Lorenzo de medici detto il Magnifico

 

Non sempre un principe, tutto preso dalle cure di governo e dai quotidiani problemi che affliggono una città, può dedicarsi alla poesia e alla ricerca di giovani ingegni. Quasi sempre il sovrano, anche se molto giovane, è costretto a passare numerose ore della sua giornata ad ascoltare il consiglio di amministratori anziani, le lamentele dei postulanti, le richieste dei rappresentanti delle varie organizzazioni artigianali e industriali. Eppure, in Lorenzo de' Me-
dici, che è passato alla storia per le sue alte qualità di uomo colto e d'ingegno, l'arte di governo non fu disgiunta dall'intensa attività letteraria e di mecenate. Senza trascurare le impellenti questioni politiche, fu partecipe e animatore della vita culturale, interessandosi fra i mille allievi delle scuole di Firenze, a chi avrebbe potuto un giorno diventare pittore, scultore, miniatore, ceramista, architetto.
Per coltivare questi interessi di creatore di testi in prosa e in poesia, e di talent scout, diremmo oggi Lorenzo riteneva che si dovesse soprattutto frequentare il popolo, la gente comune, parlare con loro, sentire i pareri dell'uomo della strada; e in questo modo riuscì a creare attorno a sé un circolo di artisti, letterati, filosofi ai quali provvedeva con generosità. Lorenzo era nato in un periodo felice della storia di Firenze e del contado: nel 1449, infatti, esistevano già le basi per una Firenze ben governata e produttiva: basi gettate dal nonno Cosimo (detto "il Vecchio") che, tuttavia, aveva accentrato in sé molte delle funzioni che erano state, un tempo, di privati cittadini. Il suo successore Piero padre di Lorenzo era malato e più disposto ad accettare la collaborazione degli uomini colti che operavano a Firenze: in particolare, disposto ad affidare incarichi di fiducia a Lorenzo che, ancora sedicenne, fu inviato in missioni diplomatiche a Napoli, Roma e Venezia. Naturalmente, non tutto correva liscio come l'olio: c'era in città, ad esempio, la famiglia Pitti che contrastava vivacemente la potenza dei Medici: ma, abilmente, Lorenzo riuscì ad accattivarsi la fiducia del più temibile rappresentante di questa famiglia, Luca Pitti, assegnandogli incarichi importanti e... una borsa piena di ducati d'oro.
Il Padre Piero morì quando Lorenzo era appena ventenne e tutto il peso delle cure dello Stato fiorentino cadde sulle sue spalle. I mercanti, i nobili, i potenti rappresentanti delle corporazioni di artigiani dubitavano che il giovane potesse disimpegnarsi fra le gelosie di alcuni membri della sua stessa famiglia e di molti cittadini influenti. Lorenzo sembrava timido, incerto; ma la sua era finzione, scaltrezza diplomatica tesa a rafforzare la propria posizione, pur senza ledere i diritti del popolo che sapeva di vivere ancora in una libera repubblica. Ci fu chi capì il gioco e per far cadere i Medici ordì una congiura allo scopo di uccidere Lorenzo e Giuliano: e così i due fratelli, mentre ascoltavano la messa nella chiesa che oggi porta il nome di Santa Maria del Fiore (allora Santa Reparata), il 26 aprile 1478 furono aggrediti da alcuni sicari della famiglia Pazzi che riuscirono a uccidere Giuliano. Lorenzo, protetto da alcuni amici, trovò rifugio in sacrestia, seppur ferito. Il popolo fiorentino, in questa contingenza, fu subito dalla parte dei Medici, in particolare manifestando il proprio affetto per Lorenzo. Intanto con l'appoggio del re di Napoli, il papa Sisto IV, a cui i Pazzi avevano promesso lo Stato fiorentino in caso di successo della congiura, lorenzo il magnificomuoveva guerra a Firenze che si vide praticamente isolata. Lorenzo riuscì con grande abilità a staccare il re Ferdinando I di Napoli dall'alleanza col ponteficie, il quale, vistosi abbandonato anche dall'incerta politica di Venezia e degli Sforza (amici personali di Lorenzo), offrì pace e possibilità per i mercanti fiorentini di commerciare liberamente nelle città di tutta Italia. Questo, infatti, era lo scopo di Lorenzo: tregua fra gli Stati italiani, libera mercatura, equilibrio politico. Molti a Firenze soprattutto salutarono Lorenzo "salvatore della patria".
La fitta rete di rapporti diplomatici lunghi dialoghi di persuasione, incontri segreti e non, offerte di doni, promesse di benefici economici, portò Lorenzo al ruolo di consigliere del nuovo papa Innocenzo VIII, fino al punto da ottenere la nomina a cardinale per il proprio figlio sedicenne Giovanni (nel 1513 diventerà papa col nome di Leone X) e il matrimonio della figlia Maddalena con Franceschetto Cybo, discendente diretto del pontefice. A questo punto della sua carriera politica, Lorenzo de' Medici si trovò ad essere il moderatore della politica italiana, l'ago della bilancia di molte alleanze (forse soltanto Venezia, la Repubblica Serenissima, che non si fidava molto di chi promuoveva traffici commerciali all'estero, disdegnò l'amicizia di Lorenzo) ed ebbe come suo punto più importante di successo la totale esclusione delle potenze straniere in Italia.
Egli tentò anche di addolcire le polemiche di fra' Gerolamo Savonarola che tuonava dalle piazze di Firenze contro la corruzione del mondo e dei potenti per riportare il popolo e la Chiesa alla semplicità evangelica; il frate (che sarà al capezzale di Lorenzo morente a Careggi) non scese mai a patti con lui. Nel palazzo mediceo di via Larga si radunavano gli spiriti più nobili nei vari campi delle arti, delle lettere e delle scienze: Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, il Bembo, il Pulci, il Poliziano, Andrea del Verrocchio, Giuliano da
San Gallo, il Pollaiolo, Filippo Lippi, Botticelli e il giovane Michelangelo, a cui Lorenzo fu sempre prodigo di aiuti e consigli.
Fu in questo periodo, in cui a Firenze fervevano iniziative, progetti, previsioni per un futuro di pace, di benessere, allietato da opere d'arte e da floridi commerci, che i contemporanei chiamarono Lorenzo "il Magnifico", perché mai si era visto governare un uomo tanto saggio, tanto splendido, tanto munifico con i giovani dotati di talento.
In pratica, Lorenzo e la cerchia dei suoi amici e collaboratori, sia in campo artistico sia in quello letterario e amministrativo, considerarono la politica di governo come il dovere di procurare benessere e felicità a quella che veniva chiamata "la città terrena", lasciando la cura delle anime e delle coscienze a chi era preposto a questo compito, cioè alla Chiesa. Ciò che stava a cuore al Magnifico era il benessere di Firenze, la pace in Italia e l'assenza di provocatori stranieri nel nostro Paese. Un modo molto moderno di concepire la politica. Per questo, pur partecipando anche
a liete brigate, a gare di canto, di musica, di poesia, Lorenzo non tralasciava di mantenere stretti rapporti con le Signorie della confinante Romagna, con l'autorità dello Stato della Chiesa, con l'organizzazione dello Studio (Università) di Pisa. Inoltre, seguiva di persona i lavori di risanamento in Maremma, sulla viabilità nel Mugello, in Val di Chiana e sui valichi appenninici. Lorenzo ebbe anche rispetto per l'ozio purché fosse "meditativo", come scrive nei suoi Ricordi, cioè non arido, inerte, ma volto a pensieri e opere future. L'ozio di Lorenzo e le sue scampagnate nelle dolci colline toscane in allegra compagnia fanno pensare a "il relax di fine-settimana" di chi aveva organizzato per la propria città il periodo più felice della sua storia. Lorenzo aveva una sincera aspirazione al godimento di una vita semplice a diretto contatto con la natura.
La famiglia de' Medici non era di estrazione nobiliare e proveniva dal Mugello; di origine forse borghese di provincia, cominciò ad elevarsi nel XIII secolo. La nobiltà venne a Lorenzo dal matrimonio con Clarice di Jacopo Orsini, sposata nel 1469 a vent'anni: da questa unione nacquero sette figli; tre maschi, Piero, Giovanni e Giuliano, e quattro femmine.
Se pensiamo, oggi, a lui, a quella stagione irripetibile per Firenze, ci par quasi di sentire ancora l'eco del canto di qualche brigata di amici che si attarda nella verde campagna toscana ridente di alberi e castelli:
"Quant'è bella giovinezza che se'n fugge tuttavia chi vuoi esser lieto sia del doman non v'è certezza..."
È la voce, la poesia di Lorenzo, detto "il Magnifico".

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