Filippo II di Macedonia

 

« ATENIESI, voi fate la guerra nello stesso modo in cui i selvaggi fanno a pugni. Pigliano un colpo da una parte? Subito si coprono quella parte con una mano ; prendono una botta da un'altra parte? subito spostano la mano dove hanno ricevuto il nuovo colpo. Ma parare i pugni, schivarli, prevenirli, non lo sanno né lo vogliono fare. È così fate voi. Se Filippo conquista il Chersoneso, mandate subito soccorsi laggiù ; se supera le Termopili, voi dietro, alle Termopili. Dovunque vada voi gli correte dietro, come se fosse il vostro comandante invece che il vostro nemico... » Questi cocenti rimproveri venivano rivolti dall'ateniese Demostene ai suoi concittadini, verso il 340 avanti Cristo. Il brano che abbiamo riportato fa parte di una serie di violenti discorsi con cui Demostene si scagliava contro Filippo II, il Macedone, nemico della sua patria, ed incitava i concittadini a combatterlo. Dal nome del... « destinatario » questi discorsi furono detti « filippiche » ; e ancora oggi si dice « filippica » un violento discorso contro una persona.
Ma chi era questo Filippo di Macedonia, che si faceva beffe di una città come Atene e meritava tutta l'inimicizia dei suoi cittadini?

IL GRANDE PADRE DI UN FIGLIO FAMOSO
Tutti conosciamo il nome e le imprese dI Alessandro Magno, il sovrano macedone che, verso il 330 a. C, conquistò in brevissimo tempo un vasto impero. Fu un'impresa memorabile, soprattutto per la rapidità con cui fu compiuta. Ma Alessandro, morendo giovanissimo, non ebbe il tempo di consolidare il proprio impero, e, alla sua scomparsa in poco tempo, tutto crollò. La fama di Alessandro ci pare quasi sproporzionata rispetto al valore di ciò che egli fece: non si trattò in fondo, che di una fortunata campagna militare. Ma Alessandro aveva avuto un padre. E questo padre non solo condusse campagne militari vittoriose, ma cosstruì uno stato rafforzò il proprio potere fù un diplomatico e uno stratega astutissimo l'ideatore di un nuovo formidabile schieramento in battaglia (la falange). Filippo II di Macedonia padre di Alessandro Magno benché meno famoso del figlio, fu veramente uno dei più grandi sovrani dell'antichità.

LA VITA E LE IMPRESE
Filippo, nato intorno al 382 avanti Cristo, era figlio del re dei Macedoni. Cominciò la sua carriera pubblica, appena quattordicenne, come... prigioniero. Infatti suo padre aveva dovuto consegjnarlo come ostaggio ai Tebani; il giovane principe visse per alcuni anni a Tebe; qui ebbe modo di conoscere bene i Greci e di ammirarli, come guerrieri e come strateghi. Im-parò tanto bene la lezione che poi, per tutta la vita, diede da fare proprio a quelli che gli erano stati maestri. Appena tornato in patria e salito al trono, ebbe, infatti, un pensiero solo: impadronirsi della grecia. Prima di incominciare occorreva però sistemare per bene le cose all'interno: e appena ventiduenne Filippo II risolse il problema con una rapidità e una maestria degne di un consumato uomo politico. Poi cominciò a guardare verso la Grecia, per saggiare il terreno cominciò ad attaccare le città più vicine, poste sulla sponda settentrionale del Mar Egeo. E, già che era da quelle parti, si impadronì anche di certe ricche miniere d'oro che cerano nella zona; in questo modo si assicurò « vita naturai durante » una massiccia rendita annua. Negli anni seguenti Filippo non perse un'occasione per danneggiare il prestigio e gli interessi di Atene, la città greca che essendo la maggiore di tutte, divenne il bersaglio dei suoi intrighi e delle sue guerre. Filippo, sistematicamente, si allea-va alle città nemiche di Atene e faceva la guerra a quelle che erano sue alleate. La conclusioni di tutto questo fu che nel 346, Filippo attraverso ungioco di alleanze e di rivalità riuscì a entrare nel consiglio delle Anfizionie, una associazione sacra che raggruppava tutte le città greche. Probabilmente questo fu il giorno più felice della vita di Filippo II. Perché egli ammirava i Greci e avrebbe dato la vita per essere considerato, dai Greci, uno di loro. Ma il suo amore fu, naturalmente, molto mal corrisposto. I Greci, e per i primi gli Ateniesi, non erano tipi da accettare la sovranità di qualcuno, soprattutto di un macedone, che consideravano un « barbaro ». Poiché era molto facile, anche fra i membri della Anfìzionia, venire ai ferri corti, venne il giorno del confronto diretto tra Filippo il Macedone e Atene. Lo scontro si ebbe nella campagna di Cheronea. Ateniesi e Tebóni da una parte, la terribile falange macedone dall'altra. Partecipavano alla battaglia anche Filippo e suo figlio Alessandro, diciottenne; fra gli Ateniesi era il loro antagonista, Demostene. La battaglia fu durissima per ambedue gli eserciti, ma poi volse a sfavore dei Greci. Non c'era nulla da fare contro la selva di lame che la falange aveva eretto davanti a loro: veniva annientato il battaglione sacro dei Tebani, morivano tremila Ateniesi. La Grecia era nelle mani di Filippo II. Ma il vincitore non abusò della vittoria e trattò Atene, vinta, molto generosamente. Egli voleva trasformare i nemici in alleati, ed essere il loro capo. Capo dei Greci! Filippo vedeva il suo sogno prossimo ad avverarsi. A Corinto indisse un congresso dei rappresentanti di tutte le città greche e costituì, fra le città, una « Lega nazionale ». Formando un'alleanza offensiva e difensiva fra questa lega e il suo regno, egli stabiliva così il proprio potere sopra la Grecia.

LA FINE MISTERIOSA
Subito Filippo lanciò una proposta alla Lega delle città greche: organizzare, assieme, una grande spedizione contro il comune nemico, la Persia. Il Consiglio della Lega approvò, in realtà non poteva far altro. Filippo ritornò in Macedonia per disporre i preparativi. Ma qui la sua vita, inaspettatamente, si chiuse: fu assassinato, non si sa perché e da chi, mentre assisteva al matrimonio di una figlia (336 a.C). Una figlia avuta da una delle sue sette mogli: poiché, per quanto aspirasse ad essere greco, Filippo era, irrimediabilmente, un « barbaro ».

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014