello non era il luogo adatto per attuare una simile difficilissima impresa. Lasciò tutti, anche la domestica, e peregrinò fra i monti; nei pressi di Subiaco incontrò un pio monaco, al quale confidò il suo proposito. Questi lo accompagnò allora in una caverna nascosta in un luogo selvaggio, nella valle dell'Aniene. Là il nostro giovane trascorse ben tre lunghi anni. Per tutto questo tempo non vide nessuno, non scambiò parola con alcuno, non ebbe nessuna compagnia. Il cibo gli veniva recato, di tanto in tanto, dal fedele monaco, che glielo calava dall'alto per mezzo di una fune; il suo unico abito fu una pelle di capra. Benedetto, per tutto questo tempo, meditò, pregò, pensò, si abituò alla vita più umile, soprattutto imparò a resistere a tutte le tentazioni. E venne il giorno in cui il suo rifugio fu scoperto. Benedetto cominciò di nuovo ad essere l'oggetto dell'ammirazione e della devozione dei Cristiani. Anzi, alcuni giovani del luogo gli chiesero il permesso di vivere con lui la stessa vita monacale. In questo modo si andò formando, attorno a Benedetto, una comunità di religiosi, che a mano a mono si faceva sempre più numerosa.

FONDATORE DI MONASTERI
Fu necessario lasciare la grotta, e stabilirsi in veri, piccoli monasteri. In breve tempo attorno a Subiaco sorsero dodici monasteri, ognuno dei quali ospitava dodici monaci. Ogni monastero aveva un proprio abate, e a tutti presiedeva Benedetto. Fu in questo periodo che il Santo cominciò a studiare e a sperimentare quella Regola di vita religiosa che, poi, doveva dare a tutti i suoi monaci.
La fama di Benedetto si sparse per lungo raggio all'intorno; persino da Roma venivano patrizi per affidare i propri figli al monaco, perché li educasse. Ma tutto ciò non era ancora quello che lo spirito organizzatore di Benedetto desiderava. Quei monaci, sparsi in vari monasteri, sfuggivano al suo diretto controllo; inoltre monasteri così piccoli non permettevano di realizzare quella perfetta e rigida organizzazione alla quale egli aspirava. Benedetto lasciò allora Subiaco e, seguito dai suoi fedeli, si trasferì sul Montecassino, ai confini fra la Campania e il Lazio. Là avrebbe potuto finalmente costruire un monastero dove applicare i" suoi principi. Si trattava di una forte comunità, ben organizzata e disciplinatissima; tutto era così ben ordinato e previsto che l'Abbazia acquistò presto una certa autonomia, anche economica, poiché vi si produceva di tutto. San Benedetto, dunque, trascorse così il resto della sua vita: scrivendo la Regola dell'ordine religioso da lui fondato, governando i suoi monaci, educando i giovani che gli venivano affidati. Come quella delia sua nascita, anche la data della morte non è certa: si crede che essa sia avvenuta nel 543.

(151) Richelieu
(152) Robert Koch
(153) Robert Peary
(154) Romolo
e Remo
(155) Saladino
(156) San Benedetto
(157) San Francesco
(158) San Giovanni Battista
(159) San Giovanni Bosco
(160) San Paolo
(161) San Pietro
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 11-02-2014