Nicolò Copernico

 

II 24 maggio 1543, fu consegnato a Niccolo Copernico una copia del suo libro De revolutionibus orbium coelestium libri sex (che si può tradurre I sei libri sulle rivoluzioni dei corpi celesti) che era appena stato stampato a Norimberga dall'editore Giovanni Petrejo. L'avvenimento era eccezionale sia perché questo libro avrebbe avuto un'importanza straordinaria nello sviluppo della scienza astronomica, sia perché Copernico aveva atteso oltre trent'anni prima di decidersi a renderlo noto al grande pubblico dandolo alle stampe. Ma purtroppo egli non ebbe il tempo di rallegrarsene; infatti, era ormai in punto di morte, e sarebbe spirato solo poche ore più tardi, lo stesso giorno.
Copernico aveva studiato a fondo l'Almagesto, il testo fondamentale dell'astronomia antica scritto nel secondo secolo d.C. da Claudio Tolomeo. In quest'opera è delineato un modello dell'universo, chiamato appunto sistema tolemaico, in cui al centro è posta, immobile, la Terra; attorno ad essa ruotano la Luna, il Sole, i pianeti e tutte le altre stelle. Il moto di ognuno di questi corpi attorno alla Terra è descritto in termini matematici.
All'epoca di Copernico, milleottocento anni dopo la pubblicazione dell'Almagesto, il sistema tolemaico era ancora riconosciuto valido universalmente. Ma i movimenti dei corpi celesti descritti da Tolomeo, pur essendo molto complessi, non erano in grado di rappresentare con sufficiente precisione ciò che effettivamente poteva essere osservato nei cieli. Copernico si rese conto che se si abbandona la teoria tolemaica e si ipotizza che siano la Terra (e gli altri pianeti) a ruotare attorno al Sole, e non viceversa, è possibile definire i moti dei corpi celesti in modo più semplice. Egli, però, era anche cosciente del fatto che la sua teoria, che pure era molto ragionevole, avrebbe potuto sconvolgere gli uomini e soprattutto la Chiesa, dal momento che essa toglieva alla Terra (e all'uomo!) quella centralità nell'universo di cui fino a quel momento aveva sempre goduto, mettendo in discussione persino talune affermazioni della Bibbia. Per questo aveva aspettato tanti anni prima di decidersi a pubblicare le sue rivoluzionarie idee.
In realtà, quando il De Revolutionibus fu pubblicato, i suoi contenuti non erano completamente sconosciuti. Infatti, già nel 1512 Copernico aveva fatto circolare all'interno di una stretta cerchia di addetti ai lavori un breve testo, noto come Commentariolus, in cui esponeva gli elementi fondamentali del suo nuovo sistema astronomico. Diversamente da quanto forse si aspettava, i commenti degli studiosi che ebbero modo di leggerlo furono molto positivi. Persino la Chiesa si mostrò interessata alle nuove teorie copernicane: l'arcivescovo Nicola Schònberg, consigliere del papa Clemente VII, incoraggiò Copernico a rendere note le sue teorie chiedendogli addirittura una copia di tutti i suoi scritti. Molti studiosi, ansiosi di conoscere più a fondo le sue teorie, vollero recarsi di persona a Frombork, dove lavorava Copernico. Tra questi vi era un giovane professore dell'università di Wittenberg, Georg Joachim, noto col nome di Retico. Questi, rimanendo a Frombork per ben due anni, tra il 1539 e il 1541, ebbe modo di conoscere in dettaglio il pensiero di Copernico, di cui divenne presto intimo amico. Durante questo soggiorno, Retico scrisse una specie di riassunto del De Revolutionibus, molto più dettagliato del Commentariolus. Fu proprio il successo di questo libro che convinse finalmente Copernico a pubblicare l'opera che avrebbe rivoluzionato la nostra concezione dell'universo.
Niklas Coppernigk (questo è il vero nome di Copernico) nacque il 19 febbraio del 1473 a Torun, una cittadina tedesca appartenente in origine alla Lega Anseatica, ma che da alcuni anni si era messa sotto la protezione del Regno di Polonia. Suo padre, un ricco commerciante originario di Cracovia, morì che Niklas era ancora bambino, per cui egli fu affidato alle cure di uno zio materno, Luca Waczenrode, che era vescovo di una diocesi della Prussia Orientale. Terminati gli studi superiori, Niklas decise di iscriversi all'Università di Cracovia; questa era una delle migliori del Nord Europa, soprattutto per quanto riguardava l'astronomia, che era la materia che nicolò copernicomaggiormente gli stava a cuore. A Cracovia, tra l'altro, egli imparò perfettamente il latino, che era allora la lingua ufficiale della scienza, e latinizzò il proprio nome in Copernicus. Per il suo futuro, lo zio aveva già progetti molto precisi: infatti era riuscito a strappare ad alcuni influenti ecclesiastici la promessa che Copernico avrebbe avuto la nomina di canonico della regione di Frombork. Ma per poter ricoprire la carica, che aveva essenzialmente funzione amministrativa e non richiedeva obbligatoriamente il sacerdozio, erano necessari studi di livello universitario di giurisprudenza e diritto canonico. Così Copernico decise di iscriversi a una delle Università più prestigiose dell'epoca: quella di Bologna.
Giunto in Italia, Copernico non si limitò allo studio della giurisprudenza, ma continuò a coltivare la sua grande passione di sempre: l'astronomia. A Bologna ebbe la fortuna di conoscere Domenico Maria Novara, un illustre astronomo che certamente gli insegnò molto. Copernico divenne in breve un esperto: nel 1500, a Roma, ebbe persino l'onore di tenere una conferenza al cospetto del papa Alessandro VI. L'anno seguente fece ritorno in Polonia per essere solennemente nominato canonico di Frombork. Ma subito chiese, e ottenne, una licenza che gli permetteva di tornare in Italia e proseguire i suoi studi. Fino al 1506 visse tra Ferrara e Padova. A Ferrara gli venne conferito, nel 1503, il titolo di doctor decretorum, cioè di dottore in diritto canonico. A Padova seguì alcuni corsi di medicina. Tornato definitivamente in patria, Copernico visse in compagnia dello zio nel castello di Heilsberg, situato nei pressi di Frombork. Quando lo zio morì, nel 1512 si trasferì nella stessa Frombork, dove abitò sino alla morte, che, come si è detto, avvenne nel 1543. Dopo il definitivo ritorno dall'Italia, comunque, egli spese le proprie energie tra l'impegno nell'amministrazione della regione e la ricerca scientifica e l'osservazione del cielo.
Copernico rese certamente un grande servizio all'umanità, essendo stato il primo ad avere messo in dubbio il sistema tolemaico, che aveva praticamente congelato la scienza astronomica per ben diciotto secoli. Tra l'altro, non bisogna dimenticare che la sua rivoluzione avrebbe avuto conseguenze che oltrepassavano di gran lunga i confini della scienza pura, investendo addirittura il problema filosofico e religioso del ruolo e dell'importanza dell'uomo nell'universo.
Sfortunatamente, però, egli rimase legato all'antica convinzione che i movimenti dei corpi celesti fossero necessariamente circolari. Così, esattamente come aveva fatto Tolomeo, fu costretto a introdurre nella propria teoria un certo numero di artifici, allo scopo di accordarla con quanto gli astronomi potevano effettivamente osservare. Inoltre il suo sistema, al pari di quello di Tolomeo, era esclusivamente geometrico e non fisico; in entrambi, infatti, non esiste una forza motrice, una causa del movimento dei corpi celesti; essi si muovono semplicemente perché il moto circolare è una loro naturale proprietà. Quindi, Copernico compì il primo passo di una straordinaria rivoluzione, senza tuttavia portarla a termine; ma ciò non toglie nulla ai suoi grandi meriti. Il completamento della sua opera sarebbe stato successivamente realizzato da altri due grandi protagonisti della scienza; il tedesco Keplero e l'italiano Galileo.

(128) Michelangelo
(129) Mosè
(131) Napoleone
(132) Napoleone III
(133) Machiavelli
(134) Nicola Andrea e Giovanni Pisano
(135) Nicolò Copernico
(136) Nino Bixio
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014