Platone

 

VI ERA IN ATENE un edifìcio circondato dal verde; aveva ampie sale riservate alle conferenze e altre adibite ad aule di studio; conteneva una ricca biblioteca e un locale dove si conservavano oggetti di interesse scientifico; questo locale era consacrato alle Muse e, perciò, prese un nome che ancora oggi usiamo: museo. Attorno all'edifìcio c'era un ampio giardino, abbellito da fontane e ruscelli; tra le aiuole correvano comodi viali lungo i quali si poteva tranquillamente passeggiare; piccole zone ombrose invitavano alla sosta e alla conversazione.
Il nome di questo luogo tanto bello era Accademia, derivato da Accademo, un antico eroe ateniese. Fu nell'Accademia che Platone, uno dei più grandi filosofi dell'umanità, tenne la sua scuola. Per circa vent' anni questo grand'uomo educò i giovani ateniesi; ma anche gli adulti, in numero sempre maggiore, si recavano ad udire la sua parola. Egli non era solito tenere lunghi discorsi; da Socrate, il suo grande maestro, aveva imparato l'arte di insegnare conversando, cioè interrogando e facendo parlare. Ogni mese i frequentatori della scuola si riunivano, consumavano assieme un frugale banchetto, e conversando e scambiandosi le proprie opinioni rinsaldavano la loro amicizia e rendevano omaggio agli dei della sapienza. Tempi beati, penserà qualcuno, erano quelli in cui non solo i giovani ma anche gli adulti volevano e potevano dedicare buona parte del loro tempo allo studio e alla meditazione! Perché oggi non avviene altrettanto? Bisogna tener conto del modo in cui era organizzata la società greca di allora. Un gran numero di schiavi e di umilissimi lavoratori eseguiva tutti i lavori manuali e di ordine pratico necessari allo svolgimento della vita. In questo modo ad una intera classe di cittadini era possibile condurre una vita quasi priva di preoccupazioni materiali. In essi perciò nasceva facilmente il gusto di dedicarsi a studiare i problemi più alti della vita umana, di interessarsi delle arti e delle scienze, di occuparsi della vita politica della città. A questa parte privilegiata della cittadinanza ateniese rivolgeva la sua parola Platone. Ora che abbiamo un poco raffigurato l'ambiente e la società nei quali egli svolse la sua opera, ci sarà più facile parlare di lui, personalmente.

LA VITABusto di Platone
Platone nacque ad Atene o, secondo alcuni, nell'isola di Egina. Il padre si chiamava Aristone, la madre Perictione; si era nel primo anno dell'88a olimpiade, ossia nel 428-427 avanti Cristo. Come ancora oggi si usa, anch'egli prese il nome dal nonno paterno: e fu quello di Aristocle; il nome di Platone, col quale poi passò alla storia, gli venne dato, un giorno, dal suo maestro di ginnastica, che era rimasto colpito dalla larghezza delle sue spalle; in greco platùs significa infatti largo di spalle, tarchiato. Il nostro Tarchiato fece buon uso della sua robustezza: divenne un ottimo atleta e partecipò ai giochi istmici come lottatore. Non c'è male come inizi, per un filosofo! La sua famiglia era ricchissima e il giovane poté apprendere tutti gli insegnamenti allora in uso, non esclusa la musica. A 20 anni Platone incontrò chi avrebbe influenzato tutta la sua vita seguente: Socrate. Come tanti altri, anche questo giovane rimase conquistato dall'impareggiabile personalità del vecchio maestro. Bevve i suoi insegnamenti, alla sua scuola si quadrò e allargò la mente, divenne, insomma platùs anche di spirito, oltre che di spalle. Seguì il proprio maèstro fino alla sua drammatica fine; al processo si offrì, con gli altri, di pagare l'ammenda. Ma Socrate volle morire; Platone allora prese su di sé l'impegno di rendere immortale la figura del maestro. In tutte le sue opere, ma specialmente nel bellissimo Fedone, espose il pensiero di Socrate e descrisse la sua nobiltà e la sua grandezza.
È merito quasi esclusivo di Platone se noi sappiamo quello che sappiamo di Socrate, il quale, da quel bel tipo che era, non si preoccupò di lasciare scritta una sola riga.
Morto il maestro Platone dovette trovare conveniente cambiare aria. Iniziò così una serie di viaggi: fu in Egitto, dove studiò astronomia, a Cirene per perfezionarsi in matematica, nella Magna Grecia dove frequentò i discepoli di Pitagora. Ma i suoi viaggi più noti sono quelli compiuti in Sicilia, a Siracusa. In questa città egli tentò più volte di creare quella società e quella forma di governo ideali che aveva immaginato e descritto nelle sue opere, specialmente in quella intitolata Repubblica.
Ma tutti i suoi tentativi fallirono: ogni volta dovette lasciare Siracusa minacciato dagli avversari politici; una volta fu persino venduto schiavo e riacquistò la libertà solo grazie ad un amico che provvide a riscattarlo. Decise allora di non occuparsi più attivamente di politica. Aprì in Atene la sua meravigliosa scuola, della quale tutti vorremmo essere stati allievi, e non se ne mosse quasi più.
Non sposò mai, non ebbe quindi alcuna preoccupazione familiare; condusse una vita sobria e frugale; ebbe una felice vecchiaia e morì ottantenne nel 347.

IL PENSIERO
Platone si occupò di tutti i problemi dello spirito, della morale, della politica.
In alcune sue opere cercò di spiegare in quale modo lo spirito dell'uomo, che viene al mondo digiuno di tutto, possa poi conoscere e capire il mondo in cui si trova; parlò di Dio e di quelle che devono essere le sue qualità, descrisse le proprietà della materia e della natura umana. Dettò le norme della condotta morale e immaginò e descrisse minuziosamente come avrebbe dovuto essere organizzato uno Stato perfetto. Platone lasciò numerosi scritti, che si possono così raggruppare: l'Apologià di Socrate (in cui esalta le qualità del suo grande maestro), i Dialoghi (in cui espone le proprie teorie) dei quali i più noti sono Critone, Fedone, Repubblica, e le Lettere.

(137) Odoacre
(138) Oliver
Cromwell
(139) Ottaviano
e Marco Antonio
(140) Otto I imperatore
(141) Otto
Von Bismarck
(143) Pierre Laplace
(144) Pietro
e Maria Curie
(145) Pitea
(146) Platone
(147) Raffaello
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014