Leonardo da Vinci

 

Animato sin dalla più tenera età dal desiderio di conoscenza, Leonardo, ancora bambino, amava vagare per i boschi circostanti nel suo paese natale, sull'Appeninno toscano, incuriosito da tutto ciò che la "artificiosa natura" poteva mostrargli. Un giorno, nel corso di una di queste sue scorribande, si trovò all'ingresso di una caverna. Egli fu subito preso dall'impulso di scoprire che cosa vi si poteva nascondere; nello stesso tempo, però, lo tratteneva la paura per la minacciosa e scura spelonca. Ma alla fine prevalse la curiosità e, vinto il timore dell'ignoto, egli si decise ad affacciarsi all'ingresso della grotta per
scrutarne l'interno.
Questo episodio della sua infanzia può ben simboleggiare il destino di Leonardo: spinto da un'insaziabile curiosità, nel corso della vita egli si occuperà di tutto, dalla pittura all'arte della guerra, dall'idraulica al volo degli uccelli, divenendo allo stesso tempo artista, scienziato, ingegnere e inventore.
Figlio illegittimo, ma non per questo meno amato Leonardo nacque ad Anchiano, un sobborgo di Vinci, nel Valdarno (Toscana), il 15 aprile 1452. Il padre, Piero, faceva di professione il notaio, era persona colta e di elevata estrazione sociale. La madre, che non era sposata a ser Piero era una contadina. Leonardo era dunque un figlio naturale, ma ebbe la fortuna di vivere in un'epoca in cui tale condizione non rappresentava un handicap. In realtà, nel XV e nel XVI secolo non si faceva distinzione tra figli legittimi e figli nati da relazioni extra coniugali, e molti personaggi illustri di questa epoca sono effettivamente dei "bastardi". Cosi quando, a cinque anni, Leonardo andò a vivere presso suo padre, fu accolto a braccia aperte anche da Albiera Amadori, una giovane di famiglia agiata che il padre aveva sposato da poco.
Leonardo rivelò ben presto la sua dote migliore (oltre alla curiosità, che lo aveva spinto a vincere la paura e spiare all'interno della grotta misteriosa): una spiccata attitudine al disegno. In compenso, non mostrava grande interesse per gli studi; probabilmente, quando appena quindicenne egli lasciò Vinci, il suo bagaglio culturale era limitato alla lettura, scrittura e matematica di base. Egli stesso, divenuto adulto, si sarebbe lamentato delle proprie carenze culturali, sforzandosi di rimediarvi da autodidatta. Avendo notato le qualità artistiche del figlio, ser Pietro decise di affidare Leonardo a un artista in grado di insegnargli il mestiere. Così, nel 1466 l'intera famiglia si trasferì a Firenze, e Leonardo entrò come apprendista nella bottega di Andrea di Cione, meglio noto come il Verrocchio. Verrocchio era uno dei migliori artisti fiorentini: pittore, scultore (allievo di Donatello) e abile orafo. Nella sua bottega erano impiegati come apprendisti i giovani artisti più promettenti, quali Il Botticelli e il Perugino. Dal momento che gli apprendisti lavoravano in gruppo, è difficile discernere l'opera di uno da quella degli altri. Sappiamo però che Leonardo collaborò alla realizzazione del Battesimo di Cristo dipingendo l'angelo che regge la tunica del Redentore. Certamente egli fece un buon lavoro, se il famoso saggista e storico dell'epoca, Giorgio Vasari, nella sua opera Vite de'più eccellenti architetti, scultori e pittori si spinse ad affermare (esagerando) che Verrocchio fu talmente colpito dalla bravura del giovanissimo allievo che "mai più volle toccar colori".leonardo da vinci
Dopo sei anni di apprendistato, Leonardo viene finalmente accolto in qualità di pittore nella congregazione di San Luca, che accoglieva gli artisti fiorentini. Poteva così lasciare la bottega di Verrocchio e mettersi in proprio, sempre discretamente seguito dal padre che, appena poteva, gli procurava una nuova commissione. Fu probabilmente per merito di ser Piero che Leonardo conobbe Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, ed ebbe modo di lavorare per lui. Nonostante gli aiuti del padre, Leonardo non era ancora riuscito ad affermarsi come artista di talento, e spesso il lavoro gli mancava. Tra l'altro, pur non avendo moglie e figli (e mai ne avrebbe avuti), Leonardo si era costituito una specie di famiglia formata da quattro giovani allievi e da una governante: doveva pertanto guadagnare a sufficienza da sfamare ben sei persone! È quindi comprensibile che quando, nel 1482, Lorenzo il Magnifico gli propose di recarsi a Milano alle dipendenze di Ludovico il Moro (di cui desiderava guadagnarsi la simpatia), egli accolse l'invito con entusiasmo. Il suo ruolo principale doveva essere quello di ingegnere militare, ma nella lettera di presentazione egli si dice esperto in ben trentasei attività, sia artistiche che, soprattutto, di carattere tecnico. Nel 1500, dopo la fuga di Ludovico il Moro sconfitto dai francesi di Luigi XII, l'irrequieto Leonardo, lasciando Milano, inizia una serie di peregrinazioni che terminerà solo con la sua morte. Dopo un breve soggiorno a Mantova, alla corte di Isabella d'Este, giunse a Venezia dove ideò un sistema di difesa della città dalle truppe turche, che prevedeva lo straripamento artificiale del fiume Isonzo.
Tra il 1502 e il 1503 fu al servizio di Cesare Borgia, figlio del papa Alessandro VI e duca di Romagna e di Valentinois (e perciò chiamato il "Valentino"), in qualità di "architetto e ingegnere militare". Dopo alcuni anni trascorsi a Firenze, nel 1506 accettò l'invito di Carlo d'Amboise, il governatore francese di Milano, che da tempo ne chiedeva i servigi. Dal 1513 al 1517 visse a Roma, alla corte di papa Leone X, della famiglia dei Medici.
Infine, nel 1517 si trasferì in Francia, dove regnava Francesco I, suo grandissimo ammiratore, che lo colmò di onori e gli diede come alloggio il castello di Cloux, presso Amboise, dove poteva lavorare nella più assoluta libertà. Qui Leonardo si spense il 2 maggio 1519, assistito da Francesco Melzi, l'unico tra gli allievi ad averlo seguito in Francia.

LEONARDO INGENIERE
NELL'ANNO 1482 Leonardo da Vinci giungeva a Milano per offrire i propri servigi a Ludovico il Moro; ecco alcuni brani della lettera con la quale egli si presentò a corte; in essa elencava tutto quello che era in grado di fare, solo che il duca glielo avesse richiesto. Per facilitare la lettura, abbiamo in qualche punto « modernizzato » il non facile italiano cinquecentesco nel quale è scritto l'originale.
« ... ho progetti di ponti leggerissimi e forti, che si possono trasportare facilissimamente... So costruire bombarde praticissime e trasportabili e con quelle lanciare minuti proiettili, come tempesta... E se occorresse combattere in mare ho modo di costruire navigli che faranno resistenza al tiro di qualsiasi bombarda... E ancora conosco il sistema di penetrare in qualunque luogo con gallerie segrete, scavate senza alcun rumore, anche se occorresse passare sotto qualche fiume... Posso costruire, anche, carri coperti, sicuri e inattaccabili, i quali col fuoco dei cannoni possono penetrare fra i nemici senza che costoro, per quanto numerosi, possano attaccarli. Il carro potrà essere seguito dalle fanterie, in grande numero, illese e senza più incontrare ostacoli... Dove non occorressero le bombarde, costruirò altri strumenti di mirabile efficacia e fuori del comune ; insomma, secondo la varietà dei casi, costruirò infinite cose sia per la difesa che per l'offesa... In tempo di pace soddisferò benissimo, al confronto di qualunque altro, in architettura, nella costruzione di edifici pubblici e privati e nel condurre acque da un luogo all'altro. Così pure potrò eseguire qualsiasi cosa si possa fare in scultura di marmo, di bronzo, di argilla, e in pittura, a paragone di ogni altro, chiunque egli sia... ». Se Ludovico non avesse visto di persona colui che gli porgeva la lettera, avrebbe potuto credere che essa fosse la presentazione di un'intera squadra di ingegneri, delle più varie specialità, e di artisti, delle più varie arti. Non si trattava invece che di un uomo solo, appena trentenne. Ma quell'uomo era il più grande genio che mai sia esistito sulla Terra; un mostro di intelligenza! Ogni volta che ci accingiamo ad apprendere qualcosa su Leonardo siamo già persuasi che, ancora una volta, non sapremo trattenere la nostra ammirazione e il nostro stupore per quello che la sua mente è stata capace di concepire ; ebbene, prepariamoci a rimanere stupiti e ammirati anche ora, osservando una piccola parte di quello che egli compì solo in qualità di ingegnere.
INGEGNERIA DEI TRASPORTI
Leonardo fu indotto a occuparsi di questo ramo della tecnica dalla necessità di rendere più rapido lo scavo di canali; egli progettò e diresse numerosi di questi scavi: per conto della Repubblica di Firenze, del duca di Milano, di Cesare Borgia. E ogni volta non si accontentava di studiare l'idrografìa, l'orografìa e la geologia della zona, ma progettava anche le macchine necessarie all'esecuzione dell'impresa.
INGEGNERIA MECCANICA
Nel campo della meccanica Leonardo fece le invenzioni più impreviste e più disparate. Eccone un breve elenco: torni per filettare, macchine per fabbricare viti, intagliatrici per lime, dispositivi per il taglio della madrevite, seghe a lame parallele, smerigliatrici, perforatrici per tubi di legno, trivelle per ricerche idriche, affilatrici per aghi a punta ogivale, macchine per levigare superfici di specchi metallici piani, a debole curvatura, a forte curvatura, catene snodate di trasmissione per tutti gli usi, valvole, cambi di velocità, sospensioni cardaniche...
MACCHINE TESSILI
A questo ramo dell'ingegneria meccanica Leonardo dedicò una particolare attenzione. Le sue invenzioni furono così rivoluzionarie che quasi sempre non vennero comprese e apprezzate dai contemporanei. Accadde così che alcune di esse furono riinventate a distanza di qualche secolo, fecero la fortuna del nuovo inventore e sono tuttora ricordate col nome di questo. Egli disegnò, fra l'altro, macchine per torcere, il modello di fuso ad aletta, il distributore del filo (che fu riinventato nel 1794), binatrici e ritorcitrici, telai meccanici, garzatrici continue e intermittenti, cimatrici e, persino, cimatrici adatte alla forma dei berretti.

Leonardo, presentandosi alla corte sforzésca di Milano, contava di essere assunto soprattutto in qualità di ingegnere militare. E per questo sciorinò uno stupefacente elenco di invenzioni inerenti l'arte bellica: gallerie sotterranee, ponti mobili, carri armati, bombarde a mitraglia...
È possibile comprendere come Ludovico il Moro fosse piuttosto incredulo davanti a tante meraviglie. Volle tenere presso di sé quell'inventore appena trentenne, che già possedeva il fascino di un mago; ma esitò sempre ad acconsentire alla realizzazione dei suoi progetti, ritenendoli inattuabili. Questo fu il destino della maggior parte delle invenzioni leonardesche. Si dice, a giustificazione di questo fatto, che esse superavano le possibilità della tecnica del tempo; ciò non è sempre vero, perché Leonardo studiò quasi tutti i suoi progetti con molta minuzia di particolari, risolvendo le difficoltà della costruzione. Molti suoi disegni hanno il carattere di dettagliati schemi di lavoro per l'officina che avrebbe realizzato il progetto, e non si trattava di una officina immaginaria, ma di una officina normale della fine del XV secolo. Egli fu il primo ad eseguire studi scientifici sulla resistenza dei materiali impiegati nelle costruzioni meccaniche e di queste sue ricerche si valse per stabilire le sezioni delle varie strutture delle sue macchine. In definitiva possiamo concludere che la mancata realizzazione di quasi tutte le invenzioni di Leonardo non è dovuta tanto alle difficoltà pratiche di costruzione, quanto all'arditezza della concezione. I contemporanei di Leonardo non credevano che macchine simili potessero esistere e funzionare, così come al tempo dei nostri nonni, molti, vedendo le prime automobili, si rifiutavano di credere che delle vetture senza cavalli potessero muoversi.
INGEGNERIA METALLURGICA - Metti nella misura (di bronzo) rame arso, ovvero lo corrompi con arsenico, ma sarà frangibile. Questo appunto di Leonardo conteneva una formula prodigiosa per la produzione di specchi metallici: con l'aggiunta di arsenico, il bronzo diveniva fragile, ma poteva essere levigato come il vetro, divenendo tersissimo. Ma chi sapeva di questa scoperta? Per molto tempo grandi astronomi come Galileo si affaticarono invano nella ricerca di specchi metallici perfetti; finché Newton, un secolo e mezzo dopo Leonardo, li riscoperse di nuovo!
Anche nel campo della metallurgia Leonardo creò un gran numero di macchine, che precorsero di secoli quelle moderne, perché studiate per produrre industrialmente e in modo quasi automatico grandi quantità di materiale lavorato: laminatoi, magli comuni e trafile, per orafi, forni di diverso tipo.
Carro armato inventato da Leonardo da VinciINGEGNERIA MILITARE
Leonardo si occupò di opere militari soprattutto in due periodi della sua vita: mentre era alla corte sforzesca di Milano, dal 1482 al 1499, e mentre era al servizio di Cesare Borgia, in Romagna, dal 1502 al 1503.
LEONARDO DA VINCI, con almeno due secoli di anticipo sul resto dell'umanità, previde la necessità di meccanizzare tutte le attività manuali, di produrre su scala industriale, di meccanizzare i trasporti, di creare una navigazione subacquea ed una navigazione aerea, di costruire grattacieli e strade pensili; e non solo pose questi e decine d'altri problemi, ma ne indicò genialissime soluzioni.
INGEGNERIA NAVALE
Leonardo si occupò di tecnica navale quando, dopo la caduta di Ludovico il Moro, soggiornò per qualche tempo a Venezia.
Una imbarcazione con propulsione a pale progettata da Leonardo. Secondo i suoi calcoli, facendo compiere alla ruota dentata (azionata mediante la manovella) cinquanta giri al minuto, l'imbarcazione si sarebbe mossa alla velocità di 50 miglia orarie. Tale genere di propulsione doveva trovare pratica applicazione solo tre secoli dopo, con l'avvento della navigazione a vapore.
INGEGNERIA STRADALE
Leonardo si sentì attratto dall'urbanistica osservando le pessime condizioni igieniche della Milano sforzesca, che erano causa di frequenti epidemie
INGEGNERIA IDRAULICA
Mentre era a Venezia, Leonardo ottenne la carica di ingegnere militare. La repùbblica veneta era, in quegli anni, minacciata molto da vicino dai Turchi, che erano giunti fino al Friuli. Leonardo pensò che il fiume Isonzo avrebbe vite aerea macchina progettata da Leonardo da Vincipotuto divenire una barriera naturale molto efficace. Studiò attentamente l'orografìa e l'idrografìa della zona, eseguì dei rilievi cartografici e progettò un sistema di sbarramenti che, in caso di pericolo, avrebbero fatto alzare il corso delle acque e allagato i territori circostanti, impedendo l'avanzata di un esercito.
Nei suoi infiniti schizzi e disegni si trovano inoltre studi sull'andamento delle correnti e delle vene d'acqua nei fiumi e nei canali, progetti di pompe per pozzi, di ruote idrauliche, e persine l'idea di un sistema per ancorare nascostamente al fondo di un porto le carene di navi nemiche.
Impianti di sbarramento per le conche dei navigli. Durante il soggiorno milanese, Leonardo perfezionò gli impianti di chiusura delle conche dei navigli, rendendo le porte manovrabili dall'argine, con un minimo sforzo, e disponendole in modo che la forza stessa della corrente contribuisse a mantenerle ben chiuse.
Numerosi fiumi della Lombardia, della Toscana, del Veneto furono oggetto degli studi e dei progetti di canalizzazione di Leonardo.

INGEGNERIA AERONAUTICA
Di Leonardo precursore del volo si è parlato forse fin troppo, e fa leggenda ha contribuito a circondare di fatti irreali questo aspetto della attività di Leonardo. Sarà bene quindi evitare di parlare di tentativi di volo, che non sono provati da alcun documento.

L'ARTISTA
Nel campo della pittura la produzione di Leonardo è numericamente piuttosto ridotta, ma di grande valore artistico, tanto da influenzare profondamente tutta la pittura del Cinquecento. Il primo importante dipinto è l'Adorazione dei Magi, commissionato dai frati di San Donato, a Scopeto, e lasciato incompiuto quando Leonardo abbandonò Firenze per mettersi al servizio di Ludovico il Moro. In quest'opera Leonardo dimostra di avere ormai elaborato un proprio stile, caratterizzato da un sapiente uso del chiaroscuro. Per tre anni, tra il 1495 e il 1497, Leonardo lavorò, a Milano, al Cenacolo, un affresco di grandi proporzioni (misura infatti 9 metri per 4,20 metri) commissionatogli dai Padri del Convento di Santa Maria delle Grazie. Questo grandioso affresco, tanto diverso dalle tradizionali rappresentazioni dell'Ultima Cena, è considerato uno dei massimi capolavori dell'arte rinascimentale. Lo stesso Ludovico il Moro fu talmente colpito dalla bellezza del Cenacolo che, in segno di ammirazione, donò a Leonardo una vigna nei pressi di San Vittore. Ma l'opera più famosa di Leonardo è certamente La Gioconda. Su uno sfondo irreale, costituito da aspre rocce avvolte nella nebbia, si staglia il volto enigmatico di monna Lisa (la bella moglie di Francesco del Giocondo, colui che aveva ordinato l'opera), caratterizzato dal celeberrimo sorriso appena accennato e quasi raggelato. Come scultore, Leonardo non fu altrettanto fortunato: quando, lavorando a Milano al servizio di Ludovico il Moro, gli venne commissionata una scultura equestre in bronzo di dimensioni gigantesche, allo scopo di celebrare Francesco Scorza, egli fu felice di avere l'occasione di confrontare le proprie capacità con quelle dei grandi scultori del tempo: Donatello e Verrocchio. Purtroppo, poco più tardi, Ludovico il Moro, dovendo fronteggiare l'invasione dei francesi, si vide costretto a utilizzare i sette quintali di bronzo destinati alla realizzazione della statua per fabbricare munizioni. Della statua equestre non si fece più nulla.

(101) Ippocrate
(102) Isaac Newton
(103) Ivan Il
Terribile
(104) James Cook
(105) Kemal
Ataturk
(106) Lazzaro
Spallanzani
(107) Leonardo
da Vinci
(108) Leone Tolstoi
(109) Carlo Linneo
(110) Lorenzo
de medici
 
 
 
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