Marcantonio Bragadino

 

VERSO LA SECONDA META del XVI' secolo, l'Impero Ottomano si trovava finalmente in pace con tutti i popoli stranieri, specialmente col suo più pericoloso nemico: la Persia, II Gran Sultano aveva ora una sola preoccupazione, l'ancor viva potenza della Repubblica di Venezia che occupava territori strategici nel Mediterraneo, quali le Isole Ionie, la Dalmazia e, più grave ancora, Creta e Cipro che rendevano poco sicure le coste turche della Morea, della Siria, dell'Asia Minore, dell'Egitto, Per tali circostanze, venne deciso a Istanbul di riprendere la guerra in occidente, attaccando Venezia proprio nel suo possesso di Cipro.
Nel marzo del 1570, il sultano Selim II mandava a Venezia un ambasciatore con l'incarico di consegnare alla Repubblica questo messaggio: « Vi domandiamo Cipro, che ci darete per amore o per forza. E guardatevi di irritare la nostra terribile spada, perché vi muoveremo guerra crudelissima in ogni parte ».
Il Senato veneziano scelse senza esitare la guerra. Il 18 luglio dello stesso anno, una flotta turca di 348 navi giungeva davanti all'isola di Cipro e vi sbarcava oltre 200 000 soldati. L'esercito turco si diresse su Famagosta, città fortificata, nella parte orientale dell'isola. I Turchi intimarono subito la resa, ma i Veneziani la respinsero e si prepararono alla difesa. Difendevano Famagosta 3 700 soldati italiani e 4 000 greci. Il comandante era il nobile veneziano Marcantonio Bragadino.
Marcantonio Bragadino
L'ASSEDIO DI FAMAGOSTA
La guerra combattuta tra Veneziani e Turchi a Famagosta fu asperrima e tenacissima.
Gli assediati ricorsero ad ogni mezzo per indebolire la pressione del numeroso esercito turco: furono fatte esplodere mine, avvelenate le acque, cosparso il terreno di chiodi, e, soprattutto, sparati innumerevoli colpi di artiglieria. Anche i Turchi ricorsero ad ogni astuzia: scavarono trincee, eressero fortificazioni e torri mobili davanti alle mura della città, bombardarono le case e gettarono al di là delle mura materie incendiarie.
Uno storico dell'epoca, nel riferire gli avvenimenti, scrisse che fu tale lo « strepito da una parte e l'altra ed i fulgori terreni, che pareva che '1 mondo rovinasse ». L'artiglieria di Famagosta era di una precisione formidabile : tutti i cannoni e le torri dei Turchi venivano inesorabilmente colpiti e diverse migliaia di soldati furono uccisi. Purtroppo però, nel mese di maggio cominciarono a scarseggiare le munizioni. Venne perciò ordinato che ogni pezzo non poteva sparare più di trenta colpi al giorno. I Turchi se ne accorsero e assediarono la città ancor più da vicino.
Il 9 luglio 1571, i Turchi prepararono l'attacco generale. Per ben sette volte in sette ore si combattè all'arma bianca. Ogni volta gli assedianti vennero ributtati mentre i cannoni veneziani bersagliavano gli assalitori. Nel frattempo, a Famagosta si erano esaurite anche le riserve di viveri. La popolazione era ormai ridotta alla fame e fu deciso di venire a patti coi Turchi. Il 29 luglio, fallito un altro attacco generale, questi chiesero di parlamentare coi Veneziani e venne trattata una resa ad onorate condizioni. Mustafà Pascià, comandante delle truppe turche, dopo aver concluso questa pace, chiese di poter vedere il valoroso comandante di Famagosta, Bragadino, e i suoi principali collaboratori.

LA MORTE DI MARCANTONIO BRAGADINO
Marcantonio Bragadino si recò al padiglione di Mustafà con un séguito di 300 uomini. Il comandante musulmano li accolse dapprima con molta cortesia, ma poi improvvisamente fece un cenno convenuto e da ogni parte irruppero soldati turchi che si scagliarono sui Veneziani uccidendoli a colpi di scimitarra. Solo Marcantonio Bragadino venne risparmiato. Fu però legato e gli vennero tagliate le orecchie.
Otto giorni dopo, Mustafà Pascià gli chiese se voleva convertirsi alla religione musulmana, ma l'eroico comandante veneziano rifiutò, rimproverando al Turco la sua malafede e crudeltà. Il 15 agosto. Marcantonio Bragadino, con la testa piagata in seguito al taglio delle orecchie, venne condotto su una nave turca, legato ad una tavola ed appeso ad un'antenna. I Turchi lo deridevano invitandolo a guardare il mare per vedere se arrivavano i soccorsi da Venezia. Un'ora dopo Marcantonio Bragadino venne condotto sulla piazza di Famagosta e scorticato. I miseri resti furono mandati a Costantinopoli. Sedici anni dopo, un italiano riusciva a trafugarli e a riportarli a Venezia, dove tuttora si trovano, nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014