Giovanni Pian del Carpine

 

— FRATELLO GIOVANNI, tu devi recarti nelle terre dei Tartari e portare al sovrano di quelle genti un messaggio del Papa, affinchè sì intreccino amichevoli rapporti fra noi e quei popoli mongoli.
— Ed io andrò, per Santa Ubbidienza.
Così rispondeva al Padre priore il frate francescano Giovanni da Pian del Carpine, un giorno della primavera dell'anno 1245. Dopo alcuni giorni, egli si metteva in viaggio; un viaggio di alcune migliaia di chilometri, la maggior parte in terre sconosciute e abitate da genti barbare.
Il francescano aveva ormai 55 anni, ma era abituato ai lunghi e faticosi cammini; per conto dell'Ordine si era recato in molti paesi d'Europa. Era quindi adatto per questa missione avventurosa, piena di pericoli e di responsabilità.

IL GRANDE VIAGGIO
Frate Giovanni era nato a Perugia nel 1190. La prima notizia che si ha di lui risale al 1221, quando fu mandato da San Francesco in Germania per propagare la religione cristiana.
Per conto dell'Ordine compì lunghissimi viaggi in Spagna, in Sassonia, quindi in Boemia, Ungheria e Polonia. Il viaggio che il frate doveva compiere nelle terre d'Oriente era stato voluto dal Papa Innocenzo IV (che in quel tempo risiedeva a Lione, in Francia). Sembrava, infatti, che il pericolo tartaro fosse cessato in Europa e che i Mongoli si fossero stanziati definitivamente nelle loro terre; inoltre il Papa aveva avuto notizia che i Mongoli dimostravano grande tolleranza verso i cristiani, ed egli sperava di farseli alleati nella lotta contro i Turchi, che tenevano ancora sotto il loro dominio la Terra Santa di Palestina Giovanni da Pian del Carpine partì la domenica di Pasqua del 1245. Con lui si accompagnarono altri due frati, Stefano di Boemia che non compì, tuttavia, che una piccola parte del viaggio, e Benedetto di Polonia, che seguì invece il Carpine durante tutto il lungo cammino. Dopo una sosta di alcuni mesi in Boemia e in Polonia, fra' Giovanni giunse a Kiev; di lì arrivò sulle coste del Mar Nero, poi proseguì verso est attraverso la grande pianura coperta di neve. Per due mesi viaggiò cavalcando quanto i cavalli potevano trottare, da mattina alla sera e spesso anche durante la notte; si cibava di solo miglio con acqua e sale. Giunse così il 4 aprile 1246 all'accampamento di Batu, re del Capciac, sulle rive del Volga, poco a nord dell'odierna Astrakhan; si riposò per quattro giorni, indi continuò il viaggio. In poco meno di quattro mesi attraversò tutta l'Asia, seguendo la via del servizio postale mongolo. Attraversò luoghi deserti senza incontrare, per più giorni, neppure un villaggio. Qui la terra egli racconta è povera d'acqua; nel mezzo dell'estate vi sono tuoni e folgori dalle quali moltissimi uomini rimangono uccisi e, nello stesso tempo, cade grandine, vi sono tempeste e venti tanto impetuosi, che a fatica gli uomini possono cavalcare. Il 22 luglio giunse finalmente alla residenza estiva dell'imperatore Cujuc, nipote di Gengis Khan, poco lontano da Caracorum, l'odierna Urga nella Mongolia. Proprio in quei giórni avveniva l'incoronazione dell'imperatore. Frate Giovanni potè così ammirare, stupito, il fasto grandioso della cerimonia, durante la quale giunsero alla corte imperiale le numerose ambascerie dei vari stati asiatici che venivano a rendere omaggio al Gran Khan. Dopo quattro mesi di soggiorno, fra' Giovanni, sempre assieme al suo confratello, partì in pieno inverno, rifacendo, fra fatiche infinite, la strada già percorsa e giungendo alla corte pontificia di Lione in Francia nell'estate del 1247. Poco tempo dopo, fra' Giovanni venne nominato vescovo di Antivari e in questa città si spense nel 1252.

IMPORTANZA DEL VIAGGIO DI GIOVANNI DA PIAN DEL CARPINE
Frate Giovanni portò dal suo viaggio una lettera del Gran Khan indirizzata al Papa. In questa lettera l'imperatore tartaro si nominava capo di tutti gli uomini e invitava il Papa, se voleva fare la pace, a recarsi da lui per ricevere la sua volontà.
Se Voi continuava la missiva non ubbidirete alle Nostre prescrizioni, Vi considereremo come nostro nemico. Dal tono dello scritto si può capire come la missione dell'intrepido frate non avesse avuto un buon èsito politico e religioso. Nonostante ciò, il viaggio del frate ebbe grande importanza, in quanto dimostrò che ci si poteva recare in quelle terre lontane con una certa sicurezza. A frate Giovanni, infatti, successero sulla via dell'Oriente altri religiosi ed a questi seguirono i mercanti. Uno dei primi grandi mercanti viaggiatori fu Marco Polo che intraprese il suo viaggio 24 anni dopo. Frate Giovanni, tornato dalla sua missione, scrisse un libro intitolato Historia Mongolorum (Storia dei Mongoli), ricco di notizie sulla vita e sui costumi di questi popoli. Questo prezioso libro, che recava notizie su genti e regioni ancora misteriose, è il primo documento della letteratura geografica dell'Occidente.

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Keplero
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Pian del Carpine
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Savonarola
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014