Michelangelo Buonarroti

 

QUANDO NEI PRIMI ANNI del Cinquecento Michelangelo Buonarroti espone a Roma la Pietà (una scultura rappresentante la Madonna con Cristo morto sulle ginocchia), tutti gli intenditori d'arte sono d'accordo nel giudicarla un capolavoro.
Non si era dunque sbagliato Lorenzo il Magnifico quando, dieci anni prima, aveva previsto che il piccolo Michelangelo sarebbe diventato un grande artista. Ora egli è considerato nientemeno che il più grande scultore dell'epoca e non ha che poco più di vent'anni. I cardinali e i principi possono ora valersi anche dell'opera del grande Michelangelo per abbellire di statue chiese e palazzi. Ed ecco infatti la prima ordinazione: il cardinale Piccolomini gli da l'incarico di scolpire 15 statue di Santi per il Duomo di Siena. Mentre attende a questa opera, Michelangelo scolpisce un altro capolavoro: il Davide. La stupenda scultura, che rappresenta Davide giovinetto nell'atto di affrontare il gigante Golia, viene collocata davanti al palazzo della Signoria di Firenze. Ma Michelangelo non eccelle solo nella scultura; si è rivelato anche valentissimo pittore, e apparirà grandissimo architetto verso la fine della sua vita.

ALLA CORTE DI GIULIO IImichelangelo Buonarroti
Giulio II è un papa che segue con molto interesse le opere dei grandi artisti.
Così, quando decide di farsi costruire un grandioso sepolcro, pensa di affidare l'esecuzione dell'opera al grande
Michelangelo. Alla corte di Giulio II, dove giunge nel 1505, Michelangelo trova il Bramante, Raffaello, il Sangallo e altri valenti artisti. Per merito di Giulio II, Roma era uno dei maggiori centri artistici d'Europa. Il sepolcro voluto da Giulio II doveva comprendere più di cinquanta statue, lavori in bronzo e ornamenti architettonici : doveva essere insomma un' opera colossale. E Michelangelo si pone subito al lavoro col più grande entusiasmo. Intanto il Papa ha in mente un altro grande progetto: far dipingere degli episodi dell'Antico Testamento sulla volta della Cappella Sistina. E affida a Michelangelo anche quest'altra opera gigantesca. Dispone, anzi, che il grande artista prima dipinga la volta della Sistina e poi si dedichi al monumento funebre.
Dopo alcuni anni l'opera è compiuta: Michelangelo può dimostrare di essere anche sommo pittore. Lo stesso Raffaello deve riconoscerne la superiorità. Essendo morto nel 1513 Giulio II, Michelangelo riprende a lavorare alle statue del sepolcro. Ed ecco nascere la statua del Mosè: la più grande opera della scultura moderna.

GOVERNATORE DELLE FORTIFICAZIONI
Nel 1520 Michelangelo è a Firenze per attendere a una nuova opera: il sepolcro per la famiglia Medici.
Ma ecco che deve interrompere improvvisamente il lavoro: Firenze è minacciata dall'imperatore Carlo V e i Fiorentini lo nominano governatore delle fortificazioni con il compito di fortificare la città. Anche in questo lavoro di ingegneria militare Michelangelo da prova di grandi capacità: le fortificazioni che egli ha fatto innalzare intorno al poggio di San Miniato si mostreranno un ottimo baluardo contro i cannoni di Carlo V.

ARCHITETTO DELLA FABBRICA DI SAN PIETRO
A Roma, dove Michelangelo torna nel 1534 per riprendere il lavoro al sepolcro di Giulio II, l'attende una nuova opera gigantesca. Il nuovo papa Paolo III lo invita a dipingere il Giudizio Universale sulla parete di fondo della Cappella Sistina. Michelangelo accetta e in pochi anni porta a termine un altro stupendo capolavoro. Appena finita quest'opera, Paolo III pensa di valersi del sommo artista per condurre a termine la costruzione della Basilica di San Pietro. All'età di 72 anni, con la nomina di architetto della Basilica di San Pietro, Michelangelo si trova a dover affrontare la prova più ardua della sua vita. Egli sa che da tale opera dipenderà la sua fama come architetto. La morte non gli permise di vedere compiuta la cupola di San Pietro, ma, quando i lavori furono ultimati, essa apparve addirittura come un prodigio architettonico.

IN SANTA CROCE
In vita, Michelangelo aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Firenze. Un suo nipote, temendo che i Romani si opponessero alla traslazione della salma, la trafugò di notte, l'avvolse in alcuni panni e su di un carro la trasportò a Firenze. Da allora (anno 1564), il corpo di Michelangelo si trova nella Chiesa di Santa Croce, ove riposano alcuni tra i più grandi geni dell'umanità.

LE OPERE PIU' IMPORTANTI
Città del Vaticano: Affreschi della Cappella Sistina (Palazzi Vaticani), 1508-12
Cupola della Basilica di San Pietro, 1557-60; Pietà (Basilica di San Pietro)
Roma: Mosè, 1513-16 (chiesa di San Pietro in Vincoli); Piazza del Campidoglio 1546-47;
Milano: Pietà Rondanini (Museo del Castello Sforzesco)
Firenze: Pietà (Duomo); David (Galleria dell'Accademia); Sala di lettura della Biblioteca Laurenziana; Tombe di Lorenzo e Giuliano dei Medici, 1530-34 (Sacrestia Nuova di S. Lorenzo); Sacra Famiglia con S. Gìovannino, detta "Tondo Doni" 1503 ca. (Galleria degli Uffizi)
Parigi: Lo schiavo morente, 1513-16 (Musée du Louvre)
mosè di michelangeloMICHELANGELO SCULTORE
Michelangelo, fin da giovane predilesse la scultura, da lui considerata la prima fra le arti. Non subì l'influenza di maestri più anziani e inventò assai presto una tecnica personale che gli permise di mantenere una grande libertà di spirito, trovando soluzioni originali senza sottostare a regole o all'altrui esperienza. È un'originalità che traspare fin dalle sue prime opere, come il David, in cui si riscontra quel gusto per la figura umana che non lo abbandonerà mai. La figura di David, che concentra tutte le sue forze per abbattere Golia con una fionda (come dice la Bibbia), si appoggia tutta sul lato destro mentre la gamba sinistra accenna il movimento. Questo sbilanciamento, chiamato contrapposto, consisteva appunto nel creare nella figura un'impressione di movimento pur nella staticità della posa, e l'artista ne fa la chiave della sua costruzione. Il braccio destro, lungo il corpo, sembra in riposo, ma il disegno delle vene e le dita piegate preannunciano il gesto imminente. Nello sguardo leggermente minaccioso, fisso allo scopo da raggiungere, si legge la sua tenace volontà. David rappresenta l'uomo del Rinascimento: capace di difendere la propria libertà da ogni sopruso. Quando lavora su un blocco di marmo, Michelangelo vi si pone davanti per vedere emergere il soggetto come fosse un bassorilievo e, per avere le mani libere, indossa un copricapo di cartone al quale attacca una candela per illuminare bene l'opera a cui lavora. La Pietà evidenzia bene il suo metodo. Estrae i corpi da un blocco non molto spesso, togliendo il marmo con lo scalpello, uno strato dopo l'altro. I piccoli fori del trapano delimitano i contorni delle braccia e delle gambe, le striature lasciate dallo scalpello trattengono in un certo senso la luce, i colpi della bocciarda attenuano alcune asperità fornendo un leggero rilievo. La suggestione del non-finito, dove la materia sembra in parte trattenere prigioniera l'immagine ad accentuare il mistero e l'intensità del movimento, è ben visibile nei Prigioni ( schiavi, per la tomba di Giulio II) o nella Pietà Rondanini. Ben rifinite invece sono le sculture delle tombe medicee: la Notte e il Giorno.
MICHELANGELO PITTORE
Non sono un pittore, diceva, ma nella volta della Cappella Sistina svolge per un giudizio universale michelangelomigliaio di metri quadrati, il racconto della Creazione, dove Michelangelo concepisce un sistema architettonico dipinto indipendente dalle pareti, che si sviluppa in un continuo rapporto tra le figure e le architetture. La curvatura della volta è idealmente generata dalle scultoree figure dei profeti e delle Sibille raccolti attorno a nove riquadri con Storie della Genesi. Negli scomparti quadrati, rettangolari. triangolari, negli angoli delle volte (pennacchi) e nelle lunette sopra le finestre trovano posto gli Antenati di Cristo e episodi complementari. Audace, esigente, aiutato da pochi allievi, Michelangelo sceglie subito la tecnica più difficile da eseguire, l'affresco all'italiana, il buon fresco. Il "racconto" biblico si svolge dall'ingresso della cappella fino all'altare. All'inizio i problemi prospettici non sono ben risolti: nell'ebbrezza di Noè e nel Diluvio i personaggi appaiono un po" piccoli e spersi. Poi l'artista modifica le proporzioni dei personaggi: li ingrandisce, dipingendoli di scorcio. Le pennellate si fanno larghe e fluide come nella Creazione dell'Uomo o nella Creazioni degli Astri.
I volumi emergono nel contrasto fra tratti chiari e ombreggiature scure. Come più tardi Rubens, e gli impressionisti, Michelangelo ha compreso che le ombre non sono nere ma colorate. Organizza il suo universo di figure all'immagine di Dio creatore, infondendovi la plasticità della pietra. La rappresentazione dell'Uomo lo appassiona perché gli consente di rendere gli stati d'animo: alcune figure sono stupefatte, altre si interrompono nei loro gesti; Ezechiele è arrabbiato, Geremia triste, Giona spera nella resurrezione. Ogni scena della volta deve essere osservata da più punti di vista per scoprire la potenza della pittura michelangelesca.
MICHELANGELO ARCHITETTO
In architettura Michelangelo è alla continua ricerca di nuove soluzioni. Per essere architetto, diceva, bisogna essere un buon maestro in disegno di anatomia, perché un edificio è un organismo costituito da membra legate le une alle altre.
Nella cappella dei Medici a Firenze tutto è calcolato per sorprendere grazie ai contrasti. Le linee verticali scure sembrano predominare trascinando lo sguardo fino alla cupola, ma il loro slancio è interrotto da vistose fasce orizzontali. A Roma progetta la piazza del Campidoglio dov'è la statua equestre dell'imperatore romano Marco Aurelio.
Partendo da un terreno informe, Michelangelo disegna uno spazio ovale circondato da edifici disposti a trapezio esaltandone l'effetto geometrico con la pavimentazione. A San Pietro salva la grande Fabbrica della basilica di cui nessuno degli architetti migliori del momento riesce a venire a capo. Consiglia di tornare a una pianta centrale con un perimetro organizzato simmetricamente attorno a un elemento centrale rotondo, sormontato da una cupola. Progetta quest'ultima a forma d'uovo, come stirata dalle nervature e sorretta a intervalli regolari da colonne disposte a due a due (geminate). Ma non riuscirà a vederne il compimento.

(119) Marco Aurelio
(120) Marco Polo
(121) Marco
Porcio Catone
(122) Marco
Tullio Cicerone
(124) Mario e Silla
(125) Martin Lutero
(126) Robespierre
(128) Michelangelo
(129) Mosè
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014