Fridtjof Nansen

 

SULLE GELIDE ACQUE del Mare di Barents, nel porto di Vardò, la nave era pronta, carica sino all'inverosimile di vettovaglie, attrezzi e strumenti scientifici. Era una nave esageratamente panciuta, quasi rotonda; era stata infatti costruita per poter resistere alla pressione dei ghiacci che, stringendosi attorno alla sua chiglia, avrebbero dovuto sollevarla invece che stritolarla. Il nome della nave era Fram cioè Avanti, un nome che si addiceva al coraggio degli uomini che vi si imbarcavano: 13 norvegesi fra cui il capo della spedizione, Fridtjof Nansen.
Alcuni pescatori guardavano con aria di compassione quei pazzi che salivano sulla Fram. Essi pretendevano di costeggiare verso est le terre continentali fino a che i ghiacci invernali non avessero stretta la nave nella loro gelida morsa, quindi si sarebbero lasciati trascinare dal movimento della banchisa che avrebbe dovuto portarli verso il Polo Nord. Ma Nansen era convinto che esistesse una corrente che attraversava il mare polare dallo Stretto di Bering al Mare di Groenlandia e all'Atlantico.
La Fram molla gli ormeggi il 24 giugno 1893 con direzione nord-est. Sul molo i familiari degli arditi esploratori salutano commossi i loro cari. Vi è anche la giovane moglie di Nansen che, trattenendo a stento le lacrime, è capace di fare coraggio agli altri... Torneranno, torneranno... Passano tre lunghissimi anni! Di Nansen, più nessuna notizia. Il bianco deserto ha forse fatto altre vittime. Improvvisamente, il 13 agosto 1896, la notizia meravigliosa: Nansen è tornato. Un solo uomo della spedizione è con lui. Perché? E gli altri?

LA FRAM ALLA DERIVA
Dopo tre mesi circa dalla partenza, la Fram era stata serrata solidamente dai ghiacci, nella zona della Nuova Siberia. Come Nansen aveva previsto, la nave cominciò ad essere trascinata dalla deriva verso nord-ovest. L'avanzata era però lentissima e, talvolta, la nave veniva spinta indietro. Due anni continuò la vita monotona di quegli uomini soli nel mezzo della distesa ghiacciata. In certi momenti la pressione dei ghiacci divenne minacciosa; il ghiaccio raggiunse lo spessore enorme di dodici metri arrivando fino al ponte della nave; ma questa, grazie alla sua forma, riuscì a scivolare fuori dalla stretta, sollevandosi.
Nel deserto artico la nave era diventata un piccolo laboratorio scientifico; si misuravano le correnti, i venti, la temperatura. Molta meraviglia suscitarono le enormi profondità oceaniche: 3-4 mila metri. Ciò faceva pensare ad una grande estensione marina e alla mancanza di terre al Polo.
Nell'autunno del 1894 Nansen constatò che la deriva portava la Fram meno a nord di quanto avesse previsto. Il Polo rimaneva molto lontano. Ed ecco che nasce nell'eroico esploratore l'idea di raggiungerlo a piedi. II Polo — scrive nel suo diario — è pur sempre la meta che da tanto tempo attrae gli uomini. E se non facciamo un tentativo ora che siamo tanto a nord, chissà quanto tempo passerà prima che se ne possa fare un altro.

LA MARCIA SULLA BANCHISA
II 15 marzo 1895 Nansen, accompagnato da Fredrik H. Johansen, con tre slitte e ventotto cani, lasciava la Fram per la sua eccezionale avventura sui ghiacci. E fu un'avventura tremenda, angosciosa, sfibrante. La marcia attraverso i cumuli ghiacciati si faceva sempre più faticosa. Un susseguirsi di canali, di dighe formate dalla pressione dei ghiacci, impediva il procedere sulle slitte che i due uomini, in questi casi, dovevano trasportare a mano. Il freddo era atroce; chiusi nei sacchi a pelo si accampavano nella neve con temperature di 40-45 gradi sotto zero. Nansen capì che non avrebbero più potuto proseguire in quelle condizioni. Egli così scriveva nel suo diario: Era una follia persistere nel proposito di avanzare verso nord. Decisi pertanto di fermarmi e di dirigermi a sud, verso la Terra di Francesco Giuseppe.
Prima di infilarci nel nostro caro sacco, feci un'osservazione astronomica dalla quale risultava che ci trovavamo a 86" 13' 6" di latitudine nord. Mancavano ancora 400 chilometri per giungere al Polo. Con quella latitudine Nansen superava di quasi tre gradi il primato precedente, raggiunto dalla spedizione americana di Greely. Il ritorno fu molto più faticoso. Durò un anno e qualche mese. I due esploratori superarono deserti di ghiaccio, terribili bufere di neve. I viveri cominciarono a scarseggiare. Finirono. Ad uno ad uno essi uccisero i cani per cibarsi delle loro carni. L'uccisione di orsi, foche e trichechi che fortunatamente incontrarono nel loro cammino, li salvò dalla morte.
Toccarono finalmente la terraferma su un'isoletta sperduta a nord della Terra di Francesco Giuseppe. Qui svernarono, finché, giunta la primavera, proseguirono la marcia. Navigarono sui loro caparchi (battelli) fino al Capo Flora, dove incontrarono la spedizione dell'inglese Jackson. Con la nave inglese Nansen ed il suo compagno poterono ritornare in patria, ove giunsero il 13 agosto del 1896. La Fram giungeva sulla costa norvegese proprio pochi giorni dopo. La meravigliosa impresa era felicemente terminata. Essa portava utili notizie sulle zone artiche. Ma soprattutto dava inizio ad una nuova era delle esplorazioni artiche perché Nansen aveva dimostrato che le misteriose regioni polari potevano essere affrontate dall'uomo.Fridtjof Nansen

LA VITA
Fridtjof Nansen nacque a Store Froen presso Cristiania in Norvegia, nel 1861, da una nobile e ricca famiglia.
Sin da fanciullo amò lo studio e la vita libera in mezzo alla natura selvaggia. Egli alternava lunghi periodi di studio delle scienze naturali e della geografia con lunghissime camminate solitàrie nelle immense campagne paterne. A 14 anni si allontanò da casa e visse a lungo in mezzo alle foreste, nutrendosi di selvaggina e di pesca. Il continuo esercizio fisico fece di lui un magnifico atleta; a 18 anni divenne campione norvegese di sci. A 19 anni si laureò in zoologia all'Università di Cristiania.
Subito dopo si spinse in crociera nel Mare Artico a studiare la vita delle foche. Al ritorno venne nominato direttore del Museo zoologico dì Bergen. Nel 1885 si recò a Napoli, ove frequentò la stazione zoologica. Nel 1888 compì per primo la traversata della Groenlandia e, dopo cinque anni, salpò a bordo della Fram per la sua magnifica impresa.
Quando Nansen ritornò dal Polo aveva 35 anni. Era ricco, carico di onori e pieno di energie. Scrisse libri scientifici, compì sistematiche esplorazioni nel Mar Baltico, poi intraprese una lunga navigazione al Mare di Kara e di qui per lo Jenissei fin nel cuore della Siberia, proseguendo indi per ferrovia fino all'Estremo Oriente. Col suo viaggio voleva dimostrare la pratica possibilità di contatti commerciali per via di terra fra la Scandinavia e quel paese dell'avvenire.
La sua attività non si limitò al campo scientifico; egli si interessò anche dì politica.
Nansen divenne uno dei più accesi sostenitori dell'indipendenza della Norvegia dalla Svezia; egli stesso trattò col principe Carlo di Danimarca per l'assunzione di questo principe al trono norvegese.
Dallo scoppio della prima guerra mondiale sino alla fine di questa, Nansen aiutò molti prigionieri e popolazioni colpite da carestie. Nel 1919 organizzò il rimpatrio di quasi mezzo milione di prigionieri tedeschi in Russia e si prodigò per le affamate popolazioni russe facendo giunger loro dei soccorsi. Queste magnifìche attività di commovente solidarietà umana valsero al grande esploratore nel 1922 il premio Nobel per la pace. Fridtjof Nansen morì a Lyraker il 13 maggio 1930.

(71) Ferdinando
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(74) Filippo II
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(78) Fratelli
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(79) Fratelli Vivaldi
(80) Fridtjof
Nansen
(81) Furio Camillo
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014