Marco Aurelio

 

MARCO AURELIO fu uno di quegli uomini che, come suole dirsi, nascono con la camicia. Lui stesso, lealmente, lo riconobbe. Nei suoi scritti infatti leggiamo : Ho un grosso debito con gli dèi. Essi mi hanno dato buoni nonni, buoni genitori, una buona sorella, buoni maestri, buoni parenti e amici, buona quasi ogni cosa della vita. In verità, i suoi crucci li ebbe anche lui, e non lievi, ma, dagli dèi, egli ebbe anche il dono di un carattere buono, paziente e coraggioso, capace di affrontare serenamente i pericolosi momenti che durante il suo governo l'Impero Romano attraversò.

LA GIOVINEZZA
Marco Aurelio nacque a Roma, col nome di Marco Annio Catilio Severo, nel 121 dopo Cristo, da Marco Annio Vero e da Domizia Lucilia. La sua famiglia, illustre per alte cariche pubbliche ricoperte dal padre e dal nonno, era originaria della Spagna. Laggiù i suoi avi avevano acquistata la fama di lealtà e si erano guadagnati il soprannome di Verus (sincero).
Marco rimase orfano del padre a pochi mesi di vita e venne condotto nella casa del nonno, allora console. Nella ricca casa il piccolo venne allevato ed educato con ogni cura. Egli era intelligente e il nonno non lesinò nel dargli buoni e numerosi precettori; ben diciassette! Erano quattro grammatici, quattro retori, due giuristi, sei filosofi e un matematico. C'è da credere che Marco amasse moltissimo lo studio se non uscì matto da tanto consesso di dotti, che si alternavano nei più vari insegnamenti. Ma fin da giovane egli applicava una di quelle massime che scriverà poi nelle sue Meditazioni: Quello che hai intrapreso lo devi fare con forza, sicurezza, come si addice a un romano e a un uomo, impiegando serietà diligente, amore e giustizia, e cacciando dall'animo tuo ogni altro pensiero; devi compiere ciascuna azione come se fosse l'ultima della tua vita.... Si può ben capire come un simile giovane fosse benvoluto da tutti; lo stesso imperatore Adriano, che era spesso ospite nella casa del nonno, aveva grande stima di lui, che chiamava Anhius Verissimus. Egli gli aveva destinato in moglie la figlia di Lucio Commodo, designato erede al trono. Ma poco dopo costui morì; allora Adriano adottò e nominò suo erede Tito Aurelio Antonino (Antonino Pio) con la condizione che questi avrebbe a sua volta adottato il giovane Marco assieme al figlio di Commodo, Lucio Vero. Quando Antonino ascese al trono, adempì alla volontà di Adriano, adottando e poi nominando proprio erede il giovane Marco, che da allora prese il nome di Marco Aurelio Antonino.
busto di Marco Aurlio
ALLA SCUOLA DI GOVERNO
Per ben 23 anni Marco Aurelio visse a palazzo il suo apprendistato al trono. Una bella pazienza, se si pensa all'avidità con cui molti degli imperatori successivi arrivarono al comando dell'impero, e molti col metodo sbrigativo di far uccidere l'imperatore in carica.
Marco continuò la sua semplice vita, alternando gli amati studi con i doveri pubblici. L'esempio che gli veniva da Antonino, uomo onesto e veramente pio, trovò facilmente breccia nel suo animo ben disposto a queste virtù.
Nel 161 Antonino mori, dopo aver designato quale suo erede il figlioccio Marco Aurelio.

19 ANNI DI GOVERNO
Marco Aurelio divenne imperatore a quarant'anni esatti. E cominciò, secondo la sua natura, con un atto di bontà. Egli volle assecondare il desiderio espresso molti anni prima dal suo grande protettore Adriano e chiamò a regnare assieme a lui il figlio di Commodo, Lucio Vero. Nonostante la sua grande intelligenza non aveva capito, o non voleva capire, che bontà e politica non vanno quasi mai d'accordo. Infatti Lucio Vero era ben diverso da lui, e più che aiutarlo, gli creò spesso serie difficoltà. Basti dire che egli amava la vita godereccia e gaudente: i balli, le gare al circo e le allegre compagnie. Marco fìngeva di non avvedersene e mai mosse un rimprovero allo scapestrato collega. Nel momento in cui Marco Aurelio prese il potere, forti eserciti barbarici irruppero entro i confini romani. Dapprima in Oriente, poi ad Occidente e poi, ancora più pericolosi, al Nord. Nel 162 nella Siria i Parti si ribellarono a Roma. Un forte nucleo di legioni venne inviato a sedare la rivolta; il comando fu affidato a Lucio Vero. Ma egli non era purtroppo all'altezza di tale compito. Giunto infatti ad Antiochia, Lucio vi si fermò perdendo tempo in divertimenti e addirittura dimenticandosi delle sue truppe. Marco Aurelio seppe; tracciò, lui, uomo di lettere, un perfetto piano di guerra e lo spedì ad un suo fido generale, che sgominò i nemici. Ma nuove e più gravi notizie giungevano dal nord: Quadi, Marcomanni, Sarmati, avevano passato il Danubio ed invaso i territori romani. Marco Aurelio formò un esercito; poiché molte truppe erano distribuite sulle varie frontiere, l'imperatore dovette riunire gladiatori, schiavi, persino banditi reclutati da ogni parte d'Italia a prezzo d'oro. Lo stesso imperatore vendette vestiti e tesori del suo palazzo. Molti sorridevano al pensiero che quell'imperatore filosofo, per di più gracile, costretto ad una dieta vegetariana, sofferente e malaticcio, si mettesse alla testa di soldati. Ma avevano torto. Non solo egli seppe guidare le sue truppe, ma le portò alla vittoria. Coraggio e forza d'animo erano i suoi alleati. Comandava, vigilava, provvedeva con cura e giustizia ad ogni cosa. Alla sera, prima di coricarsi nella sua semplice tenda, vergava le sue massime; scriveva: Un ragno che ha catturato una mosca è tutto fiero e crede di aver fatto chissà qual cosa, un uomo è fiero di aver catturato una lepre, un altro di aver catturato un Sarmato: tutti, senza distinzione, sono dei briganti.... Ma al mattino dopo, com'era suo dovere, vinceva e catturava nemici. Finalmente, verso la fine del 175, i barbari erano domati. Improvvisamente, prima di poter concludere paci definitive. Marco Aurelio fu chiamato in Oriente da una rivolta, sedata però ancor prima del suo arrivo. Ritornato a Roma, senza aver mancato di visitare ad Atene i maestri delle varie scuole filosofìche, Marco Aurelio accettò, di malavoglia, il trionfo tributatogli per la guerra contro i barbari, e si tuffò subito nel suo lavoro di scrupoloso e giusto amministratore. Ma per poco. Un'altra invasione dei Germani al nord
lo obbligò a ritornare alla testa dell'esercito. Anche questa volta non potè concretare la vittoria definitiva. A Vindobond (Vienna) cadde ammalato, ammalato più del solito. Per cinque giorni rifiutò ogni cibo.
Il sesto si alzò, presentò alle legioni il proprio figlio Commodo, come suo successore, quindi tornò a letto. Si coprì il capo con un drappo e poco dopo morì. Aveva 59 anni. Si era infatti nel 180 dopo Cristo.

(110) Lorenzo
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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014