Regina Vittoria

 

La sovrana dal regno più lungo di tutta la storia d'Inghilterra, Vittoria (Londra 1819-castello di Osborne 1901), fece della monarchia un'istituzione rispettata e popolare proprio mentre stava perdendo il suo ruolo come parte integrante del sistema politico britannico.
Unica figlia di Edoardo, duca di Kent e figlio di Giorgio III, e della principessa Vittoria, figlia del duca di Sassonia-Coburgo, dopo un'infanzia solitaria e appartata salì al trono alla morte dello zio Guglielmo IV (1837), mostrando una personalità improntata da forti pregiudizi, caparbietà e ostinazione. Si appoggiò nei primi anni al primo ministro liberale lord Melbourne; quando questi nel 1839 rassegnò le proprie dimissioni, il suo probabile successore, sir Robert Peel, suggerì alla regina di allontanare dalla corte le sue dame di stampo liberale, ma Vittoria rifiutò. In parte a causa di questa "crisi della camera da letto", Melbourne riprese il suo posto ancora per due anni.
Vittoria, e anche la corte, subirono una forte trasformazione in seguito al suo matrimonio con il primo cugino principe Alberto di Sassonia-Coburgo nel 1840. Anche se il nome di Vittoria oggi sta a ricordare un periodo alquanto austero (era vittoriana), fu Alberto che impose una condotta rigidamente scrupolosa, e fu sempre lui che introdusse uno stretto decoro a corte, dando anche una coloritura conservatrice alla politica di Vittoria e spingendola a un'alleanza con Peel. Vittoria e Alberto ebbero nove figli.
Alberto insegnò a Vittoria a lavorare duro se voleva che le sue idee fossero rispettate dal governo, e durante la vita del principe consorte Vittoria riuscì a costringere i ministri a prendere in considerazione le sue opinioni, intervenendo sempre in ogni argomento. Con la sua opposizione alla politica di lord Palmerston, che incoraggiava i governi democratici sul continente, per esempio, fu in parte responsabile del suo allontanamento dal ministero degli Affari Esteri nel 1851. In particolare sulla questione dell'indipendenza italiana il contrasto con Palmerston, primo ministro dal 1855 al 1865, fu assai acuto: Vittoria cercò di far prevalere una politica austrofila, a cui non erano estranee le tradizioni e le parentele del consorte Alberto, in occasione della crisi e della guerra del 1859, opponendosi alle annessioni sarde e all'impresa garibaldina in Sicilia, appoggiata invece dal suo primo ministro. Si occupò anche in prima persona della formazione di vari Gabinetti. La sua importanza politica, comunque, si basava principalmente sul fatto che, tra il 1846 e il 1868, i Comuni erano divisi in fazioni e l'intervento regio era necessario per mantenere saldamente unite le coalizioni di maggioranza.regina vittoria
Spesso incline all'autocommiserazione, Vittoria indulse fortemente nel proprio dolore alla morte del marito nel 1861, portando il lutto fino alla morte, apparendo raramente in pubblico e passando la maggior parte dell'anno sull'isola di Wight e in Scozia, dove il suo compagno più stretto fu un austero servitore scozzese, John Brown. Risultato di tutto ciò fu il declino della sua popolarità, e verso la fine del sesto decennio dell'Ottocento ci fu un momentaneo rifiorire dell'idea repubblicana.
Vittoria però riconquistò i favori del suo popolo quando riprese in mano le redini della cosa pubblica. In particolare, si riconquistò la stima dopo aver difeso la politica imperialistica dei ministeri conservatori di Benjamin Disraeli, che l'adulò costantemente e le fece cingere la corona di imperatrice dell'India nel 1876. Al contrario, angustiò William E. Cladstone, il primo ministro liberale, che odiava intensamente perché stava chiaramente indebolendo l'impero. Anche se Vittoria attaccò Gladstone per aver sostenuto la linea democratica, le celebrazioni del suo giubileo d'oro e di diamante negli anni 1887 e 1897 furono la dimostrazione della sua ancora enorme popolarità.
Negli ultimi anni del regno, i suoi tentativi di influenzare le decisioni del governo non ebbero grande rilievo. L'Atto di riforma del 1867, raddoppiando il numero degli elettori, rafforzò l'organizzazione dei partiti ed eliminò la necessità di un mediatore il re appunto per il gioco delle alleanze in seno ai Comuni.
Vittoria morì il 22 gennaio 1901. Le successe il figlio Edoardo VII. Le sue lettere sono state pubblicate in tre serie (1907; 1926-28: 1930-32).

(140) Otto I imperatore
(141) Otto
Von Bismarck
(143) Pierre Laplace
(144) Pietro
e Maria Curie
(145) Pitea
(146) Platone
(147) Raffaello
(148) Re longobardi
(149) Regina
Vittoria
(150) Rembrandt
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014