Robert Peary

 

NEL SETTEMBRE del 1909 il Peary Arctic Club riceveva un messaggio con la parola Sun (Sole). Era la parola prestabilita per indicare che il Polo Nord era stato raggiunto. Il messaggio era stato inviato dall'esploratore americano Robert Peary, che aveva portato a termine la sua impresa il 6 aprile 1909. Era la prima volta che un uomo toccava quel punto della Terra! Da molti anni Peary si preparava a questa grande impresa. Aveva tentato più di una volta, ma sempre il freddo e le enormi difficoltà di viaggiare sulla banchisa polare lo avevano costretto al ritorno. Tuttavia Peary non si era lasciato mai scoraggiare e la sua tenacia vinse le avversità naturali. La spedizione di Peary fu facilitata dall'aiuto degli Eschimesi. Per acquistarne la simpatia, imparò a lavorare come loro, apprese i loro sistemi di caccia e di pesca; viveva nelle loro case di ghiaccio, si nutriva e vestiva come loro. Ottenuta l'amicizia e la fiducia degli Eschimesi, Peary ne radunò una settantina, tra uomini, donne e ragazzi e li imbarcò assieme a 250 cani, alle slitte ed alle provviste necessarie per la spedizione polare, sulla nave Roosevelt. Raggiunto il Capo Sheridan, vi formò il quartiere invernale e nel gennaio del 1909 si spinse con 23 uomini, fino al Capo Columbia, il punto più settentrionale della Terra di Grant. Il 22 febbraio iniziò la marcia per la conquista del Polo. L'avanzata sulla banchisa polare si faceva a tappe e per gruppi. Il primo gruppo si fermò alla latitudine di 85° 33'; il secondo a 86" 33' ed il terzo a 87° 47'. Mancavano ancora 250 chilometri alla meta. Da questo punto partì l'ultimo gruppo, comandato direttamente da Robert Peary. Il gruppo era formato da 6 uomini: cioè dal grande esploratore, dal suo servo negro e da 4 Eschimesi. Essi raggiunsero il Polo Nord il 6 aprile del 1909. L'impresa era stata faticosa: le slitte avanzavano giorno per giorno sulla banchisa polare, tra il grande freddo che fiaccava le forze degli uomini e dei cani. Ogni tanto la marcia doveva essere arrestata perché i ghiacci erano interrotti da tratti di mare libero. Ai primi di marzo la spedizione si fermò per sei giorni, finché l'acqua gelò di nuovo e si potè riprendere l'avanzata. Occorse tutto il mese di marzo e buona parte di aprile per raggiungere la meta. Peary aveva portato a termine un'impresa che avevano tentato senza successo diversi esploratori tra i quali, nel 1900, il nostro Duca degli Abruzzi. Peary scrisse nel suo diario: II Polo finalmente! Il premio di tre secoli. Il mio sogno, la mia meta per vent'anni. Mio finalmente! Piantata nel ghiaccio la bandiera americana, dissi a Henson di lanciare con gli Eschimesi un triplice rombante evviva.

LA VITA DI ROBERT PEARY
Robert Peary era un ufficiale della marina americana. Era nato a Cresson, in Pennsylvania, il 6 maggio 1856 ed era stato assunto come ingegnere navale nel 1881. Nel 1886 (Peary aveva allora 30 anni) fece una prima spedizione in Groenlandia, spingendosi con le slitte per 160 chilometri all'interno della grande isola. Nel 1891 l'Accademia delle scienze di Filadelfia gli diede l'incarico di guidare una nuova spedizione fino all'estremo nord della Groenlandia. Durante questa spedizione Peary raggiunse con la slitta l'82° grado di latitudine.
Altre spedizioni in Groenlandia furono organizzate da Peary nel 1893 e nel 1895.
Nel 1897 l'esploratore americano fondò la Società Artica Peary con il preciso scopo di raggiungere il Polo. Tra il 1898 e il 1902 egli organizzò delle basi nella Groenlandia settentrionale e nella Terra di Grant, da cui fece delle spedizioni verso nord. Nel 1898, durante la prima spedizione, Peary subì un congelamento ai piedi e dovette rinunciare all'impresa. Tentò ancora nel 1900, nel 1902 e nel 1905. In quest'ultima spedizione, egli raggiunse 87° 6' di latitudine, superando i primati di Nansen e del Duca degli Abruzzi. Solo nel 1909, all'età di 53 anni, potè raggiungere la meta alla quale aveva dedicato molta parte della sua vita. Tornato in patria, Robert Peary fu accolto con grandi onori e gli venne dato il grado di ammiraglio.
Erano certo onori ben meritati. Premiavano la fede di un uomo che dedicò tutte le sue forze e sopportò con coraggio disavventure, pericoli e sofferenze perché un altro angolo del mondo venisse conosciuto. Oggi il Polo Artico è sorvolato quotidianamente dagli aerei di alcune rotte intercontinentali; e questa è una conquista della
quale, in parte, l'uomo moderno è debitore al grande esploratore. Peary morì a Washington il 20 febbraio 1920, all'età di 64 anni.

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