Mosè

 

Mosè (il suo nome ebraico era Mosheh, da taluno interpretato come "salvato dalle acque", da altri come "figlio di un dio") è stato uno dei pochissimi personaggi della storia dell'umanità di cui la tradizione dice che si trovò a contatto diretto con la suprema divinità. Infatti, si legge in Esodo (uno dei libri che compongono la Bibbia) che sul monte Sinai Dio gli diede le due Tavole della Testimonianza. Ciò avvenne durante i 40 giorni e le 40 notti che Mosè trascorse in perfetta solitudine nel deserto, dopo la fuga dall'Egitto delle tribù di Israele.
Si presume che, quando Mosè nacque, gli Israeliti si trovassero in Egitto da almeno quattro secoli. In quegli anni attorno al 1350 a.C, la corte faraonica si spostò nella regione del Delta del Nilo, dove le tribù ebraiche vivevano e dove facevano pascolare le loro mandrie di bovini, di pecore e di capre. Il faraone Seti I, per costruire la nuova capitale, ridusse in schiavitù tutti gli stranieri e li costrinse a lavorare come manovali per erigere case, piazze, strade, una gigantesca reggia. Ma peggio ancora fece il suo successore Ramses II, il quale, avendo saputo che gli Ebrei erano più numerosi degli Egizi almeno nel Delta ordinò che tutti i maschi appena nati fossero gettati nel Nilo. Mosè neonato fu posto dalla madre in una cesta spalmata di pece e abbandonato, in età di tre mesi, sulle acque del fiume.
Trovato e allevato dalla figlia del faraone, fu allattato dalla sua stessa madre che si era presentata come nutrice, e così visse fino a tre anni con la sorella e Aronne, il fratello maggiore. Poi fu accolto nel palazzo reale e istruito come un principe egizio, ma sempre seppe di essere un ebreo e costantemente rifletteva sulle condizioni di vita del suo popolo.
Successe, un giorno, un fatto gravissimo: avendo visto una guardia egizia percuotere brutalmente un israelita sfinito dalla fatica, Mosè, in un impulso di violenza, lo colpì e lo uccise, nascondendone, poi, il corpo. Ma qualcuno lo aveva visto; allora Mosè se ne fuggì dalla capitale e riparò nel deserto del Sinai. Qui sposò, dopo essere stato accolto in un accampamento di pastori, la figlia di Ietro, anch'egli mandriano, e si diede umilmente a custodirne le greggi. Ma un giorno, su una montagna, improvvisamente si trovò dinanzi a un cespuglio di rovi che bruciava senza consumarsi e sentì la voce di Dio che gli diceva di ritornare in Egitto a salvare il suo popolo.
... il grido dei figli d'Israele è arrivato fino a me gli disse la voce fa' uscire dall'Egitto il mio popolo!" Mosè decise dunque di rientrare nel Delta e condusse con sé la sua famiglia; poco prima di attraversare il Nilo, incontrarono Aronne e insieme chiesero udienza al faraone. Ma Ramses II fu sordo ad ogni richiesta dei due ebrei che gli chiedevano di lasciare partire per l'Asia il loro popolo; anzi, ordinò di raddoppiare il ritmo di lavoro degli israeliti.
Di fronte alla inesorabile legge del faraone, Dio mandò nel fertile paese del Nilo dieci orribili piaghe: dapprima le acque del fiume furono mutate in sangue; poi ci fu un'invasione di rane; poi di zanzare e mosche; si passò, quindi, a una morìa del bestiame, a un'infezione della pelle sulle persone; poi sopraggiunse un periodo di temporali e di eccezionale caduta di grandine; quindi un'invasione di cavallette e, infine, tenebre anche durante il giorno. Ma ciò che finalmente convinse il faraone fu la morte improvvisa di ogni primogenito di ogni famiglia egiziana, compresa quella del faraone stesso. Ramses diede allora ordine di lasciare partire gli Ebrei e la lunga carovana, con bovini, pecore e capre si incamminò verso il mar Rosso. A questo punto il faraone cambiò pensiero e inviò un esercito a sterminare i figli d'Israele; ma costoro passarono, mentre le acque sommersero i cavalli e gli uomini del sovrano egizio.per comando di Mosè le acque del mar Rosso si aprono dinanzi agli ebrei
Mosè aveva steso la mano per aprire le acque e per farle richiudere; ma ora un compito difficilissimo gli si presentava. Attraversare l'accecante distesa del Sinai e salvare dalla fame e dalla sete il suo popolo per condurlo alla terra dei padri. Già all'inizio della marcia nel deserto la gente cominciò a mormorare e a rimpiangere il cibo che i sorveglianti egizi passavano dopo il lavoro nel Delta, e accusarono Mosè di averli spinti alla disperazione. Allora Mosè chiese l'aiuto di Dio e Dio mandò agli Ebrei affamati la manna una sostanza fine e bianca che aveva il sapore di una focaccia col miele. Ma le angustie non erano finite: un forte gruppo di mercanti nomadi aggredì la carovana e si giunse a una durissima battaglia. Fu notato che se Mosè impartiva ordini dell'alto di una collina, gli Ebrei avanzavano, se lui non si faceva vedere, essi si ritiravano. La potenza e la popolarità di Mosè crebbero, dunque, molto e molto aumentò anche la potenza di Aronne suo fratello che aveva guidato i soldati improvvisati contro le schiere dei mercanti, distruggendole.
Giunsero, infine, dopo molte avventure, e dopo aver compiuto un giro lunghissimo per evitare i fortini egizi, ai piedi del monte Sinai, che si trova presso la punta meridionale della penisola omonima.
Qui Mosè sentì la voce di Dio che gli ordinava di salire sulla cima della montagna ove rimase per 40 giorni e 40 notti digiunando e pregando per rendere accetto a Dio l'animo suo e della sua gente. Ma quando ridiscese al campo con le Tavole della Legge che Dio gli aveva dettato, vide che gli Ebrei adoravano un vitello d'oro che avevano chiesto ad Aronne di costruire. Ormai pensavano che Mosè fosse morto o che li avesse abbandonati. Mosè non seppe contenere la propria ira, gettò a terra, distruggendole, le Tavole della Legge e fuse nel fuoco il vitello d'oro. Tornò poi ancora per 40 giorni sulla montagna, macerandosi in una terribile penitenza per chiedere a Dio di perdonarli. Quando, ormai esausto e solo pelle e ossa, ritornò il suo volto era raggiante. Egli recava con sé due nuove tavole di pietra su cui erano incisi i Comandamenti dettatigli da Dio.
Seguendo le indicazioni che Mosè aveva ricevuto, gli Ebrei costruirono un tabernacolo che conteneva l'Arca dell'Alleanza, allestita per conservare e trasportare le Tavole della Legge; costruirono anche un altare e un bacile di bronzo per la purificazione dei sacerdoti. Gli Ebrei ripresero quindi il viaggio, trasportando gli arredi sacri e l'Arca dell'Alleanza, ai cui sostegni si davano il cambio i più forti giovani della carovana. Essi procedevano verso nord, verso la terra di Canaan. Ormai prossimi alla meta, mandarono esploratori in avanscoperta, agli ordini di Giosuè, per riferire come si presentava il paese. Ritornarono portando fichi, uva, melagrane, ma anche la notizia che la gente che vi abitava era robusta e agguerrita. Nuovo scoraggiamento della carovana e nuove rampogne di Mosè; Dio stesso fece udire la sua voce a quegli uomini di poca fede e annunciò che nessuno di coloro che erano usciti dall'Egitto avrebbe visto la Terra Promessa. Mosè fece erigere villaggi di tende ai margini del deserto e lì passarono gli anni di una intera generazione.
Anche Mosè ebbe cedimenti di fede; il suo cuore era amareggiato e il suo corpo stanco. Ma quando sentì venirgli meno le forze (quasi tutti i vecchi provenienti dall'Egitto erano morti) decise di far partire il suo popolo verso il paese di Canaan. Si trovarono di fronte i soldati del paese di Sihon e dovettero combattere disperatamente per passare. Vinsero e ripresero il cammino risalendo un'alta montagna, dalla quale videro il fiume Giordano. Un lungo grido si alzò dalla carovana, inni di giubilo si levarono al cielo. Mosè se ne stava in disparte, stanco, quasi stremato; sapeva che il suo compito stava per finire, come stava per terminare il corso della sua vita: avrebbe salutato tutti per sempre. La gente gli si affollava attorno per rallegrarsi; egli disse loro di radunarsi tutti sul pendio di una collina; avrebbe parlato di lassù. Dio egli disse cammina con voi, siate quindi forti; egli non vi lascerà e non vi abbandonerà. Quando ebbe finito di parlare, volle il suo bastone e si incamminò verso il Monte Nebo; con grande fatica ne raggiunse la vetta e da lì si vedevano le tende e le greggi del suo popolo; si vedeva la marea brulicante di uomini, donne, bambini tutti con il viso rivolto verso di lui, in un ultimo, appassionato abbraccio ideale. Lui li aveva tolti dalla schiavitù, lui li aveva sorretti nei disperati momenti della paura e del dolore. A lui. ora, non era concesso di entrare nella Terra Promessa. Forse qualcuno ricordò l'ira di Mosè quando aveva ucciso il guardiano egizio, forse questo divieto imposto dal Dio d'Israele era il segno dell'espiazione. Mosè morì in silenzio, guardando il nastro d'argento del fiume Giordano, la verde conca dove s'alzavano le bianche mura di Gerico, le lontane acque ramacee del Mar Morto. Secondo la leggenda tramandata dai rabbini, Mosè venne sepolto da Dio stesso in un luogo segreto, così come Mosè, con l'aiuto di Dio, aveva sepolto il fratello Aronne, morto qualche anno prima. Anche nella morte, ci dice questa leggenda, Dio aveva voluto prendersi cura di questo suo forte, eroico, straordinario figlio.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014