Horatio Nelson

 

La bella nave inglese da guerra chiamata Victory, è legata alla memoria di un uomo il cui nome fa fremere d'orgoglio il cuore di ogni cittadino inglese: Horatio Nelson.
Sul ponte di comando di questa nave Nelson perse la vita, ferito da un colpo di moschetto sparato da una nave francese. Nel sottoponte, su una semplice cuccetta, Nelson morì dopo tre ore di sofferenze: ma fece in tempo ad apprendere la notizia che la flotta da lui comandata stava riportando una strepitosa vittoria sulla flotta nemica. Era il 21 ottobre del 1805 e si stava combattendo la battaglia di Trafalgar, al largo di Cadice tra francesi e inglesi.

UNA PRODIGIOSA CARRIERA
Un'adolescenza come quella che toccò al giovane Orazio Nelson al giorno d'oggi non è neppure immaginabile; perché adesso chi aspira a trascorrere la vita sul mare, al comando di una nave, deve prima trascorrere anni e anni chino sui libri. A soli dodici anni (era nato nel 1758) Nelson aveva invece già cominciato a navigare avanti e indietro per gli oceani. Qualche anno dopo eccolo partecipare ad una spedizione nell'Artide e, appena tornato da questa, lo vediamo partire per le Indie Orientali. Davanti ad una simile vita tutti siamo portati a credere che il giovane Orazio fosse un pezzo di ragazzo, robusto e fiorente di salute: niente affatto; proprio a diciotto anni egli dovette prendersi il primo periodo di riposo, a causa della grave debolezza della sua costituzione; e rimase così gracile per tutta la vita. Ma ciò non gli impedì, un anno dopo, di guadagnarsi la promozione a luogotenente di vascello; e così l'anno seguente lo troviamo comandante, prima di un brigantino, pòi di una fregata. A vent'anni al comando di una nave! La sua carriera di comandante era L'ammiraglio Horatio Nelson colpito a morte nella battaglia di Trafalgarbene cominciata, ora sarebbe altrettanto bene proseguita per merito delle grandi qualità che egli aveva saputo mostrare servendo la Marina inglese nel Mediterraneo e nell' Atlantico. Venne la Rivoluzione francese e sorse la potènza napoleonica. L'Inghilterra, che fu l'unica grande potenza europea che seppe resistere a Napoleone, si trovò impegnata a difendere il suo territorio e la sua flotta da ogni possibile attacco francese. Nelson partecipò a questa lotta col più grande entusiasmo: egli aveva una personale antipatia verso i Francesi; era molto religioso (era figlio e fratello di un pastore anglicano) e devoto monarchico; i Francesi erano repubblicani e si proclamavano atei: che cosa di meglio per eccitarlo a combatterli? Insidiò in tutti i modi le navi e i porti francesi; ma i nemici riuscirono a vendicarsi: in due diverse battaglie perse prima l'occhio destro poi il braccio destro. Poteva ancora essere utile alla patria un capitano così mal ridotto? Per tutta risposta gli inglesi nominarono Nelson ammiraglio e sotto il suo comando la flotta inglese annientò quella napoleonica ad Abukir, in Egitto (1 agosto 1798). Nelson si guadagnò il titolo di barone e una pensione di 2000 sterline. L'anno seguente Nelson si impegnò per prestare aiuto ai Borboni, sovrani di Napoli, i quali stavano per perdere il trono per opera dei repubblicani. Il re di Napoli in segno di riconoscenza lo nominò duca di Bronte. Nel 1801 eccolo nel Baltico a smantellare con un terribile bombardamento le difese della città di Copenaghen; nel maggio dello stesso anno ebbe il comando supremo della flotta. Ma la salute tornò a procurargli dei guai; ebbe bisogno di un lungo periodo di riposo. Nel 1803 eccolo di nuovo in mare. Bloccò la flotta francese nel porto di Tolone, poi la inseguì fin nelle Indie Occidentali.
Nel 1805 lo troviamo in agguato al largo di Cadice, di fronte al promontorio di Trafalgar, in attesa che il nemico, che vi è annidato, si azzardi ad uscire. E, quando è l'ora della battaglia, Nelson, che ha il presentimento della propria morte, scrive lettere di addio ai suoi familiari, compila il testamento, prega in ginocchio. Poi indossa tutte le sue decorazioni, delle quali era tanto orgoglioso, e sale sul ponte di comando. Docile ai suoi ordini, guidata dai capitani che egli aveva scrupolosamente preparato, la flotta disposta su due file penetra come due lame nello schieramento avversario, spezzandolo in tre frammenti e sgominandolo.
Poi, mentre si conclude questa battaglia di Trafalgar che restituisce alla sua patria il dominio del mare, in una buia e fumosa camera del sottoponte, il grande ammiraglio muore.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014