Romolo e Remo

 

SOPRATTUTTO nei tempi passati, quando una famiglia era divenuta molto ricca e potente, finiva immancabilmente col mettersi in testa di dover anche appartenere a una nobile stirpe. Desiderosi di nascondere le proprie origini modeste (e magari onorevolissime), si mettevano allora a scorrere gli elenchi degli antenati, nell'affannosa ricerca di un titolo nobiliare di cui potersi vantare. Se lo trovavano, bene, l'ambizione era accontentata; se non riuscivano a trovarlo, allora se lo... inventavano e lo scopo, era quello di sentirsi più grandi agli occhi propri e degli altri, era ugualmente raggiunto.
Così fecero gli antichi Romani. Divenuti i signori del mondo, vollero procurarsi qualche titolo di antica nobiltà, che soddisfacesse il loro orgoglio e li facesse apparire ancora più grandi agli occhi dei popoli sottomessi. Naturalmente dovettero inventarselo di sana pianta perché i loro antenati Latini, benché onesti e laboriosi, non erano che dei rozzi e modestissimi pastori. Ma ci pensarono gli scrittori e i poeti: crearono tante leggende così belle e avvincenti, che i Romani a furia di ascoltarle e di ripeterle finirono col crederle vere essi stessi. I fatti che ora narreremo sono tratti da queste leggende.
la lupa capitolina
I LEGGENDARI FONDATORI DI ROMA
Come sappiamo, il principe troiano Enea, unico superstite della propria città, era approdato dopo molte avventure sulle coste del Lazio. Qui si era stabilito, dopo aver sposato la figlia di re Latino. Il figlio di Enea, Julo, fondò la città di Alba Longa, capitale dei Latini, e ne divenne il re. Trascorsero quattro secoli; otto generazioni di sovrani si succedettero nella città, finché, verso l'VIII secolo prima di Cristo, troviamo sul trono il re Numitore. Egli aveva un fratello, Amulio, il quale complottò contro di lui e lo cacciò dal trono. Numitore aveva una figlia: Rea Silvia, perché essa non potesse avere dei figli, che avrebbero potuto detronizzarlo, Amulio la costrinse a divenire sacerdotessa nel tempio di Vesta. Ma il dio Marte sposò segretamente Rea Silvia, che divenne madre di due gemelli. Come Amulio seppe questo fatto, ordinò che Rea Silvia fosse sepolta viva e i due gemelli annegati nel Tevere. Ma un servo pietoso collocò i gemelli in un canestro, abbandonandoli alle onde. La fragile imbarcazione si arenò presto sulla riva e le grida dei due piccoli richiamarono l'attenzione di una lupa che viveva nella selva vicina. La fiera, anziché divorarli, li allattò e li curò. A ricordo di questo fatto lo stemma di Roma reca appunto una lupa che allatta due bambini; ma qualche leggenda dice, invece, che i due piccoli furono nutriti da una donna soprannominata Lupa. Raccolti in seguito da un pastore, Faustolo, i due gemelli crebbero robusti e coraggiosi. Divenuti uomini, scoprirono il segreto della loro origine; con un gruppo di compagni tornarono in Albalonga, uccisero l'usurpatore e liberarono il vecchio Numitore, loro nonno, restituendogli il trono. Poi decisero di fondare una nuova città, presso il fiume dal quale erano stati salvati. Chi dei due sarebbe divenuto il sovrano? I due fratelli decisero di appellarsi al giudizio degli dei. Chi avesse visto più uccelli volare nel cielo sarebbe stato il prescelto: Remo salì sul colle Aventino e vide per primo sei avvoltoi; Romolo salì sul Palatino e ne vide dodici. La cosa non era chiara. Sorse una disputa fra i due fratelli. Quando Romolo si accinse a celebrare la cerimonia della fondazione secondo il costume dei Latini, Remo, in atto di scherno, attraversò con un balzo il solco appena tracciato. Romolo, indignato e preso dall'ira, lo uccise; poi rivolto ai compagni esclamò: Così morirà chiunque oserà oltrepassare queste mura. In questo modo Romolo rimase l'unico sovrano della nuova città e la chiamò Roma.

LE OPERE DEL PRIMO SOVRANO
Gli storici ci forniscono qualche notizia sulle opere del primo re di Roma. Per prima cosa Romolo fece fortificare il colle Palatino sul quale sorgeva la città. Poi, per accrescere il numero degli abitanti, dichiarò che avrebbe concesso il diritto di asilo, cioè che avrebbe accolto e protetto chiunque fosse venuto ad abitarvi; è certo che molti malandrini, per i quali tirava aria grama nelle vicine città, accolsero con piacere l'impunità promessa da Romolo e si trasferirono in Roma. La vita nella città non doveva essere molto sicura, in quel periodo, e difatti risulta che anche re Romolo se ne andava in giro sempre scortato da una guardia personale di dodici littori. Per arricchire anche la popolazione femminile la leggenda narra che Romolo abbia organizzato il rapimento delle donne di un popolo vicino: i Sabini.
Naturalmente ne nacque una guerra; ma le donne sabine, ormai divenute spose dei Romani, riuscirono a pacificare gli animi. I due popoli, Romani e Sabini, decisero addirittura di fondersi e Romolo dovette adattarsi ad accettare come collega il re dei Sabini, Tito Tazio. Fu un sacrificio di breve durata perché Tito Tazio poco dopo morì. Romolo, rimasto unico re, intraprese le prime guerre vittoriose contro alcune città vicine fra cui Veio. In seguito stabilì i primi ordinamenti dello Stato romano.

LA FINE MISTERIOSA
Romolo regnò per circa quarant'anni. Sempre secondo la leggenda, egli scomparve misteriosamente durante un temporale mentre passava in rassegna il proprio esercito. I Romani pensarono allora che egli fosse stato rapito in cielo dagli dei e che di lassù continuasse a vegliare sulla sua città, come un padre. Lo chiamarono dio Quirino ed in suo onore innalzarono un tempio.

(151) Richelieu
(152) Robert Koch
(153) Robert Peary
(154) Romolo
e Remo
(155) Saladino
(156) San Benedetto
(157) San Francesco
(158) San Giovanni Battista
(159) San Giovanni Bosco
(160) San Paolo
(161) San Pietro
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 11-02-2014