Giuseppe Mazzini

 

I MOTI RIVOLUZIONARI che la Carboneria aveva suscitato in Italia dal 1820 al 1831 erano tutti falliti: l'Austria era riuscita facilmente ad avere partita vinta sui pochi patrioti che si erano ribellati al suo governo dispotico. La ragione principale di tali insuccessi era questa: la massa del popolo non aveva mai preso parte alle insurrezioni organizzate dalla Carboneria. Per il timore che i loro piani venissero scoperti dalla polizia austriaca, i Carbonari avevano comunicato soltanto tra di loro e si erano illusi che il popolo li avrebbe seguiti al momento dell'insurrezione. Se il popolo era rimasto assente da quei moti, la colpa era dunque della stessa Carboneria: essa non aveva saputo svolgere un efficace propaganda. Chi pensò di porre rimedio agli errori di questa società segreta, organizzando altri programmi e altri metodi d'azione, fu un grande patriota, egli stesso carbonaro: Giuseppe Mazzini.

LA GIOVINE ITALIA
Ancora studente, Giuseppe Mazzini si iscrive alla Carboneria; presto diventa uno degli iscritti più attivi e gli vengono affidate mansioni molto rischiose. Nel novembre del 1830 una spia lo tradisce: viene arrestato e rinchiuso nella fortezza di Savona. Dopo due mesi è liberato, ma a questa condizione: o andare al confino in una piccola città del Piemonte o abbandonare la patria. Mazzini sceglie l'esilio. Pensa che all'estero sarà più libero per mettere in atto il grande programma che ha ormai nella mente. Ed eccolo a Marsiglia: qui, assieme a pochi patrioti fidati, egli getta le basi di una associazione che deve prendere il posto della Carboneria. La nuova associazione viene chiamata Giovine Italia. Il nome rivela chiaramente il programma: Mazzini vuole rivolgersi soprattutto ai giovani, che sono pieni di entusiasmo e di forza. La nuova associazione agirà molto diversamente dalla Carboneria: essa farà conoscere a tutti gli Italiani il suo programma; segreti rimarranno soltanto i nomi degli iscritti, per sottrarli alle persecuzioni della polizia austriaca. Ed il programma si riassume in poche e precise parole: costituire un'Italia unita, indipendente, libera e repubblicana.
Mazzini si pone subito all'opera. Per propagare tra il popolo italiano le nuove idee, pubblica giornali e manifesti, scrive lettere e tiene discorsi. In breve, migliaia e migliaia di patrioti vogliono far parte della Giovine Italia: in meno di due anni gli iscritti sono più di cinquantamila. Per merito di Mazzini il vero Risorgimento italiano è iniziato. Nel 1832 alcuni scritti di Mazzini cadono nelle mani della polizia austriaca. D'accordo con l'Austria, il governo francese ordina a Mazzini di abbandonare la Francia. Egli finge di ubbidire: si reca a Lione, ma di nascosto ritorna a Marsiglia. Per non farsi riconoscere, esce solo di notte, travestito da donna o da guardia nazionale. Quando la polizia francese viene a sapere che Mazzini è ancora a Marsiglia, lo costringe ad andarsene. Ma Mazzini mette in atto un geniale stratagemma: fa partire dalla Francia un amico che gli somiglia.
La polizia è giocata. Egli non può lasciare Marsiglia, dove ha formato il centro direttivo della Giovine Italia,il punto di partenza del suo programma d'azione. L'iscrizione alla Giovine Italia non richiedeva le strane e complicate cerimonie a cui costringeva la Carboneria. Chi voleva iscriversi giurava di non rivelare i segreti della società anche a prezzo della vita, si sceglieva un nome convenzionale per porsi al riparo il più possibile dalle persecuzioni della polizia e si procurava un pugnale, un fucile e 50 cartucce. Giuseppe Mazzini scelse per sé il nome di Filippo Strozzi. Quando Giuseppe Garibaldi si iscrisse alla Giovine Italia assunse il nome di Giovanni Borei. Compito principale degli appartenenti alla Giovine Italia era quello di far conoscere il più possibile al popolo gli scopi che la società si era prefissa di raggiungere.
Essi si incaricavano di ricevere e di distribuire segretamente i giornali, le riviste e gli opuscoli che Mazzini andava scrivendo e inviando da Marsiglia. Per far giungere in Italia i suoi scritti, Mazzini aveva escogitato i più ingegnosi stratagemmi: o li affidava a marinai di navi francesi che toccavano i porti della nostra penisola o a contrabbandieri che dalla Svizzera si recavano in Italia attraverso i passi alpini.
Gli scritti venivano nascosti di solito nel centro di botti contenenti catrame oppure nel doppio fondo di casse o bauli.
Giuseppe Mazzini
I MOTI MAZZINIANI
Le idee della Giovine Italia si diffondono così rapidamente tra il popolo, che due anni dopo la fondazione della società Giuseppe Mazzini crede sia giunto il momento di passare all'azione. Ma purtroppo commette un errore: il popolo, sebbene spronato da un'attivissima propaganda, non è ancora pronto. Molti Italiani si sono ormai rassegnati a ubbidire ad un governo tirannico. Perciò i moti rivoluzionari organizzati da Mazzini si risolvono quasi tutti in insuccessi. Ma anche dopo il fallimento egli non cambia idea: è fermamente convinto che le insurrezioni dei patrioti servano di esempio per suscitare nel popolo il sentimento nazionale.
Anche gli stranieri hanno compreso con quanta tenacia Mazzini si dedichi alla sua missione: Chiunque studia il carattere di Mazzini dichiara il principe di Metternich può dire che egli non abbandonerà mai la partita.

LA REPUBBLICA ROMANA
La sconfitta dell'esercito piemontese nella prima guerra contro l'Austria convince sempre più i seguaci di Mazzini che l'insurrezione di popolo sia l'unico mezzo per raggiungere l'indipendenza della patria. Ed agiscono immediatamente. Il 15 novembre del 1848 essi fanno scoppiare una rivolta a Roma: il ministro Pellegrino Rossi, propenso ad un accordo con l'Austria, viene ucciso; il papa è costretto a fuggire. I rivoluzionari istituiscono una nuova forma di governo: la Repubblica. A reggere la Repubblica Romana è chiamato Giuseppe Mazzini. Dopo tanti anni di esilio, egli può finalmente stabilirsi in Italia. Ma per poco tempo: il 4 luglio 1849 i soldati francesi riescono ad abbattere la Repubblica Romana. Mazzini riprende la via dell'esilio. E pur lontano dalla patria egli continua a lottare per la sua idea: sogna ancora un'Italia repubblicana. Ma, al disopra dell'idea repubblicana sta la sua grande passione per l'indipendenza e l'unità della patria. E così, quando vede che Vittorio Emanuele di Savoia si fa promotore dell'unità e dell'indipendenza italiana, egli si dichiara pronto ad accettare un'Italia monarchica. Nel 1870 l'Italia è finalmente libera, unita e indipendente: a ciò aveva contribuito moltissimo Giuseppe Mazzini, mantenendo vivo negli Italiani l'amore verso la patria.

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