Hans Christian Andersen

 

9 dicembre 1867: Odense è illuminata a festa per accogliere il ritorno del suo cittadino Andersen che, partito in cerca di fortuna quando aveva appena 14 anni e pochi soldi in tasca, è ora noto in tutto il mondo come grande scrittore. Gli studenti, in vacanza per l'occasione, hanno sparso fiori per le vie che deve percorrere.
Ricordando questo giorno, Andersen scrisse che "a volte la realtà supera i sogni più belli". E di sogni ne aveva fatti tanti; fin da bambino, quando suo padre, il poverissimo ciabattino di Odense, gli leggeva le favole di La Fontaine e gli straordinari racconti delle Mille e una notte. Sognava via via di diventare attore, cantante, scrittore... e intanto doveva affrontare la triste realtà della sua povera casa. A scuola ci va per poco tempo: non riesce a legare con i suoi compagni, che non gli perdonano di essere povero e brutto. Umiliato e offeso nel suo orgoglio, un giorno prende la grande decisione: partire in cerca di fortuna.
A 14 anni, con un pastrano logoro, tredici scudi in tasca e una lettera di raccomandazione parte per la grande, sognata Copenaghen.
Lavori saltuari mal pagati (fa il falegname, il ballerino, il cantante, tenta anche di fare l'attore), miseria e fame: così trascorrono i primi anni nella capitale. Ma non molla.
La tenacia e un pizzico di fortuna danno finalmente una svolta alla sua vita. L'incontro col tenore italiano Giuseppe Siboni, maestro di musica a Copenaghen, e poi col direttore del Teatro Reale, al quale ha presentato un suo scritto (una tragedia, che non verrà mai rappresentata), fruttano la possibilità di frequentare gratuitamente le scuole medie. Nel 1826 Hans può iscriversi all'università e tre anni dopo si laurea in materie letterarie. Intanto si fa amico di letterati e poeti, e fa le sue prime, impegnative prove come scrittore, ma non osa ancora presentarle a un editore. Vinta nel 1832 una borsa di studio, decide di viaggiare per l'Europa allo scopo di acquisire conoscenze ed esperienze nuove. L'Italia (soprattutto Firenze, Roma, Napoli, Amalfi, Capri) l'affascina: disegna e descrive i luoghi visitati. Ed è proprio in Italia che nel 1834 scrive il suo primo romanzo, L'improvvisatore, ambientato nel nostro Paese. Il giorno di Natale del 1835 è una data memorabile che si fisserà indelebile nella sua mente: escono a Copenaghen le sue prime fiabe. Le ha scritte per bisogno, non ritenendo affatto che fosse il genere per il quale era più tagliato. É un libretto a basso prezzo, con quattro fiabe, L'acciarino, Cecchino e Ceccone, La Principessa sul pisello, I fiori della piccola Ida. Sono fiabe che Hans si è sentito raccontare da bambino, ma che ha arricchito con i ricordi della sua povera infanzia e con la fantasia. Ebbene, questa volta succede ciò che non ha nemmeno osato sognare: i lettori vengono trascinati dall'incanto delle quattro storie; è un successo strepitoso. La sua vita comincia a svolgersi in modo davvero fantastico...
"Scelgo un tema per gli adulti e lo racconto ai bambini"
Questo è il segreto delle fiabe di Andersen, come egli stesso ha affermato: fiabe, dunque, che piacciono enormemente ai piccoli, ma che fanno riflettere gli adulti su tanti aspetti della vita, piacevoli e tristi. Di fiabe, visto il successo iniziale, Andersen continuerà a scriverne (ben 156, un volume ogni anno fino al 1872), ma continuerà anche a produrre romanzi, commedie, poesie. Non sospetterà mai che proprio per le fiabe, e soprattutto per queste, sarebbe diventato famoso in tutto il mondo. Nel 1837 esce il libro di fiabe in cui c'è quella intitolata La sirenetta (il suo capolavoro), ed è un vero trionfo: confermato definitivamente grandissimo scrittore, fama e successo accompagnano da quel momento la sua esistenza. L'ultimo periodo della sua vita è addirittura esaltante. Considerato una gloria nazionale, viene eletto cittadino onorario di Odense; più volte è ricevuto dal sovrano, che si onora di averlo alla sua tavola; ancora vivente, le autorità di Copenhagen gli innalzano un monumento che lo raffigura mentre sta raccontando una fiaba a un gruppo di bambini. Per il figlio del povero ciabattino la vita volge proprio "a lieto fine", come è richiesto da ogni "autentica" fiaba. E nel 1875, dopo aver portato a termine L'avventura della mia vita (una straordinaria autobiografia), Hans Christian Andersen, muore nella villa di amici nei pressi della capitale: forse col dispiacere di non avere avuto una sua famiglia, dei suoi figli a cui raccontare le sue incantevoli fiabe.
LE FIABE PIÙ CELEBRI La sirenetta, II brutto anatroccolo, La principessa sul pisello, La regina delle nevi, II guardiano di porci, Le soprascarpe della felicità, I vestiti del re, La storia di Pollicino, II soldatino di stagno, Scarpette rosse, L'usignolo, L'acciarino. Queste fiabe sono state tradotte in oltre cento lingue e ovunque hanno un gran numero di lettori: grandi e piccini.

(170) Temistocle
(171) Thomas
Alva Edison
(172) Tito Livio
(173) Vasco
da Gama
(174) Vercingetorige
(177) William
Shakespeare
(179) Hans
Christian Andersen
(180) Cristoforo
Colombo
 
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014