Caio Mario e lucio cornelio Silla

 

...i magistrati deliberarono che Mario dovesse essere ucciso. Ma chi avrebbe osato eseguire la sentenza? Si trovò finalmente un soldato cimbro. Mario aveva vinto e sterminato il popolo dei Cimbri: non v'era quindi chi avesse maggior ragione di odiarlo; il barbaro infatti accettò l'incarico: si armò di una spada ed entrò nella stanza ove stava rinchiuso Mario. La stanza era semibuia e parve a quel soldato che gli occhi del generale risplendessero nella penombra. Poi s'udì la sua voce che, alta, senza tremare, esclamò :
— Oseresti tu uccidere Caio Mario?
Al suono di quella voce, a quelle parole che parevano un comando, dal cuore del barbaro svanirono tutta l'ira e tutto l'ardire; subentrarono rispetto e timore. Rimase un poco immobile, esitante, poi fuggì di corsa dalla stanza. Tornò dai magistrati, gettò a terra la spada e gridò loro:
— Non si può uccidere Caio Mario!
I magistrati rimasero allibiti, ma poi si consultarono di nuovo e rifletterono sulla sentenza data; decisero infine che il barbaro aveva detto una cosa vera e mutarono la condanna a morte nell'esilio.
— E preghiamo gli dei — esclamarono — che ci perdonino se scacciamo Mario dalla nostra città.
Chi era, dunque, costui? Era il più grande generale esistito in Roma dopo la morte di Scipione e prima della venuta di Cesare. Benché di origine plebea, riuscì a divenire console per ben sette volte.

caio marioCAIO MARIO
Mario aveva ingegno, onestà, capacità militari ; non ebbe molta cultura perché agli studi preferì sempre la vita degli accampamenti e la gloria militare. Ottenne le sue prime vittorie militari in Africa, nell'anno 105 avanti Cristo. Roma stava combattendo contro Giugurta, il ricchissimo re della Numidia. La guerra si protraeva ormai da alcuni anni e mai giungeva ad una conclusione; ogni qualvolta era messo alle strette, Giugurta si recava personalmente a Roma e qui, corrompendo col suo denaro i più alti funzionari, otteneva condizioni vantaggiose. Mario fu inviato in Africa quale luogotenente del console che comandava l'esercito. Subito si mostrò valoroso e conquistò le simpatie dei soldati. Solo il console, che era un aristocratico, lo trattava con alterigia. Mario allora, offeso, chiese un congedo, ritornò a Roma e si presentò candidato alle elezioni consolari : voleva divenire console egli stesso,
per dimostrare di che cosa fosse capace. Infatti, con l'appoggio della plebe, vinse le elezioni e fu proclamato console ; come se ciò non bastasse, fu affidato a lui stesso l'incarico di condurre a termine la guerra di Numidia.
Mario tornò così in Africa avendo in pugno il comando supremo : in poche battaglie sconfisse definitivamente Giugurta e lo catturò prigioniero. Tornato a Roma, Mario ebbe gli onori del trionfo e Giugurta, in catene, seguiva la sua biga. Anche Mario, durante la guerra, ebbe un luogotenente : il giovane aristocratico Lucio Cornelio Silla che si mostrò abilissimo, soprattutto nel preparare la cattura di Giugurta. Mario non sapeva che, un giorno, il giovane sarebbe stato il suo implacabile rivale.

LE RIFORME MILITARI DI CAIO MARIO
Nell'anno seguente, Mario si dedicò ad una importante riforma dell'esercito romano. Aumentò il numero dei soldati che formavano la legione, portandoli da 4500 a 6000 e abolì la suddivisione su tre file di « astati » « principi » e « triari ». Ripartì la legione in 10 coorti di 600 uomini ciascuna; ogni coorte fu, a sua volta, divisa in tre manipoli (200 uomini) formati da 2 centurie ciascuno. Anche le armi furono modificate : al piccolo e pesante scudo di ferro Mario ordinò che si sostituisse uno scudo più grande e nel medesimo tempo più leggero perché fatto di legno rinforzato con pelle di bue. Ma la più importante delle modifiche imposte da Mario fu quella riguardante la costituzione dell'esercito. Fino ad allora il servizio militare era stato, per i Romani, un diritto del loro stato di cittadini, piuttosto che un dovere. I più poveri ne erano esclusi ed i piccoli proprietari, che ne facevano parte, provvedevano ad equipaggiarsi e ad armarsi a proprie spese. Ma, col trascorrere del tempo, questa categoria di cittadini andò quasi scomparendo; allora Mario autorizzò ad entrare nell'esercito anche i « nullatenenti », come soldati di professione, che naturalmente venivano retribuiti. Scomparve così la bella figura del cittadino che imbracciava «le armi quando la patria ne aveva bisogno e che, conclusa la guerra, ritornava alla sua casa senza esigere alcun compenso. Questi nuovi soldati venivano retribuiti durante il servizio e compensati, al congedo, con assegnazioni di terre.
Questo nuovo genere di reclutamento portò un gravissimo danno all'ordine della repubblica. I nuovi soldati infatti erano grandemente legati da devozione ed interesse ai loro comandanti che li stipendiavano e sotto i quali servivano a lungo. Più che militare per la repubblica essi ora militavano per il loro comandante.
Se questi partecipava alle contese politiche, i suoi soldati erano pronti, per sostenerlo, ad impugnare le armi contro altri cittadini. Lo stesso Caio Mario fu il primo a sperimentare le funeste conseguenze di questo stato di cose.

VITTORIE DI MARIO CONTRO I TEUTONI E I CIMBRI
Compiute le riforme, Mario dovette subito porsi alla testa dell'eserpito per un'altra importante campagna bellica. Già dal 113 due popoli barbari, i Cimbri ed i Teutoni, erano entrati in Italia dalle Alpi orientali. Avevano percorso l'intera pianura padana soffermandosi a lungo ed ovunque depredando ; poi erano passati in Gallia sostando nella ricca e tiepida Provenza. Tutti gli eserciti romani che avevano cercato di ostacolare i loro movimenti erano stati battuti da questi barbari; in una sola battaglia, essi uccisero più di 60 000 Romani. Parve d'essere tornati ai drammatici giorni di Canne; il popolo e il Senato si rivolsero a Mario implorandolo di salvare la patria dal nuovo pericolo. Nel 102 Mario affrontò i Teutoni presso il Rodano e ne fece uno sterminio ; poi raggiunse i Cimbri, in Italia, e ne fece una uguale strage. Più di 100 000 barbari furono uccisi in queste battaglie ed altrettanti fatti prigionieri e ridotti in schiavitù. Tornato a Roma, Mario celebrò un nuovo, più splendido trionfo e fu proclamato « terzo fondatore dell'Urbe » dopo Romolo e Camillo. Anche nella battaglia contro i Cimbri, Mario ebbe a fianco il giovane ufficiale Cornelio Silla. Silla osservava l'agire di Mario e pensava fra sé che egli avrebbe saputo far meglio, ancor meglio.

INSUCCESSI DI MARIO NEL GOVERNO DELLA CITTÀ
Nell'anno 100 avanti Cristo Mario fu eletto console per la sesta volta. Doveva ora governare in pace la sua città, che aveva tanto bene difeso in guerra. Ma s'accorse che era per lui più facile sorvegliare ed esortare i soldati, che far leggi e discutere in Senato; più facile battere i nemici sul campo di battaglia che difendersi dai complotti e dalle invidie dei rivali in politica. I gravi errori commessi gli fecero perdere le simpatie del popolo ; corrucciato si ritirò a vita privata, in attesa di riabilitarsi.

LUCIO CORNELIO SILLAlucio cornelio silla
Una grave ribellione delle popolazioni italiche venne a turbare la vita di Roma negli anni seguenti. Il compito di debellare questi nemici venne affidato a Lucio Cornelio Silla.
Era costui di nobilissima famiglia, d'aspetto signorile e colto. Era ambiziosissimo : in astuzia e potenza non voleva essere superato da alcuno; era generosissimo con gli amici e d'una estrema crudeltà coi nemici. In questa guerra assolse molto bene il compito affidatogli, tanto che, in seguito, il Senato pensò di ricorrere a lui, invece che a Mario, per un'altra più importante impresa : la guerra contro Mitridate, in Grecia. Mario non potè sopportare questo affronto e, mentre Silla, in Calabria, stava organizzando l'esercito, ottenne che il Senato gli revocasse la nomina. Furioso, Silla, fece ritorno a Roma ; ma si fece seguire dai suoi soldati. I soldati di Mario e quelli di Silla si scontrarono alle porte di Roma. Era l'inizio d'una guerra civile. Vinsero i sillani e in questo modo Siila divenne padrone di Roma. Egli disponeva di un suo personale esercito e nessuno poteva opporsi alla sua volontà. A questo punto avvenne l'episodio che abbiamo riferito all'inizio ; condannato all'esilio, Mario riparò in Africa. Risistemate le cose in modo a lui favorevole, Silla riprese la spedizione interrotta. Sbarcato in Grecia riportò numerose vittorie, coronandole ogni volta, come era suo costume, con spietati saccheggi.
Ma mentre egli era assente, Mario, con l'aiuto dei suoi fedeli veterani, fece ritorno a Roma. Uccise e scacciò tutti gli amici di Silla e fu il suo turno, questa volta, di essere padrone di Roma. Il suo potere, però, fu di breve durata. Pochi giorni dopo che era stato eletto console per la settima volta, Mario morì. Il potere rimase nelle mani dei suoi fedeli... fino al ritorno di Silla, il quale non si fece attendere.
Ripresa Roma, Lucio Cornelio Silla volle, questa volta, far piazza pulita di tutti i mariani, per non aver più nulla a temere in futuro. Le sue vendette si trasformarono in veri massacri : centinaia di cittadini vennero uccisi per le strade della città. Egli stesso preparava gli elenchi dei nomi di coloro che dovevano essere uccisi : questi elenchi, detti « liste di proscrizione », venivano esposti in pubblico, e chiunque poteva impunemente farsi esecutore della sentenza. Tre anni durò la dittatura di Silla. In questo tempo egli tolse alla plebe tutti i vantaggi che aveva ottenuto dai Gracchi e da Mario e rimise il Senato completamente nelle mani degli aristocratici. Poi si ritirò volontariamente in una sua villa a Cuma, ove, pochi mesi dopo, morì. Le riforme politiche di Silla ebbero breve durata, come quelle di Mario. Ma una cosa era certa : il Senato romano non aveva più alcun potere e non era più in grado di difendere la città dalle ambizioni dei suoi generali. Roma era ormai destinata a passare da una dittatura all'altra finché non fosse sopravvenuta a soffocare la libertà democratica l'instaurazione dell'Impero.

(115) Luigi
Settembrini
(116) Maometto
(117) Marcantonio
Bragadino
(119) Marco Aurelio
(120) Marco Polo
(121) Marco
Porcio Catone
(122) Marco
Tullio Cicerone
(124) Mario e Silla
(125) Martin Lutero
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014