Martin Lutero

 

ATTUALMENTE vi sono sulla Terra molti milioni di Cristiani Protestanti. Sono coloro che hanno protestato, ossia si sono ribellati, contro gli insegnamenti della Chiesa cattolica. Questo avvenimento dolorosissimo per la Chiesa di Cristo si è verificato poco meno di cinque secoli fa. Le cause che hanno provocato questo grave episodio sono molte e varie; è interessante però sapere che il promotore e il tenacissimo sostenitore di tale ribellione fu nientemeno che un monaco agostiniano: il tedesco Martin Luterò.

MONACO AGOSTINIANO
Martin Luterò nasce ad Eisleben (in Germania) il 10 novembre 1483. Suo padre, un minatore, si trasferisce l'anno seguente a Mansfeld, per cercar fortuna. In pochi anni raggiunge una certa sicurezza economica, e vuole iscrivere Martin alla più importante scuola di Mansfeld. Ottenuto nell'anno 1501 un premio in danaro per la grande diligenza mostrata negli studi, Lutero può iscriversi all'Università. Furono 4 anni di studio, e dopo egli ebbe il titolo di magister artium (maestro delle arti), cioè professore. Per poter accontentare suo padre, che aveva l'idea di avviarlo ad una carriera più remunerativa di quella del professore, inizio a studiare per divenire avvocato.
Ma non erano quelli i progetti del ventiduenne Luterò. Nel luglio del 1505, fra lo sgomento dei famigliari che non pensavano assolutamente a questa cosa, egli decise di diventare frate. Alcuni giorni dopo, entra nel convento degli Eremiti Agostiniani di Erfurt e nel maggio dell'anno 1507 celebrò la sua prima Messa. L'anno seguente verrà nominato docente di teologia all'Università di Wittenberg.
Giunto a Roma nel 1511, Martin Luterò torna pieno di disgusto: lo sfarzo della Corte del pontefice e la vita agiata di molti ecclesiastici lo scandalizzarono. Decide allora di fare un programma per rimediare a tutte queste esagerazioni. Ma in quegli anni, Luterò comincia ad avere dei gravi dubbi: non si trova sempre d'accordo con l'interpretazione che la Chiesa da del Vangelo.
Ritratto di Martin Lutero quando era novizio
RIBELLE AGLI INSEGNAMENTI DELLA CHIESA
II 31 ottobre del 1517, all'albo della chiesa di Wittenberg, i fedeli non videro affissi i soliti avvisi religiosi. Al loro posto, vi era un manifesto che conteneva 95 tesi di Martin Luterò.
Con esse, il monaco si proponeva due scopi: accusare gli ecclesiastici che non compivano il loro dovere e rendere pubblico il suo pensiero in materia di religione. Intenzione di Luterò era quella di riportare i fedeli e il clero allo spirito primitivo del cristianesimo. Ma egli purtroppo esagerò: nelle sue 95 tesi espresse dei principi completamente contrari a ciò che la Chiesa insegnava da secoli. Impressionato dal fatto che le 95 tesi di Luterò vennero accolte favorevolmente da una gran parte del popolo tedesco, papa Leone X decise di agire con energia: intimò al monaco ribelle di presentarsi a Roma entro 60 giorni, per accusarsi pubblicamente delle eresie diffuse tra i fedeli. Ma Luterò fece sapere che non avrebbe mai rinunciato alle proprie idee.

UNA NUOVA DOTTRINA
Deciso ormai a far trionfare ad ogni costo i suoi principi, Martin Luterò si diede ad elaborare una nuova dottrina, da opporre a quella cattolica. In pochi anni, pubblicò un notevole numero di opere allo scopo di diffondere le sue idee. I principi fondamentali sui quali Luterò basava la sua dottrina erano questi:
1) non c'è bisogno della Chiesa e dei sacerdoti per interpretare le verità della Sacra Scrittura: ogni credente è libero di interpretarle liberamente;
2) non c'è bisogno di compiere opere buone e ricevere i Sacramenti per salvare l' anima: è sufficiente aver fede in Dio. Naturalmente, questi principi comportavano delle conseguenze gravissime: la Chiesa perdeva ogni autorità e i Sacramenti divenivano delle cerimonie senza significato.
Di fronte a così gravi eresie, papa Leone X fu costretto a lanciare contro Luterò la scomunica. Un così garave provvedimento non impressionò affatto il monaco ribelle. Bruciata la bolla di scomunica, egli continuò con più ardore la diffusione della sua dottrina.

IL PROTESTANTESIMO
II popolo, che aveva visto il monaco ribelle scagliarsi contro i ricchi ecclesiastici, lo considerò protettore dei poveri e seguì con fervore le sue idee. Quando nel 1529 l'imperatore Carlo V volle costringere il popolo ad abbandonare la nuova dottrina, esso si ribellò e gli rivolse un'energica protesta. Fu da allora che i seguaci di Luterò presero il nome di protestanti.
Di fronte a un così grande successo delle eresie del monaco ribelle, la Chiesa Cattolica decise di combattere con estrema energia. Papa Paolo III convocò a Trento un Concilio di Vescovi e vi invitò i rappresentanti del Luteranesimo, con la speranza di poterli ricondurre sulla retta via. Ma anche questa volta Luterò fu inflessibile: per dimostrare che il Concilio dei Vescovi cattolici non aveva per lui alcun valore, non volle che i suoi seguaci vi intervenissero. E quando il Concilio si riunì (dicembre 1545), il monaco ribelle proclamò ancor più solennemente i principi della sua dottrina. Da allora, e fino al momento della sua morte (18-2-1546), Luterò non cessò di predicare la sua dottrina, convinto di aver dato l'unica, vera interpretazione del Vangelo.

(116) Maometto
(117) Marcantonio
Bragadino
(119) Marco Aurelio
(120) Marco Polo
(121) Marco
Porcio Catone
(122) Marco
Tullio Cicerone
(124) Mario e Silla
(125) Martin Lutero
(126) Robespierre
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014