Guglielmo Marconi

 

Pontecchio, una piccola località pochi chilometri a sud di Bologna. Un giorno di primavera del 1895. In un locale di una grande villa di collina, un giovane sui vent'anni sta seduto a una tavola su cui si trova un complicato apparecchio scientifico, dal quale parte un filo elettrico che esce dalla finestra. Il giovane ha un'espressione tesa, l'espressione di chi sta per affrontare un esame... Guarda fuori dalla finestra... Poi, con decisione, poggia un dito su un tasto, che fa parte dell'apparecchio, e lo preme per tre volte. Qualche secondo di silenzio sospeso, poi, lontano, nella campagna, si ode ovattato il rumore di un colpo di fucile. Sul viso del giovane appare, per un istante, un impercettibile sorriso.
Il giovane si chiama Gugliemo Marconi. La grande casa è Villa Marconi. L'apparecchio di cui egli ha premuto un tasto è la prima trasmittente del telegrafo senza fili, realizzato dal giovane. Il colpo di fucile è stato sparato da un aiutante di Marconi, da qualche centinaio di metri di distanza, per indicare che il segnale trasmesso è stato ricevuto. È la vittoria.
Guglielmo Marconi nacque a Bologna il 25 aprile 1874. Il padre, Giuseppe Marconi, era un prospero uomo d'affari; la madre, Anna Jameson, di origine scozzese e irlandese, di religione protestante e appassionata di musica. Gli insegnò a parlareguglielmo marconi l'inglese, l'amore per la Bibbia e per il pianoforte, la tenacia e la Perseveranza.
Per sfuggire all'inverno bolognese, venne portato a Livorno, ed in seguito a Firenze, dove frequentò la scuola elementare. Finite le elementari andò a studiare all'Istituto Tecnico a Livorno, dove iniziò ad appassionarsi alla fisica e alla chimica. Non legava con gli altri ragazzi, ma si fece amico di un telegrafista cieco, questi gli insegnò a telegrafare.
Sua madre, per aiutare il ragazzo a sviluppare la sua inclinazione, delegò un professore di fisica di migliorare le sue conoscenze. Ma Gugliemo presto non volleva più sentir parlare di professori che potevano soltanto spiegargli solo quello che era scritto nei libri; per inventare qualche cosa di nuovo, doveva provare da solo; e, infatti, egli si ingegnava a costruirsi apparecchi scientifici.
A vent'anni, Marconi lesse un articolo in morte del grande scienziato tedesco Heinrich Hertz, in cui erano descritti i suoi esperimenti sulle onde elettromagnetiche; e questa lettura lo fece riflettere: perché non doveva essere possibile trasmettere il suono attraverso l'aria, senza fili, come Hertz aveva trasmesso una scintilla?
La sua famiglia, in quel periodo, abitava alla Villa Grifone, a Pontecchio; e qui il giovane costruì il suo primo telegrafo senza fili. Perfezionò via via l'apparecchio, e poi lo offrì al governo italiano. Ma il ministero delle Poste e Telegrafi non mostrò alcun interessamento. Forse avrai maggior fortuna al mio Paese, lo incoraggiò la madre. Marconi giunse in Inghilterra nel febbraio del 1896. Qui, grazie all'intervento di amici, ottenne dal governo finanziamenti per sviluppare questa invenzione. Nel 1897 venne costituita una società inglese per lo sfruttamento della "telegrafia senza fili". Marconi ebbe metà delle azioni e 15 000 sterline in contanti, e si trovò ricco a 23 anni. La prima stazione radiotelegrafica, costruita nel 1897 nell'isola di Wight, nella Manica, entrò in contatto con un piroscafo lontano 29 chilometri. Seguirono altri successi, che diedero a Marconi fama mondiale. Vennero erette stazioni in Inghilterra e sul continente; la telegrafia senza fili fu installata su navi inglesi e italiane. Ma lo scienziato non era soddisfatto; voleva collegare l'Europa e l'America. Scelse come stazione europea quella di Poldhu, sulla punta sudoccidentale dell'Inghilterra; la stazione americana venne eretta su una collina vicino a St. John's, nell'isola di Terranova. Il 12 dicembre 1901 Marconi, con il ricevitore all'orecchio, dopo mezz'ora di attesa udì distintamente i tre inconfondibili clic che corrispondono a tre punti dell'alfabeto Morse.
L'anno successivo Marconi fece costruire a Glace Bay, nella Nuova Scozia (costa atlantica canadese) una stazione più potente per i collegamenti con l'Europa. Nell'autunno del 1904, durante uno dei suoi molti soggiorni in Inghilterra, conobbe una giovane inglese, nobile, Beatrice O'Brien. La sposò quasi subito, e dal matrimonio nacquero 3 figli: Giulio, Degna e Gioia. Ormai Marconi era uno dei più grandi scienziati del tempo. Nel 1909 gli venne assegnato il premio Nobel per la fisica. Qualche anno dopo, in Inghilterra gli venne dato il titolo di "Sir", in Italia fu nominato senatore e gli fu conferito il titolo di marchese.
Fino a quel momento, le comunicazioni venivano trasmesse con i segnali dell'alfabeto Morse. Nel 1914, l'invenzione della valvola termoionica, compiuta dall'inglese Fleming, diede a Marconi un fondamentale aiuto: ricevere e trasmettere non soltanto i segnali Morse, ma anche suoni e parole: dal radiotelegrafo si era passati al radiotelefono. Nel 1919 lo studioso acquistò una nave di 730 tonnellate, che battezzò Elettro e sul Quale fece installare le sue apparecchiature; sulla nave trascorreva con la famiglia circa sei mesi all'anno, e compiva la maggior parte delle sue esperienze. Dopo avere esaurito le possibilità delle onde lunghe, cominciò a lavorare sulle onde corte, di portata assai maggiore. Nel 1927, da bordo dell'Elettro ancorata nel porto di Genova, Marconi parlò con gli elettrotecnici radunati in congresso a Sidney, in Australia. Poco tempo dopo, compì un'esperienza ancora più sensazionale: azionando un interruttore a Londra accese le luci dell'Esposizione di Sydney. Egli compì anche esperimenti con onde radio riflesse, che in seguito dovevano dare origine al radar, e stabilì che erano le onde ultracorte le più adatte alle trasmissioni televisive.
Era un uomo riservato, di poche parole, molto "inglese" sotto questo aspetto, qualche volta scostante, ma anche semplice, paziente, capace di silenziosa generosità. Non sopportava dì essere irtterrotto durante il lavoro, ma aveva sempre tempo per i figli e i (pochi) amici, ed era capace di stare seduto sul pavimento per ore a giocare con i trenini elettrici dei figli.
Morì a Roma nel luglio del 1937, per un attacco cardiaco, e gli scienziati di tutto il mondo resero omaggio al suo spirito di pioniere, alla sua grande capacità scientifica, alla perseveranza della sua opera di ricerca. Venne sepolto nella Certosa di Bologna.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014