Marco Porcio Catone

 

LEGGENDO LA STORIA ROMANA, non si può fare a meno di provare un senso di ammirazione per ciò che gli antichi Romani riuscirono a compiere. E quasi sempre si finisce per pensare: ma, insomma, perché questi Romani antichi sono riusciti a compiere imprese memorabili, uniche nella storia? Che cosa avevano di diverso, di superiore agli altri uomini, agli altri popoli? Le risposte potrebbero essere tante; ma una è certamente la seguente: tra di essi vi furono uomini straordinari. Uomini duri e inflessibili come sbarre di acciaio, che compivano il loro dovere senza una sola esitazione, e, se vogliamo, senza riguardi per nessuno. Uomini intelligenti e coraggiosi, che dedicarono tutta la loro vita alla Patria e riuscirono così a farne la più grande potenza dei tempi antichi. Uno di questi uomini fu Marco Porcio Catone.

LA GIOVINEZZA
Marco Catone della gens (famiglia) Porcia nacque a Tuscolo, presso l'odierna Frascati, nel 234 avanti Cristo. Il piccolo Catone (questo era il suo nome, che in lingua sabina significava acuto, intelligente) era figlio di contadini e trascorse l'adolescenza in campagna, dove possedeva un campicello lasciatogli dal padre, morto quand'egli era ancora bambino.
Ebbe una adolescenza difficile, laboriosa, sempre in lotta con la terra aspra e sassosa che forniva a stento il necessario: e questo cominciò a formare il carattere chiuso e ostinato del futuro censore.
A diciassette anni fu chiamato alle armi; partecipò alla campagna militare in Sicilia (quella stessa in cui fu espugnata Siracusa e fu ucciso Archimede); tornato alla sua casetta di collina, riprese la vita di contadino; e quando poteva, giacché si era scoperto un'ottima capacità oratoria, si dedicava a difendere le cause della povera gente. Mentre era immerso in queste occupazioni di avvocato paesano, Catone fu notato da un patrizio romano, Lucio Valerio Fiacco, che lo convinse a trasferirsi a Roma.

A ROMA
E così, nel 209, il giovane contadino dai capelli rossi capitò a Roma, mentre infuriava la seconda guerra Punica. Nella capitale, l'energico Catone fece, come si suol dire, carriera; nel 204 fu eletto questore, e con questa carica partecipò alla spedizione in Africa di Publio Cornelio Scipione, contro i Cartaginesi; nelle elezioni del 198 fu eletto pretore e gli venne assegnata come provincia la Sardegna. Giunto nell'isola, Catone diventò il terrore degli usurai romani che prestavano denaro con un interesse da strozzini agli abitanti che dovevano pagare tasse esorbitanti. Nel 195 fu nominato console e inviato in Spagna con un corpo di spedizione militare. Compì un'ottima campagna, sconfiggendo ripetutamente le tribù nemiche e tornò in patria un anno dopo, accolto con il trionfo riservato ai vincitori; ma rifiutò completamente la sua parte di bottino.
Marco porcio Catone il censore
CATONE CENSORE
A Roma, Catone si dedicò alia lotta politica. Nelle elezioni del 184, egli raggiunse la meta più ambita: la censura. In origine questa era la carica creata per le lunghe e complesse operazioni del censimento quinquennale; in seguito divenne una delle più importanti di Roma, perché conferiva enormi poteri. Spettava infatti ai due censori la ripartizione dei cittadini in classi per l'imposizione dei tributi, la compilazione delle liste elettorali, la nomina dei senatori, l'appalto dei lavori pubblici. Essi giudicavano se una persona fosse degna di essere iscritta nelle liste dei senatori o dei cavalieri o dei cittadini. Questa, come è facile capire, era la carica più adatta per Catone, uomo onestissimo e retto, moralista inflessibile, che pretendeva da tutti onestà e rettitudine. I Romani, effettivamente, andavano perdendo la semplicità e la schiettezza degli antichi costumi sotto l'influsso dei costumi greci. Perciò, Catone Censore represse il lusso e infuriò senza pietà contro i cavalieri indegni, contro i ricchi fannulloni, contro i viziosi.

CATONE POLITICO
Catone, valoroso soldato e integro cittadino, non fu mai un imperialista smanioso di guerre e di espansioni coloniali. Ma, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, ebbe una preoccupazione, un timore assillante: che Cartagine potesse ritrovare la forza di minacciare la potenza di Roma. Nel 157 Catone aveva fatto un viaggio in Africa, partecipando a una ambasceria. Egli notò la formidabile rinascita della eterna rivale. Tornato a Roma, iniziò subito una insistente azione per la guerra contro Cartagine. Divenne famosissimo il suo intercalare « Ceterum censeo Carthaginem esse delendam »: inoltre penso che Cartagine debba essere distrutta.
Ma il vecchio Catone non vide avverarsi il suo desiderio: morì nel 149, proprio quando Publio Cornelio Scipione Emiliano cominciava a porre l'assedio a Cartagine. La sua maschera di cera fu posta nella curia: e il nome del romano che non ebbe mai debolezze passò alla storia con l'appellativo che più gli piaceva: quello di Catone il Censore.

CATONE SCRITTORE
Oltre che poderoso oratore. Catone fu un buon scrittore. Scrivendo di storia, fu il primo a usare il latino (sempre fedele a se stesso!) mentre prima di lui si preferiva il greco. Tra le sue principali opere ricordiamo le Origines, opera storica che trattava delle origini di Roma e di molte altre città italiane, e il De re rustica, sulla coltivazione dei campi. Quasi tutte le sue opere sono andate perdute.

(113) Ludwig
Van Beethoven
(114) Luigi Galvani
(115) Luigi
Settembrini
(116) Maometto
(117) Marcantonio
Bragadino
(119) Marco Aurelio
(120) Marco Polo
(121) Marco
Porcio Catone
(122) Marco
Tullio Cicerone
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014