Miguel Cervantes

 

La vita di Cervantes ha inizio nel 1547, in una modestissima casa di Alcalà de Henares (nella Castiglia). Suo padre, medico e nobile decaduto con pochi mezzi e sempre in cerca di una sistemazione vantaggiosa peregrinò di città in città: Valladolid, Cordova, Siviglia, Madrid. E qui, nella capitale spagnola, il giovane Miguel riesce a entrare negli ambienti aristrocratici, a ottenere un certo successo come poeta; ma quanto a quattrini nemmeno l'ombra. Coinvolto in un fatto di sangue (è piuttosto pronto all'ira il giovanotto), è costretto a fuggire per sottrarsi alla prigione. Sceglie l'Italia, dove si arruola come soldato nella compagnia di ventura del condottiero Marcantonio Colonna. Ed eccolo in piena azione nel 1571, quando entra a far parte dell'armata cristiana contro i Turchi. Nella battaglia di Lepanto (Grecia) si comporta valorosamente: viene ferito al petto e perde (per sempre) l'uso della mano sinistra per un colpo di archibugio. Si meriterà per questo il soprannome di monco di Lepanto, di cui andrà sempre fiero, considerandolo superiore a un titolo nobiliare.
Intanto ha appreso così bene la lingua italiana da poter leggere (rimanendo letteralmente affascinato) le opere di Dante, Petrarca, Ariosto.
Non ci sono dubbi: la propria patria rimane sempre nel cuore. E così Cervantes, non più attratto dalla vita militare, decide di ritornare a Madrid. Nel 1575 s'imbarca a Napoli, pieno di speranze per il futuro. Ma la nave su cui viaggia viene attaccata da tre imbarcazioni corsare algerine al largo di Marsiglia. Fatto prigioniero, viene condotto in catene ad Algeri.
Nei cinque anni di prigionia tenta ogni mezzo per fuggire, ma non gliene va bene una: appena scappato, viene ripreso e ricondotto in catene, ritenta la fuga con altri compagni di sventura, ma tra questi c'è un traditore e la cosa va in fumo. Nella solitudine della prigionia Cervantes ha il tempo per fare lunghe riflessioni: sulle vicende della vita, sul destino (il suo, non certo roseo), sulla società in genere ecc. Nasce in lui il desiderio di dare corpo a questi pensieri in un'opera letteraria: forse in quel momento va delineandosi il personaggio Don Chisciotte. Nel 1580 Cervantes è finalmente libero (alcuni frati hanno versato il denaro per il suo riscatto) e fa ritorno in Spagna, determinato a dedicarsi all'attività di scrittore. Ma intanto, per guadagnarsi da vivere (nel frattempo ha messo su famiglia), è costretto a fare vari mestieri: commerciante di cereali, esattore delle tasse. Raggirato da truffatori, che fanno ricadere su di lui grossi ammanchi di cassa, viene imprigionato nelle carceri di Siviglia. Gli impegni e gli intrighi della vita quotidiana lo vedono perdente.
Cervantes non aveva nessuna simpatia per i romanzi cavaliereschi (di moda ai suoi tempi), perché, a suo parere, riempiono la testa di vento, fanno credere al lettore sprovveduto che le imprese mirabolanti dei cavalieri siano realtà, e sottovalutano le azioni, forse meno spettacolari, degli autentici eroi. Ma se il Don Chisciotte fosse soltanto una presa in giro di questo genere letterario sarebbe un'opera piuttosto modesta. È invéce un'opera di grande valore letterario e umano, in cui non mancano l'ironia personale, la satira politica e la caricatura della società. Concentrato sul personaggio di Don Chisciotte, il prode cavaliere della Mancia (nella Nuova Castiglia), il romanzo vuole dimostrare che solo con la follia, la follia di un uomo fiducioso e pieno di grandi ideali, si può sfuggire alla schiavitù delle necessità quotidiane, a un mondo fondato sull'ipocrisia e sul predominio dei potenti. miguel cervantes
Appena uscita la prima parte, Don Chisciotte ha un successo strepitoso: le stravaganti avventure del personaggio divertono. Ma, nel 1610, esce a Tarragona una seconda parte delle avventure dell'ormai celebre cavaliere ad opera di un certo Alonso Fernandez de Avellanèda. Tuttavia, questa volta Cervantes non si lascia sopraffare dalla sorte avversa: nel 1615 Cervantes pubblica il secondo volume del suo capolavoro, che getta nell'ombra il rivale e rinnova il successo, e questa volta anche all'estero. Cervantes, tuttavia, può assaporare soltanto le prime battute di questa gloria, perché la morte lo coglie l'anno dopo. Viene sepolto nel convento delle Trinitarie, a Madrid. Ma poco dopo il convento viene trasferito e nessuno si cura di stabilire dove si trovi esattamente la sua tomba.

Cervantes esordì come scrittore di commedie e con il romanzo pastorale Calatea (1585), senza alcun successo. Migliore accoglienza ebbe una raccolta di 12 racconti, Novelle esemplari (1613), in cui sperimentava vari generi narrativi, mentre il successo della prima parte del Don Chisciotte lo spinse a comporre la sua opera più ambiziosa dal punto di vista teoretico, Le peripezie di Persile e Sigismonda (edito postumo nel 1617), romanzo epico in prosa sul modello del Teogene e Lariclea di Eliodoro, storia di ambiente etiopico rinvenuta nel 1534 e diventata il romanzo prediletto degli umanisti colti contemporanei. Tra le altre opere: Viaggio al Parnaso (1614) e una raccolta di "intermezzi" teatrali (1615) di tono umoristico e grottesco.
La fama di Cervantes e il suo posto nella letteratura sono però legati al Don Chisciotte, considerato universalmente come il punto di partenza della narrativa moderna. Il protagonista, un anziano e povero signore di provincia, dopo aver trascorso anni e anni nella lettura di romanzi cavaliereschi, perde ogni contatto con la realtà e si mette a percorrere l'Andalusia per imitare le imprese dei cavalieri erranti. Spinto dall'amore per una contadina da lui ribattezzata Dulcinea e accompagnato da un loquace scudiero, Sancio Panza, va in cerca di avventure da cui ottenere gloria e onore, collezionando clamorosi insuccessi a rischio della propria incolumità fisica.
L'esplicito proposito dell'opera, come spiega Cervantes stesso nel Prologo, risiede nella volontà di distruggere la popolarità dei romanzi spagnoli di cavalleria, costruendone una vera e propria parodia. Don Chisciotte, vecchio e senza particolari doti, è l'opposto della figura tradizionale del cavaliere errante, così come esilaranti sono i suoi tentativi di trattare la gente comune che incontra nelle sue peregrinazioni come personaggi appartenenti al mondo delle sue letture. Ma la carica umoristica non è il solo elemento caratteristico del romanzo, concordemente ritenuto dalla critica uno studio della realtà, che analizza lo scontro dell'idealismo con la quotidianità.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014