Pierre Simon de Laplace

 

QUANDO LAPLACE ebbe 18 anni, partì per Parigi. La capitale rappresentava per quel giovane ambiziosissimo il solo luogo adatto per mettersi in vista e conquistare onori e fama. Aveva in tasca poco danaro, ma possedeva molte lettere di raccomandazione, indirizzate ad alcune fra le maggiori personalità politiche e scientifiche della città. Ingegno ed abilità diplomatica erano qualità che egli possedeva in notevole misura e non gli era stato difficile ottenere tutte quelle raccomandazioni. Molte lettere si rivolgevano ad uno dei più illustri matematici di Francia, Jean d'Alembert. Laplace fece consegnare le lettere al matematico, ma d'Alembert, contrario a quel genere di presentazioni, non vi diede alcun peso, anzi le ignorò del tutto. Laplace non si scoraggiò; non era individuo che sapesse mettersi tranquillamente da parte; egli scrisse in un batter d'occhio una specie di piccolo trattato sui principi generali della matematica e lo inviò al burbero professore. Due giorni dopo d'Alembert mandò a chiamare il precoce giovanotto e gli disse: Signore, io faccio poco conto delle raccomandazioni, ma lei non ne ha bisogno. Ha'dimostrato che è degno di essere conosciuto e le darò il mio appoggio.

LA VITAPierre Simon de Laplace
Pierre Simon de Laplace nacque nel marzo 1749 a Beaumont-en-Auge, piccolo villaggio francese in Normandia. Si sa poco dei primi anni di vita del grande matematico. Forse suo padre era contadino. Laplace aveva uno zio prete che lo fece studiare nella Abbazia benedettina a Beaumont; a 16 anni il giovane entrò in un Collegio di Caen dove dimostrò la sua inclinazione per la, matematica. A 18 anni andò a Parigi e qui, per l'interessamento di d'Alembert, divenne professore di matematica alla Scuola militare. Ben presto il giovane dimostrò di possedere una mente matematica straordinaria. Egli presentava una dopo l'altra all'Accademia delle Scienze relazione su vari argomenti vasti e difficili. Studiò a fondo uno dei problemi allora di grande attualità, la perturbazione dei moti dei pianeti.
Da tempo gli astronomi avevano notato che tutti i pianeti, ma specialmente Giove e Saturno, mostravano nei loro movimenti delle incomprensibili irregolarità; ora ritardavano, ora acceleravano i loro moti. Dopo la meravigliosa scoperta di Newton, della gravitazione universale, sorsero dei dubbi sul costante regolare comportamento di pianeti e satelliti; a pensarci bene c'era da sentire brividi di paura: se le perturbazioni tendevano a sommarsi, qualche pianeta si sarebbe avvicinato troppo ad un altro e, secondo la legge di Newton, ne sarebbe stato attratto; la fine inevitabile era una catastrofe. Lo stesso Newton temeva che l'equilibrio del Sistema Solare avrebbe potuto essere turbato e scriveva che in quel caso sarebbe stato necessario l'aiuto di Dio per rimettere ordine.
Laplace dimostrò, calcoli alla mano, che non c'era nessun pericolo; le irregolarità del Sistema Solare erano piccole imperfezioni che in tempi lunghissimi si correggevano da sole. E si tirò un sospiro di sollievo. Nel 1784 Laplace venne nominato esaminatore alle Artiglierie reali; in quell'occasione ebbe la fortuna di esaminare un aspirante sedicenne chiamato Napoleone Bonaparte. Vent'anni dopo Laplace seppe, con la sua consueta abilità in queste cose, trarre enorme vantaggio da quella relazione.
Laplace divenne membro di accademie e insegnante delle migliori scuole francesi; s'interessò con genialità di svariati problemi scientifici, di chimica, fisica, medicina e, soprattutto, di matematica e astronomia. Scrisse opere complesse e poderose nelle quali dimostrò molte teorie valide tutt'oggi. C'è da dire che molte scoperte scientifiche di Laplace ebbero origine da scoperte anteriori di altri scienziati; molte volte lo scienziato francese copiò e ricavò da diverse parti senza dichiarare né riconoscere l'opera altrui. Ciò non toglie nulla alla sua grandezza, assicurata da scoperte genuine e altissime; ci rivela comunque il carattere cinico e ambizioso di questo uomo il quale usò ogni mezzo per avere onori e cariche. Una delle sue abilità fu quella di saper servire ed ossequiare i capi del momento. In questo modo visse attraverso un tumultuoso periodo della storia francese, meritando soltanto cariche e onori. Nelle tre successive edizioni dei suoi libri si leggono i suoi cambiamenti di opinione.
Nella prefazione dell'edizione del 1796 vi è la dedica al Consiglio dei Cinquecento; nel 1802 si sviscera in lodi sperticate verso Napoleone che aveva abolito quel Consiglio; nel 1812 nuova dedica a Napoleone: ne valeva infatti la pena perché l'imperatore lo nominò conte. Ma ecco il 1814: Napoleone è sconfitto, tornano sul trono francese i Borboni; nuovi inchini ed ecco un bel titolo di marchese. Laplace non fu però cattivo né perverso ; concesse fra l'altro molti aiuti a giovani scienziati poveri. Negli ultimi anni della sua vita passò molto tempo ad Arcueil, in una bella casa dove studiava e riceveva le moltissime personalità che andavano a trovarlo. Morì il 5 marzo 1827, a settantotto anni di età.

(134) Nicola Andrea e Giovanni Pisano
(135) Nicolò Copernico
(136) Nino Bixio
(137) Odoacre
(138) Oliver
Cromwell
(139) Ottaviano
e Marco Antonio
(140) Otto I imperatore
(141) Otto
Von Bismarck
(143) Pierre Laplace
(144) Pietro
e Maria Curie
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014