Niccolò Machiavelli

 

QUESTE frasi ci lasciano, più che stupiti, sgomenti: in primo luogo per l'immagine che esse ci danno del principe medioevale e poi anche per l'impassibilità con cui sono pronunciati così gravi giudizi.
Come il clinico, nelle sue diagnosi, espone senza reticenze i mali scoperti nel corpo di un paziente, così fu per l'autore dei pensieri che abbiamo riportato: visse in uno dei periodi più turbolenti della nostra storia; il suo spirito acuto e indagatore, la sua professione di ambasciatore e osservatore politico presso le corti lo portarono ad osservare attentamente le imprese, le idee, il comportamento di alcuni degli uomini più notevoli del suo tempo. E che vide? Vide che gli uomini più violenti, più astuti e sleali, sempre riuscivano a prevalere sui buoni e sugli onesti. E schiettamente, apertamente, descrisse quanto aveva veduto. Questo clinico, che analizzò la vita politica del suo tempo, che ne scoperse i metodi e li indicò e li descrisse con la precisione e la freddezza proprie dello scienziato fu un italiano: Niccolo Machiavelli, vissuto a Firenze dal 1469 al 1527. Il libro nel quale egli espose queste sue constatazioni si intitola Il Principe, perché, in sostanza, esso indica come un principe debba comportarsi per conquistare e conservare il potere. È un esile libriccino, che costituisce il più geniale, il più grande e famoso trattato di politica che sia stato mai scritto.
Niccolò Machiavelli
LA VITA DI NICCOLO MACHIAVELLI
In un Libro dei battesimi, conservato nell'archivio di Santa Maria del Fiore, si legge: A dì 4 di detto maggio 1469. Niccolo Piero e Michele di messer Bernardo Machiavelli nacque a dì 3 a hore 4, battezzato a dì 4. È l'atto di nascita del grande fiorentino. Era di famiglia modesta; aveva due sorelle, Ginevra e Primavera ed un fratello minore, Totto. Nella giovinezza, secondo l'uso del tempo, studiò gli antichi autori, ma ai poeti prediligeva gli storici, che gli permettevano di studiare le idee e il modo di agire degli uomini. Era di media statura, ossuto e magrolino; i suoi occhi erano vivissimi e la bocca, sottile e serrata, sembrava sempre un poco sogghignare. Non aveva ancora trent'anni quando fu nominato secondo segretario nel governo della repubblica fiorentina, col salario di 128 fiorini. Avrebbe dovuto occuparsi degli affari interni dello Stato, ma ben presto cominciarono ad affidargli incarichi diplomatici presso le corti d'Italia e d'Europa. Fu da Caterina Sforza di Forlì, si acquistò la amicizia di Cesare Borgia, fu per ben tre volte in Francia, presso Luigi XII, andò in Germania alla corte dell'imperatore Massimiliano e fu a Roma, dal papa Giulio II. Sbrigò poi un gran numero di ambascerie presso altre città italiane: Milano, Bologna, Pisa, Pistoia, Siena, Arezzo. Da ogni luogo mandava ai governanti della sua città lettere su lettere, nelle quali dava relazione dell'andamento delle trattative e aggiungeva le sue acute osservazioni sui fatti e sulle persone. Come se ciò non bastasse, fra una missione e l'altra, trovò modo di organizzare una milizia cittadina, che sostituisse quelle mercenarie, infide e costose.
Così si rendeva utile alla sua patria. Ma, nel 1512, sotto la pressione dell'esercito spagnolo, la Repubblica Fiorentina cadeva e la città tornava nelle mani dei Medici. Il cambiamento di governo portò lo scompiglio anche fra i membri dell'amministrazione statale: fra coloro che furono allontanati vi fu anche il nostro attivissimo segretario, al quale fu imposto il confino fuori di città, in una sua casa di campagna, a San Casciano. Fu in questo periodo di ozio forzato che il Machiavelli compose le sue opere più grandi: Il Principe , i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio e una commedia: la Mandragola.
Ma il grand'uomo fremeva per il dispiacere di non potersi più occupare di affari di Stato. E finalmente ottenne che a Firenze si ricordassero di lui: cominciarono ad affidargli di nuovo qualche incarico diplomatico; erano cose da poco, ma purtroppo furono sufficienti per compromettere la sua buona reputazione di repubblicano. Proprio in quegli anni i Medici furono di nuovo cacciati da Firenze e la città tornò ad essere retta da un libero governo; Machiavelli si trovava un'altra volta dalla parte perdente. Nella risorta repubblica il suo antico ufficio di segretario, per il quale aveva lavorato tanti anni con grandissima diligenza, fu assegnato ad altri. Forse per il dolore di questo rifiuto, o anche per l'aggravarsi di un'appendicite cronica di cui soffriva da tempo, Machiavelli in quello stesso anno (1527) morì.
Niccolo Machiavelli è sepolto in Santa Croce a Firenze. Sul suo sepolcro si leggono queste parole: Tanto nomini nullum par elogium. Nicolaus Machiavelli, A un tal nome nessun elogio è pari. Niccolo Machiavelli.

(124) Mario e Silla
(125) Martin Lutero
(126) Robespierre
(128) Michelangelo
(129) Mosè
(131) Napoleone
(132) Napoleone III
(133) Machiavelli
(134) Nicola Andrea e Giovanni Pisano
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014