Girolamo Savonarola

 

Il domenicano italiano Cirolamo Savonarola (Ferrara 1452-Firenze 1498) fu protagonista di un tentativo di istituire un governo teocratico a Firenze.
La vita - Dopo studi di lettere e di medicina, entrò come frate predicatore nel 1475 nell'ordine domenicano a Bologna, e venne inviato come lettore nel priorato di S. Marco a Firenze. Aveva già incontrato a Reggio Emilia il maggiore dei suoi futuri sostenitori, Pico della Mirandola, i suoi sermoni vertevano sul tema dell'Apocalisse imminente e sulla radicale riforma della Chiesa. Si recò poi predicando nell'Italia settentrionale, ma per l'insistenza di Lorenzo de' Medici tornò a Firenze nel 1490 e fu nominato priore di S. Marco. La sua predicazione, sempre più popolare, divenne progressivamente più accesa, con attacchi diretti anche ai vizi e agli abusi dei governanti di Firenze. Riuscì frattanto a separare il convento di S. Marco, cui dava la sua impronta ascetica e rigorista, dalla congregazione domenicana che aveva il suo centro a Milano.
Quando l'intervento dei francesi (1494) consentì ai fiorentini di espellere i Medici dalla città e istituire la repubblica, Savonarola, che ebbe anche incarichi politici (un'ambasceria a Carlo VIII), adattò la sua predicazione profetica alla nuova realtà politica, propugnando la creazione a Firenze di un centro di rigenerazione morale e religiosa che avrebbe dovuto irradiare per tutto il mondo cristiano. Savonarola ebbe una funzione quasi dittatoriale di determinazione della nuova struttura della città, e interpretò l'intervento francese come realizzazione della vendetta e della punizione divina che aveva profetato. Alle riforme in direzione di democrazia e giustizia sociale si unì la forte propaganda morale del partito del frate, i piagnoni, che contrapposero la nuova realtà fiorentina alla corruzione della Roma papale. Il conflitto con papa girolamo savonarolaAlessandro VI, che stava organizzando alleanze in funzione antifrancese, divise i fiorentini. Savonarola ignorò una convocazione a Roma, che lo chiamava a dar conto delle supposte rivelazioni divine, e il papa, sollecitato dal partito che a Firenze si opponeva al frate, iniziò un'inchiesta e lo sospese (1496) dall'ufficio di predicatore fino alla conclusione del processo. All'inizio Savonarola parve accettare la condizione di non toccare temi politici durante il processo (in effetti, una condizione impossibile da soddisfare); Alessandro VI alla fine lo scomunicò (1497), ma Savonarola negò ogni validità al provvedimento. La sua intransigenza gli alienava sempre più le simpatie dei cittadini, finché venne arrestato, dopo che un assalto al convento e contrasti con i frati francescani ebbero evidenziato il suo isolamento. Venne giudicato e condannato per eresia e scisma, e bruciato sul rogo, dopo l'impiccagione, con due confratelli, il 23 maggio del 1498.
Le opere il pensiero - Girolamo Savonarola è autore di numerose opere, che, con l'edizione delle sue bellissime prediche, costituiscono un corpus che consente di precisarne il pensiero politico, teologico, morale. Scrive un Compendio di tutta la filosofia tanto naturale quanto morale, che con il Trattato circa il reggimento e governo della città di Firenze (1498) tratta in modo peculiare dei fondamenti teorici della sua visione politica, ispirata al maestro di tutti i domenicani, Tommaso d'Aquino, e alla grande tradizione aristotelica: ma la caratterizzazione tomistica dello Stato come di una formazione naturale, che ha il fine della compiuta realizzazione dell'uomo, si coniuga all'idea savonaroliana di un'integralistica fusione tra religione e politica, che l'oligarchia dominante a Firenze gli appare in grado di realizzare — se pur la monarchia è in generale nel suo pensiero la forma più adeguata di governo. La religione, come appare trattata in opere quali il Trionfo della Croce, il Compendio delle rivelazioni, l'Epistola della sana e spirituale lezione, deve essere coltivata nella luce della ragione, ma ha il compito di distinguersi rigorosamente dalle forme spurie di religione, quelle superstiziose e poetiche degli antichi, che I'umanesimo fiorentino aveva recuperate al punto da far parlare di ritorno del paganesimo. Così, in accordo con Giovanni Pico, parla e scrive contro la falsa fede nell'astrologia, mentre accoglie a S. Marco i filosofi dell'accademia platonica desiderosi di ispirarsi alla sua nuova religiosità mistica e profetica. Opere di trattazione scolastica, nella tradizione tomistica, di logica e di "filosofia naturale" (Logicales quaestiones, Compendium logicae), attestano il suo impegno di maestro al convento. Ma è anche autore di poesie e laudi, fra le quali emerge la forte metrica del De mina mundi, un poemetto apocalittico del 1472.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014