Pitea

 

UN GIORNO L'IRA del Signore si abbatterà sulle navi di Tarscisc. Così aveva detto Isaia nel 700 avanti Cristo. Quel giorno venne due secoli dopo e precisamente nel 500, per opera dei Fenici. Con la distruzione della città rivale, la favolosamente ricca e celebre Tartesso (posta forse nei pressi dell'odierna Cadice), i Fenici non dovevano più temere la concorrenza commerciale sulle materie prime che giungevano dalle terre del nord: rame, stagno, oro e ambra. Anzi, per poter essere gli unici fornitori dei preziosi e ricercati materiali presso i clienti del Mediterraneo, posero il blocco alle Colonne d'Ercole (Stretto di Gibilterra). Con l'andar del tempo questa situazione indusse molti mercanti europei a tentare di arrivare via terra nei luoghi d'origine delle materie prime. Ma dove si trovavano precisamente i luoghi di produzione di queste materie preziose? Come venivano ricavate? Da chi?
L'iniziativa venne presa dai mercanti di una delle città marinare più ricche: la colonia greca di Massilia, l'odierna Marsiglia. Essi inviarono al nord una spedizione con l'incarico di osservare, prendere contatti e poi riferire. Venne scelto per questo difficile compito il geografo Pitea, già famoso per alcuni suoi viaggi nell'Atlantico e per numerose opere astronomiche.

Pitea non era né un commerciante né un navigatore, ma piuttosto uno studioso di grande valore. Egli aveva calcolato la latitudine della sua città, aveva compiuto numerose osservazioni sul comportamento delle maree, concludendo, leviamoci tanto di cappello, che le maree sono regolate dalla Luna. Uno storico ha infatti lasciato scritto: Pytheas afferma che l'alta marea è dovuta alla Luna crescente e la bassa marea alla Luna calante.

IL VIAGGIO DI PITEA
Pitea partì da Marsiglia verso il 325 avanti Cristo. Il suo compito era quello di giungere in Britannia (chiamata Albione dai Massilioti) e stabilire se quel lontano e nebbioso paese fosse un'isola o una penisola del continente; doveva individuare il paese d'origine dell'oro nordico, quindi, possibilmente, visitare le regioni più orientali da cui proveniva l'ambra, il misterioso oro profumato. Sembra ora accertato che la prima parte del viaggio sia stata effettuata per via terra. Infatti il blocco cartaginese nello stretto delle Colonne d'Ercole avrebbe reso pericolosa la navigazione.
Pitea attraversò la Gallia percorrendo la strada già da tempo tracciata dai mercanti massilioti dopo il blocco di Gibilterra. La strada seguiva dapprima il corso del Rodano, poi quello della Loira e giungeva a Corbilo, porto sull'Atlantico situate nei pressi dell'odierna Saint Nazaire.
Imbarcatosi, Pitea proseguì verso nord, attraversò il Canale della Manica e costeggiò tutta la costa occidentale della Britannia. Egli era il primo navigatore mediterraneo che si spingesse tanto a nord. Sbarcato sull'isola visitò le miniere di stagno in Cornovaglia, osservò come si estraeva il minerale in gallerie scavate nel terreno, come poi lo si fondeva e lo si martellava per farne lingotti. Nel corso delle sue ricerche visitò anche le isole Shetland e di lì proseguì a nord-est verso Thule, il misterioso paese che gli antichi chiamavano Ultima Thule e che era considerato la zona estrema del mondo settentrionale. Nell'isola di Thule, Pitea potè osservare dei fenomeni molto interessanti. In pieno inverno il dì durava non più di tre ore e poco più a nord dell'isola il mare era come immerso in una densa nebbia e appariva come una massa biancastra e immobile.
Sembra che Thule si possa identificare con la Norvegia. Il fatto che la Norvegia faccia parte del continente mentre Thule era considerata un'isola può avere poca importanza; infatti si sa, ad esempio, che la Scandinavia fu ritenuta isola ancora molto tempo dopo la nascita di Cristo.
Da Thule Pitea costeggiò la costa orientale della Britannia dirigendosi quindi verso sud; ma all'altezza di Dover si volse ad oriente, verso i paesi dell'ambra, cioè quelli bagnati dal Mar Baltico. Costeggiò le rive scogliose dell'Europa settentrionale fino alla zona del grande estuario dell'Elba e toccò le isole Frisone. Certamente non oltrepassò il Capo Skagen. Comunque potè finalmente chiarire che l'ambra aveva un'origine vegetale: proveniva dalla resina colata da piante conifere; non era quindi, come in Europa si credeva e i mercanti nordici lasciavano astutamente credere, una schiuma delle onde marine o il sudore del sole.
Dai paesi dell'ambra Pitea, probabilmente nel viaggio di ritorno, percorse la grande strada nord-occidentale dell'ambra. Essa passava per Amburgo e, attraverso le valli del Reno e della Mosella, raggiungeva quella del Rodano.

Ritornato in patria, Pitea scrisse un libro intitolato Intorno all'Oceano. Quest'opera andò perduta e tutto ciò che si sa intorno a questo grande geografo lo dobbiamo a storici romani e greci che riportarono alcune notizie trapelate casualmente nell'ambiente mercantile. La perdita dell'opera ritardò di secoli la conoscenza delle terre nordiche. Infatti le poche notizie derivate dal libro e tramandate dagli scrittori corrispondono, in buona parte, con meravigliosa esattezza a situazioni reali, e ci permettono di considerare l'autore uno dei massimi geografi e viaggiatori dell'antichità.

(136) Nino Bixio
(137) Odoacre
(138) Oliver
Cromwell
(139) Ottaviano
e Marco Antonio
(140) Otto I imperatore
(141) Otto
Von Bismarck
(143) Pierre Laplace
(144) Pietro
e Maria Curie
(145) Pitea
(146) Platone
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014