Marco Tullio Cicerone

 

ROMA, 80 AVANTI CRISTO. Silla, il vincitore di Mario, pubblica le liste di proscrizione contenenti i nomi dei suoi nemici: tutti coloro che vi son segnati debbono essere uccisi. Per le vie di Roma regna il terrore: i liberti di Silla girano, di notte, nei vicoli scuri della città e uccidono impunemente i proscritti più ricchi, per farsi assegnare, con qualche pretesto, i loro averi. E nessuno osa accusarli, perché grave sarebbe poi la vendetta. In questo clima di muto terrore, un giovane avvocato, Cicerone, inizia la sua carriera forense. Proprio allora un certo Roscio viene accusato dai sillani di aver ucciso il padre. Nessun avvocato è disposto a difendere il povero Roscio contro tali accusatori. Cicerone, invece, si offre. È facile al giovane oratore dimostrare l'innocenza del suo cliente: tuttavia si sa che, dietro gli accusatori di Roscio, si cela un losco liberto e sicario di Silla, Crisogono, il cui nome, al solo pronunciarlo, riempie di terrore la gente di Roma.
Cicerone, senza alcun timore, lo trae in giudizio e lo accusa di tutte le sue nefandezze.
Così grande è il coraggio di questo avvocato che subito diviene popolare e simpatico a tutti i concittadini. Questa simpatia, questo appoggio, non gli verranno mai meno, per tutta la vita.

CICERONE UOMO POLITICO
Cicerone, nato ad Arpino nel 106, fu eletto console a soli 43 anni. Durante il suo consolato egli dovette lottare a lungo con un terribile avversario: Lucio Sergio Catilina, un ex sillano, che tramava una congiura per impadronirsi del potere. Cicerone scoprì gli intrighi del rivoluzionario e, in una seduta rimasta famosissima, tenuta l'8 novembre del 63 avanti Cristo, lo denunciò apertamente in Senato.
Per aver salvato Roma dalla congiura di Catilina, Cicerone venne chiamato pater patriae (padre della patria). Nel 58, però, vennero per l'oratore tempi cattivi; egli, infatti, con l'elezione di Clodio a tribuno della plebe, dovette fuggire da Roma. Questo Clodio riuscì infatti a far approvare una legge che puniva con l'esilio tutti coloro che avessero condannato a morte dei cittadini romani senza il consenso del popolo. E poiché Cicerone, durante il suo consolato, di catilinari ne aveva mandati a morte più d'uno, toccò a lui per il primo di lasciare la patria: gli fu imposto di allontanarsi da Roma di almeno 500 miglia (km 739); se qualcuno lo avesse incontrato in un luogo più vicino avrebbe potuto ucciderlo impunemente. Tutti i suoi beni furono posti all'asta; ma poiché non si trovò alcun compratore, le case e le ville che egli possedeva furono distrutte. I suoi amici, però, ottennero presto l'abrogazione di tale legge: dopo un anno e mezzo Cicerone potè ritornare in patria. Si trattava ora di farsi risarcire i danni subiti: per ottenere ciò, Cicerone aveva un'arma formidabile: la propria eloquenza. Egli pronunciò infatti in questa occasione una delle sue più memorabili orazioni « Cicero, prò domo sua » (Cicerone, per la sua casa), e raggiunse il suo scopo: le case e le ville gli furono ricostruite a spese dello stato. E si noti che, per ricostruire la villa che egli aveva sul colle Palatino, fu necessario abbattere un tempio, che era stato eretto sui ruderi della prima casa! Tanto facilmente mutavano gli entusiasmi politici del popolo romano, sotto l'impulso di chiunque sapesse, con discorsi, promesse, lusinghe, conquistarne la simpatia! In seguito Cicerone venne eletto proconsole in Cilicia, ma, nell'anno 50 avanti Cristo, mentre infuriava la lotta civile fra Cesare e Pompeo, l'oratore tornò in Roma e si schierò dalla parte di Pompeo. Questa volta non ebbe fortuna, perché fu Cesare a riportare vittoria sul suo cicerone mentre pronuncia una requisitoriaavversario. Al valente oratore non rimase altro, durante la dittatura cesariana, che ritirarsi a vita privata. Ma, dopo le Idi di marzo dell'anno 44, l'ex-console scese nuovamente nell'agone politico: inveì, infatti, con altre sue celebri orazioni (le Filippiche) contro Antonio, il più fedele seguace di Cesare. Anche questa volta Cicerone non ebbe fortuna; nell'anno 43 avanti Cristo, fu raggiunto presso Formia da alcuni sicari di Antonio, che lo uccisero. Pare che l'oratore stesse, in quel momento, compiendo un viaggio in lettiga; i sicari lo chiamarono, egli sporse la testa dal finestrino ed un colpo netto di spada gliela troncò.

CICERONE ORATORE
« Tu hai scoperto e rivelato tutti i tesori dell'oratoria e sei stato il primo ad usarne. In conseguenza di ciò tu ti sei aperto un credito vastissimo presso il popolo romano e hai onorato la patria. Hai conquistato un trionfo più splendido di quello dei più grandi generali. Perché è cosa più nobile allargare i confini dell'umana intelligenza che quelli dell'Impero Romano. »
A pronunciare queste parole in lode di Cicerone, fu nientemeno che Cesare, uno che i confini dell'impero li aveva veramente allargati. Cicerone ci ha lasciato ben 56 orazioni, 864 lettere ed alcune opere filosofiche. Le orazioni di Cicerone piacevano moltissimo al pubblico romano, non solo per la perfezione della lingua, ma soprattutto per il loro brio e la loro vivacità. Tuttavia per conoscere meglio l'animo intimo di Cicerone è necessario leggere il suo vastissimo epistolario. Vediamo così, come il grand'uomo, per quanto ricchissimo, avesse molte preoccupazioni per l'amministrazione dei suoi beni; vi sono anche lettere a carattere familiare e da queste traspare come Cicerone fosse un ospite cordiale, un padre affettuoso e un marito... bisbetico.
Tuttavia la fama letteraria di Cicerone è legata, oltre che alle lettere e alle orazioni, anche alle opere di filosofia. Cicerone, in questi suoi componimenti, non espresse un'idea propria, ma pensò di riassumere i migliori insegnamenti dei filosofi greci. Questo metodo viene chiamato eclettismo (dal greco « eclectikós »=colui che sceglie). Cicerone non fu dunque un geniale filosofo, e neppure, se ben guardiamo, una brillante figura di uomo politico, ma fu certo un grandissimo artista della parola. Il suo linguaggio purissimo, i suoi periodi sonori, il suo modo di esporre chiaro, incalzante, arguto, costituiranno per sempre il modello insuperato del più bel parlare latino.

(113) Ludwig
Van Beethoven
(114) Luigi Galvani
(115) Luigi
Settembrini
(116) Maometto
(117) Marcantonio
Bragadino
(119) Marco Aurelio
(120) Marco Polo
(121) Marco
Porcio Catone
(122) Marco
Tullio Cicerone
(124) Mario e Silla
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014