Gregorio Magno Papa

 

« NESSUN altro pontefice come lui comprese la grandezza della sua missione e la svolse con tanto zelo. Ecco una delle tante lodi che lasciarono scritte i biografi del papa Gregorio I. Questo pontefice fu veramente uno dei più grandi che abbia avuto finora la Chiesa cattolica. Ne è prova il fatto che, dopo la sua morte, la Chiesa lo proclamò santo e gli storici gli diedero il titolo di Magno (Grande).

DA RICCO PATRIZIO A UMILE MONACO
A Roma, dove oggi si trova la chiesa di San Gregorio, nel VI secolo dopo Cristo vi era un sontuoso palazzo. In esso, intorno all'anno 535, nacque Gregorio, figlio del senatore Gordiano e della patrizia Silvia. Ben poche notizie si hanno sulla giovinezza di Gregorio. Sembra che nel 573 egli abbia ottenuto la carica di praefectus Urbi (prefetto della città). Non sappiamo di preciso quali funzioni avesse a quel tempo il prefetto, ma è certo che era in Roma una delle maggiori autorità. Chi avrebbe mai rinunciato a una carriera così promettente? Eppure Gregorio vi rinunciò senza alcun rimpianto. Un giorno fu visto per le vie di Roma vestito dell'umile saio dei monaci benedettini. Si venne a sapere che, dopo aver distribuito ai poveri ogni suo avere, aveva trasformato il suo palazzo in un monastero. L'improvvisa risoluzione di Gregorio sorprese tutta Roma. Nel 578 Gregorio decise di vivere nella più assoluta povertà: donò ad alcuni bisognosi il suo palazzo e si ritirò in un convento assieme ad altri monaci. Qui, oltre a dedicarsi alla preghiera, egli intraprese gli studi teologici. Ma la vita monastica di Gregorio non doveva durare a lungo. Nel 580, papa Pelagio II lo inviò a Costantinopoli per combattere alcune eresie che si andavano diffondendo nell'Impero Bizantino.
Gregorio si mostrò all'altezza del compito affidatogli: con scritti, dispute e prediche, egli mise in evidenza i gravi errori su cui si basavano quelle eresie. Il successo ottenuto a Costantinopoli gli valse un grande riconoscimento da parte del Pontefice. Infatti nel 586 Pelagio II lo richiamò a Roma e lo fece suo consigliere.

UN GRANDE PAPA
Nel 590, durante una terribile pestilenza, morì a Roma papa Pelagio II Sia il popolo che il clero furono concordi nell'eleggere Gregorio nuovo pontefice. Questi avrebbe preferito rimanere un umile monaco benedettino qual era, tuttavia intraprese con grande zelo la nuova missione. Papa Gregorio dimostrò subito di avere un programma ben preciso: quello cioè di convertire al Cattolicesimo tutte le popolazioni barbare che avevano invaso l'Impero Romano d'Occidente.
In quel tempo, buona parte dell'Italia si trovava sotto la dominazione dei Longobardi: Gregorio decise di interessarsi personalmente della loro conversione. Con l'aiuto di Teodolinda (regina dei Longobardi), che era fervente cattolica, egli riuscì a convertire molti di questi barbari. Intanto era riuscito a diffondere il Cristianesimo anche tra altre popolazioni. Nel 595, egli inviò alcuni missionari in Inghilterra. Anche questa missione si concluse felicemente: le conversioni furono numerose e lo stesso re Edelberto si fece battezzare (anno 597). Ovunque si presentasse la necessità di diffondere o di ravvivare la fede cristiana, Gregorio non mancò di intervenire. Nel 603, sebbene le sue condizioni di salute fossero piuttosto gravi, papa Gregorio continuò ugualmente a svolgere con grande impegno la sua missione. Ma non potè resistere a lungo: infatti l'anno dopo il grande pontefice morì.

LE OPERE
Nessun pontefice lasciò tanti scritti quanto Gregorio Magno. Oltre a un enorme numero di lettere, San Gregorio scrisse numerose opere. Tra queste, le più importanti sono: il Liber regulae pastoralis (libro della regola pastorale), che riassume i doveri fondamentali dei vescovi; le Homelìae quadraginta in Evangelia (quaranta prediche sul Vangelo) e i Dialogi (i dialoghi), che sono un importante documento per conoscere le tristi condizioni in cui viveva il popolo italiano nel VI secolo.

I CANTI GREGORIANI
Durante gli anni del suo pontificato, Gregorio Magno istituì una scuola speciale per l'insegnamento dei canti liturgici, cioè di quei canti che accompagnano le cerimonie religiose. Egli raccolse poi tutti i canti della Chiesa di rito romano in un libro chiamato Antifonario e stabilì in quale ricorrenza religiosa doveva essere cantato ciascuno di essi. Ancora oggi, la Chiesa di rito romano usa questi canti che, appunto in onore di San Gregorio, sono chiamati gregoriani.

(86) Giotto
(88) Giovanni
Keplero
(89) Giovanni
Pian del Carpine
(90) Girolamo
Savonarola
(92) Giuseppe
Garibaldi
(93) Giuseppe
Mazzini
(94) Giuseppe Verdi
(95) Gregorio
Magno
(96) Guglielmo
Marconi
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014