Federico II di Prussia

 

OGNI MATTINA, poco prima che spuntasse l'alba, era già in piedi. Lo stesso servo che andava a svegliarlo, lo aiutava a vestirsi: una vecchia uniforme azzurra piuttosto stinta e sporca di tabacco da fiuto era l'abituale abbigliamento del re. Mentre un altro servitore lo radeva, re Federico controllava i sigilli delle lettere e dei dispacci giunti dai vari ambasciatori e dai suoi ministri. Subito dopo si metteva a leggerli, annotando le sue osservazioni e abbozzando risposte e ordini; nello stesso tempo, nella stanza accanto, veniva suonato un flauto, che aiutava il re di Prussia a meditare sugli affari di Stato. Dopo una rapida colazione a base di caffè molto forte e di frutta, egli riceveva i suoi segretari, cui dettava lettere e dava ordini. Verso le nove riceveva il suo aiutante di campo, col quale regolava puntualmente tutto ciò che si riferiva al servizio militare; seguivano le udienze e infine l'ispezione al suo reggimento. A mezzogiorno in punto Federico si metteva a tavola e vi rimaneva dalle due alle tre ore, mangiando abbondantemente, ma, nello stesso tempo, trattando importanti affari con alti funzionari. Nel pomeriggio si riposava nella solitudine del suo studio suonando un poco il flauto, leggendo, scrivendo e meditando. Vivere, nel vocabolario di Federico, equivaleva a leggere. Verso le sei riceveva artisti e scienziati, coi quali conversava a lungo. La sera si concludeva con lo studio dei documenti di Stato, una frugale cena e un piccolo concerto cui lo stesso re partecipava. Dal suo castello di Sans-Souci Federico II guidava il suo regno con mano sicura. Non c'era nessuno che fosse capace e che avesse l'ardire di influenzarlo; tutti gli ordini venivano da lui e tutto ciò che si faceva nel regno prussiano veniva fatto perché così voleva il re. Federico non si fidava di nessuno; alla sua piccola corte, dove non esistevano né donne, né bellimbusti incipriati, egli riceveva soltanto artisti con cui parlare e funzionari, sgobboni più che intelligenti, cui trasmettere ordini. Ad esempio, non voleva mai vedere i ministri, che dovevano stare a Berlino, impegnati soltanto a ricevere ordini e a farli eseguire.

UNA TRISTE ADOLESCENZA
La grande famiglia degli Hohenzollern, cui apparteneva Federico, iniziò la sua fortuna nel 1415, quando acquistò la sovranità sulla sabbiosa e povera regione del Brandeburgo. Con sistematicità gli Hohenzollern aggiunsero a quel primo nucleo altri piccoli territori, fino a comprendere anche la Prussia. Una intelligente attività economico-politica fece dei possedimenti della famiglia uno Stato potente e temuto. Quando Federico II salì al trono, nel 1740, si trovò a governare uno Stato di due milioni e mezzo di anime e un esercito composto, in proporzione, da un numero sbalorditivo di uomini: circa 85 000. Per tutta la vita Federico rivolse all'esercito le sue cure maggiori. Suo padre, il re Federico Guglielmo, fu un lavoratore instancabile, quasi più del figlio; ma egli curò soprattutto l'esercito: amò le parate, le pompe militari, i soldati; si dice che avesse fatto della Prussia una sola grande caserma. Federico Guglielmo esultò di gioia quando, nel 1712, gli nacque un figlio; se lo immaginò subito pieno di ardore per la vita militare, desideroso di servire lo Stato, se lo figurò insomma come una sua copia. Ma il figlio sortì con ben altra tempra. Non era un fannullone o uno scriteriato, tutt'altro. Il fatto è che era in tutto diverso dal padre e questo Guglielmo non lo poteva ammettere. Il padre era soltanto un militare, metodico, di ingegno grossolano; il figlio invece era intelligentissimo, bizzarro, amava leggere ed era anch'egli scrittore. Fra padre e figlio sorse ben presto un'ostilità insuperabile. Ma il re Guglielmo non era tipo da cedere; per farsi obbedire egli sapeva ricorrere alla violenza e l'usò anche verso il figlio. Non solo gli tolse i libri, gli proibì di suonare e lo costrinse persino a vedere la dolce madre di nascosto; ma lo bastonò in pubblico e lo frustò parecchie volte. Esasperato da una vita simile, Federico, insieme ad un amico, tentò di fuggire. I due giovani vennero scoperti e imprigionati. Il padre volle che si facesse un processo in cui si giudicassero i prigionieri come ribelli e traditori; dovevano essere puniti con la pena di morte. Si stenta persino a credere a una simile crudeltà. Federico fu salvato dalla furia paterna per intercessione dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo, ma il giovane amico fu ucciso. Il re Guglielmo, dopo questo tragico avvenimento, pensò di mutare metodo nell'educazione del figlio: divenne ancor più severo e crudele di prima. Il figlio a poco a poco si piegò, cioè fece fìnta di piegarsi, ingannando il padre col fargli credere di seguire spontaneamente i suoi insegnamenti. Così il giovane Federico divenne un vero ipocrita e un perfetto simulatore.
Federico II di Prussia
FEDERICO INGRANDISCE IL SUO STATO
Chi credeva di conoscere il giovane prussiano come amante della pace dovette disingannarsi quando egli salì al trono nel 1740 col nome di Federico II. Erano appena finite le onoranze funebri del padre che il suo degno rampollo moltiplica i suoi già notevoli armamenti.
Alcuni anni prima Federico aveva scrìtto un libro: l'Antimachiavelli, nel quale condannava la teoria dello scrittore fiorentino secondo cui tutti i mezzi sono buoni pur di aumentare la potenza dei proprio Stato. Ma, appena salito al trono. Federico II si comportò proprio come il Principe di Machiavelli: ruppe i patti di alleanza con l'Austria e chiese alla regina Maria Teresa la cessione della Slesia. Non attese neppure una risposta e fece invadere dalle sue meravigliose truppe la più ricca e fiorente regione austriaca. Così iniziò una lunghissima guerra, che si protrasse con intervalli per quasi trent'anni. La Slesia divenne definitivamente una regione prussiana. Nessuno poteva superare in forza e abilità le magnifiche truppe di Federico formate di soldati valorosissimi e fedeli. Sotto il suo regno la Prussia diventò un immenso campo militare.
Non solo il re prussiano aumentò costantemente i suoi contingenti, ma li rese sempre più efficienti; curò in modo particolare la artiglieria a cavallo, il corpo da lui inventato. Egli stesso non esitava a mettersi alla testa delle sue truppe quando le cose non andavano bene e c'era bisogno di un trascinante esempio.
Federico II non fece soltanto guerre; anzi, egli desiderò la pace per poter migliorare le condizioni economiche del suo Stato. Fu un amministratore scrupoloso e un saggio ministro dell'economia. Trasformò anzitutto Berlino in una città altamente industriale, e nello stesso tempo obbligò la Prussia a provvedere ai propri bisogni senza ricorrere alle importazioni; diede sviluppo e impulso all'agricoltura e all'industria cercando di esportare il massimo ed importare il minimo. Attraverso nuove guerre, operazioni diplomatiche e abili alleanze. Federico II allargò ancora il suo territorio a danno dell'Austria e della Polonia.
Egli protesse sempre i principi tedeschi contro le pretese dell'Austria. La protezione del re prussiano non era però del tutto disinteressata; Federico II voleva infatti impedire un rafforzamento della potenza austriaca e, nello stesso tempo, voleva preparare il terreno per annettersi i principati germanici.

LA FINE DEL GRANDE SOVRANO
Federico II consacrò gli ultimi anni della sua operosa vita a difendere il territorio che aveva saputo conquistare. Non si concesse riposo né tregua. La sua salute, sembrò ricevere un colpo fatale durante una ispezione in Slesia, nell'agosto del 1785. Un mattino, durante una parata, il re voleva dare un esempio ai soldati rimanendo a cavallo per sei ore sotto una pioggia torrenziale; alla sera partecipò a un sontuoso banchetto. La notte fu colto dalla febbre, ma il mattino seguente continuò l'ispezione. Un attacco di apoplessia lo costrinse finalmente a letto. Si riprese. Continuava a lavorare; leggeva libri di storia e conversava coi suoi funzionari. Per alcuni mesi rimase rintanato nel palazzo di Potsdam, sempre lavorando. Il suo dottore era disperato e sconcertato. Federico dormiva pochissimo alla notte e obbligava i suoi segretari a recarsi da lui alle quattro del mattino, affinchè le poche settimane che gli rimanevano da vivere potessero essere utili allo Stato. Uno dei segretari una mattina, stanco morto, cadde a terra, semisvenuto; il sovrano chiamò allora l'altro e continuò il suo lavoro. Nell'aprile del 1786 Federico si recò a Sans-Souci, sua dimora preferita. Continuò a lavorare, ma le forze diminuivano. Il giorno 15 agosto diede disposizione per preparare una visita a Potsdam al suo reggimento e dettò lettere e dispacci con la sua consueta lucidità. Il giorno dopo ebbe un collasso; le forze lo abbandonarono quasi totalmente. Alla sera si risvegliò da un lungo sonno agitato e disse che voleva essere svegliato alle quattro del mattino, come sempre, per riprendere il lavoro. Alle due spirava fra le braccia del suo fedele servitore. Aveva settantaquattro anni.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014