Evangelista Torricelli

 

A FIRENZE, presso il Museo di Storia della Scienza, si conserva una lente per cannocchiale. Al visitatore che la osserva appare come una normale lente, di 10,5 centimetri di diametro, eseguita con cura. Ma chi ha qualche cognizione di ottica rimane stupito apprendendo la grandissima precisione con cui è costruita: è perfetta al decimillesimo di millimetro! Ebbene: questa lente fu costruita nel 1646. Il suo ideatore fu Evangelista Torricelli. Trecentosettanta anni or sono, senza disporre di nessuno dei moderni apparecchi, egli riuscì a spingere i suoi calcoli e la sua perizia fino a dividere in diecimila parti un millimetro di materiale!
Quando si dice Torricelli, si pensa al barometro. Di Torricelli, in generale, si sa solo che egli fece quella famosa esperienza, capovolgendo il tubo pieno di mercurio in una bacinella, ecc. Niente altro, o quasi. Ebbene, se apriamo un importante testo di matematica e fisica, stampato in Germania, possiamo leggere testualmente: ...strane e complicate vicende ritardarono fino al 1919 la pubblicazione delle opere del Torricelli. Se ciò non fosse accaduto, tutti in Europa farebbero il suo nome come quello del vero fondatore del calcolo infinitesimale e i nomi di Leibniz (grandissimo filosofo e matematico tedesco) e di Newton (sommo scienziato inglese) verrebbero scritti dopo quello del Torricelli.
Gli stranieri stessi, come si vede, pongono il nostro scienziato nel numero dei grandi, dei geni, in tutto degno di stare accanto al suo eccelso maestro, Galileo Galilei. Ma di questo si erano accorti anche i suoi contemporanei: dal nome latino di Evangelista Torricellius fecero il bellissimo anagramma di En virescit Galileus alter, cioè Ecco che fiorisce un nuovo Galileo.
Evangelista Torricelli nacque a Faenza (o, secondo alcuni, nella vicina Modigliana) il 15 ottobre 1608. Erano proprio gli inizi di quello che fu definito giustamente il secolo dei geni: in esso vissero e operarono, oltre a Galileo, l'astronomo Keplero, i medici e anatomisti Malpighi e Harwey, i filosofi e matematici Cartesio, Bacone, Pascal, Leibniz e altri, tutti sommi pensatori.
Nel 1627, a diciannove anni, Torricelli si iscrisse all'Università di Roma: più. tardi, ne divenne professore. Pubblicò il suo primo testo nel 1641, a commento di un'opera del vecchio Galileo. Gli studiosi dell'epoca si accorsero subito che quel giovane emiliano dall'aspetto piuttosto comune, aveva una mente di prim'ordine: e se ne accorse anche il Granduca di Toscana. Nello stesso anno, infatti, Torricelli venne a Firenze per lavorare più vicino a Galileo, che aveva già 78 anni ed era praticamente cieco; ma dopo tre mesi, l'8 gennaio del 1642, il grande Galileo morì. Torricelli allora prese il suo posto e fu nominato matematico del Granduca.
In quell'importante incarico, egli svolse un'attività prodigiosa: non c'era argomento o branca della matematica, della fisica, della meccanica, dell'idraulica, dell'astronomia, dell'architettura che non lo interessasse: sembrava quasi presentisse che non gli rimaneva molto da vivere.

Evangelista TorricelliL'INVENZIONE DEL BAROMETRO
Nel 1644 compì, o meglio fece compiere da Vincenzo Viviani, un altro scolaro di Galileo, la famosa esperienza per la misurazione della pressione atmosferica: la prima notizia è dell'11 giugno. Egli stesso vi allude con questa specie di raccontino molto significativo: Una volta un filosofo, vedendo la cannella messa nella botte dal suo servitore (per estrarre il vino), lo rimproverò dicendogli che il vino non sarebbe mai venuto, perché la natura dei corpi solidi e liquidi è di premere in giù, non orizzontalmente o verso l'alto. Ma il servitore gli dimostrò che sebbene i liquidi gravitassero in giù, in ogni modo spingono anche verso l'alto, purché trovino un vuoto in cui andare, cioè luoghi che resistano con una spinta minore della spinta dei liquidi stessi. È raccontato in forma di... apologo, come usava allora, ma in sostanza si tratta della famosissima teoria sulla pressione dell'aria. A pensarci bene, la scoperta del Torricelli è meravigliosa. Noi ignoriamo per secoli ciò che è intorno a noi e fa parte della nostra esistenza. Poi, appare l'uomo di genio che vede dove nessuno ha mai visto: e svela la verità. Per gli uomini colti del Seicento, così curiosi e sempre in attesa di novità e rivelazioni da parte della giovane scienza, l'esperienza torricelliana divenne fonte di sorprese sensazionali: la si ripeteva negli studi, nelle Università, presso le corti, ed essa illuminava le menti, dava nuove conoscenze sul mondo che ci circonda. Nessuna scoperta scientifica del Seicento, se si eccettua il cannocchiale, destò tanto interesse anche fuori dell'ambiente scientifico.

TORRICELLI MATEMATICO
In generale, si considera il nostro grande scienziato come un genialissimo artigiano, un esperimentatore, occupato soprattutto in attività pratiche; e questo è vero. Nel suo studio di Firenze si accumulavano studi e progetti di idraulica, dinamica, balistica, architettura militare, ottica: costruì nuovi cannocchiali e microscopi, perfezionando, come abbiamo visto, i metodi di lavorazione fino a raggiungere risultati incredibili. Ma ricordiamoci il brano riportato all'inizio: Evangelista Torricelli fu soprattutto un grande matematico e geometra. Naturalmente non è possibile esporre in maniera comprensibile i vertiginosi studi matematici che egli compì: non si dirà molto spiegando che egli scoprì la formula fondamentale del calcolo integrale, cioè di uno dei complicati e importantissimi processi matematici che forniscono un metodo per trovare l'area di superfici comprese tra linee curve, per ricerche sulle velocità, accelerazioni, ecc... Ma gli studiosi, i matematici conoscono l'enorme valore delle scoperte del Torricelli: e dobbiamo pensare che furono scoperte fondamentali, compiute più di tre secoli fa, sulle quali poi si basarono, si appoggiarono gli studi successivi. In questa attività trascorsero gli ultimi anni della breve vita di Torricelli. Tenne anche famose lezioni accademiche, e alcuni suoi discepoli, come il fiorentino Carlo Roberto Dati, divennero celebri. Inoltre, le pagine che ci ha lasciato fanno di lui uno dei migliori scrittori del Seicento.
Il 25 ottobre 1647, a soli trentanove anni, Evangelista Torricelli morì: che cosa ci avrebbe lasciato se avesse potuto vivere più a lungo?

L'ESPERIENZA DI MAGDEBURGO
Basandosi sull'esperienza di Torricelli, nel 1654 (quando già lo scienziato italiano era, morto), Otto di Guericke, borgomastro di Magdeburgo, in Germania, eseguì in una pubblica piazza una esperienza rimasta famosa. Prese due grossi emisferi di ottone, cavi internamente, li fece combaciare in modo da formare una sola sfera da cui tolse l'aria con una macchina di sua invenzione. I due emisferi furono poi attaccati a due robusti cavalli, che li tirarono in senso opposto: fra lo sbalordimento della folla, non accennarono minimamente a staccarsi.
Che cosa li teneva uniti con tanta forza? La pressione dell'aria, scoperta e misurata dal Torricelli, che premeva solo dall'esterno all'interno.

L'HORROR VACUI
Così, le conoscenze si diffondevano: e crollavano le vecchie credenze. Fin dall'antichità, per esempio, gli scienziati spiegavano certi fenomeni naturali e fisici (il vento, il movimento dei corpi, la loro caduta, la salita dei liquidi nelle pompe aspiranti) con il principio dell'horror vacui, cioè orrore del vuoto: la natura, essi sostenevano, ha orrore del vuoto e perciò opera in modo do non lasciarlo sussistere; l'aria si precipita nel vuoto che tende a formarsi dietro un proiettile, e lo spinge innanzi; spinge il liquido su per un tubo vuoto allo scopo di riempirlo, e così via. Torricelli fu il primo ad abbattere questo mostro secolare, spiegando che erano semplici fenomeni meccanici molti fatti complessi, che da migliaia di anni apparivano oscuri.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014