Luigi Galvani

 

GIOCHI DI SOCIETÀ per persone intelligenti: così erano considerati, ancora nel XVIII secolo, gli esperimenti sui fenomeni dell'elettricità. L'elettricità appariva un fatto strano, curioso, un poco pericoloso e un poco divertente, ma privo di applicazioni pratiche. Toccò a due italiani di cambiare radicalmente questo modo di pensare e di creare un interesse grandissimo attorno agli studi sull'elettricità: essi furono il bolognese Luigi Galvani e il comasco Alessandro Volta.
Galvani e Volta: due nomi che vanno sempre assieme, perché non è possibile parlare dell'opera dell'uno senza fare riferimento all'altro. Eppure questi due grandi uomini, che furono contemporanei, trascorsero buona parte della loro vita bisticciando fra loro. Si trattava, naturalmente, non di volgari bisticci, ma di dotte dispute causate da diverse opinioni scientifiche, e tutto si svolgeva nel più cavalieresco dei modi: ognuno dei due rivali esprimeva le sue opinioni scrivendo dei libri o delle lettere che venivano pubblicate; il pubblico leggeva e parteggiava animatamente per l'uno o per l'altro... dei due studiosi.

LA VITA
Anche Galvani, come tanti altri che poi divennero famosi studiosi, da giovane fu avviato alla carriera sacerdotale; ma l'amore per le scienze naturali lo distolse dallo studio del soprannaturale. Si dedicò alla medicina ed in particolare alle ricerche anatomiche; ebbe la laurea a ventidue anni e a venticinque era già nominato professore di anatomia nella celebre università della sua città. Durante lo svolgimento di questa professione, Galvani dimostrò la passione per il lavoro, l'amore per la scienza e l'acutezza d'ingegno proprie di chi ha la stoffa del vero scienziato. Anche la prudenza e lo scrupolo che aveva nel controllare i risultati delle proprie ricerche prima di renderli pubblici sono una prova della sua serietà di studioso: le sue prime osservazioni sulle contrazioni muscolari delle rane a causa di effetti elettrici portano, nel suo taccuino di appunti, la data del 6 novembre 1780; ma egli le rese note solo nel 1791, ben undici anni dopo. Nel 1780, dunque, Galvani fece questa osservazione: con alcuni allievi stava compiendo, nel suo laboratorio, degli esperimenti sui nervi delle rane. Nel corso del lavoro una rana scorticata venne posata su un tavolo sul quale, per caso, si trovava un apparecchio carico di elettricità. Un allievo stava frugando con un bisturi di ferro fra i nervi di questa rana, quando si accorse che l'animale, benché morto, aveva delle energiche contrazioni. Galvani si interessò subito allo straordinario fenomeno e abbandonò tutte le altre ricerche per dedicarsi con febbrile curiosità allo studio di questo. Ripetè infinite volte la prova ed ebbe sempre l'identico risultato. Stabilì con sicurezza che, per provocare le contrazioni, occorreva toccare i nervi con un corpo conduttore; si poteva anzi fare a meno della macchina elettrica: bastava toccare i nervi ed i muscoli dell'animale con le due punte di un compasso fatte di due diversi metalli, per avere le medesime contrazioni muscolari. Il Galvani si convinse che il corpo della rana ( e perciò anche degli altri animali) contenesse una carica elettrica; chiamò questa forza elettricità animale. Per anni e anni proseguì le sue ricerche; infine si decise a pubblicarle in un libro intitolato Sulle forze dell'elettricità nei movimenti muscolari. Il libro destò grandissimo interesse fra quanti si occupavano di fenomeni elettrici, primo fra tutti lo studioso comasco Alessandro Volta, professore alla Università di Pavia. Questi addirittura si entusiasmò alla scoperta del collega bolognese, tanto che scrisse: Da otto o dieci giorni mi sono dedicato allo studio dell'elettricità animale, in seguito alle stupende scoperte del signor Galvani. Ma, ripetendo egli stesso le esperienze, un dubbio cominciò a farsi strada nella sua mente: notava la grande importanza, perché si verificasse il fenomeno, della presenza dei due metalli diversi; cominciò a pensare che il corpo della rana non avesse altra funzione, nella faccenda, che di reagire alla piccola scarica elettrica prodotta dal compasso bimetallico. Anche il Volta espose in diverse pubblicazioni la sua opinione e nacque così fra i due una disputa che restò famosa nelle cronache della scienza. Ora sembrava prevalere la tesi di Galvani, ora invece sembrava che fossero giuste le asserzioni di Volta e lo stesso Galvani era lì lì per divenire un voltiano. Le prove definitive dell'esattezza della propria tesi Volta riuscì a fornirle solo nel 1799 quando, con la sua pila, dimostrò che metalli diversi a contatto di un acido producono energia elettrica. Ma il suo grande rivale era morto neppure un anno prima. Galvani aveva subito in quegli anni molte gravi amarezze, che lo avevano grandemente afflitto. Era stata proclamata, nel 1797, la Repubblica Cisalpina, ma Galvani, che era sempre stato religiosissimo, si rifiutò di prestare giuramento al nuovo Stato i cui princìpi si rivelavano contrari alla religione. Questo rifiuto gli costò la perdita della cattedra di anatomia che da tanti anni teneva nella sua Università di Bologna. Dovette rifugiarsi presso un fratello e visse in povertà i suoi ultimi anni. Infine le autorità si ravvidero e diedero disposizioni perché egli fosse riammesso all'insegnamento. Ma Galvani morì, il 4 dicembre 1798, prima che la lieta notizia gli fosse comunicata. Dopo aver mostrato in tutta la vita grandi qualità di studioso, Galvani in quest'ultima vicenda diede una prova anche delle sue qualità di uomo onesto e coerente con le proprie convinzioni.

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