Ettore Fieramosca

 

500 ANNI FA Francesi e Spagnoli combattevano tra di loro in Italia. Mentre l'esercito francese assediava la città di Barletta, che era occupata dagli Spagnoli, un soldato francese, Guido La Motte, offese dei cavalieri italiani al servizio degli Spagnoli: disse che i soldati italiani non avevano coraggio. Ettore Fieramosca, in risposta, dichiarò che i soldati italiani erano pronti a dimostrare il loro valore. Scelse 12 cavaglieri italiani e sfidò altrettanti cavalieri francesi a combattere contro di loro, con le regole della cavalleria. Lo scontro si ebbe nelle campagne di Barletta.

In una nube di polvere, con fragore di corazze e scalpitio di cavalli, i ventisei cavalieri entrano nello spiazzo destinato al combattimento. Gli Italiani, guidati da Ettore Fieramosca, si dispongono su un lato, i Francesi, a centocinquanta passi, di fronte a loro.
Tutt'attorno si accalca una grande folla. Sotto un baldacchino, su un lato del campo, stanno i giudici.
Ora i ventisei guerrieri attendono immobili sui loro cavalli: ogni uomo porta lancia, spada e pugnale; appese all'arcione ha due mazze, di ferro. Mancano pochi minuti allo scontro: Con uno squillo di tromba di un araldo, i cavalieri devono abbassare sugli occhi la celata; al secondo, si deve avanzare. Dopo pochi passi si curvano sul collo dei cavalli, piantano gli speroni nei loro fianchi e li lanciano alla carica. Lo spazio tra le due schiere diminuisce rapidamente, pochi passi ancora ... Con uno forte stridore di metalli le due schiere si scontrano, penetrano una nell'altra. Un nuvolone di polvere si leva a coprire il viluppo di cavalli e di uomini: ogni tanto si riesce distinguere i cavalieri che convulsamente combattono, abbattendo le spade e le mazze sull'avversario, mentre i cavalli si impennano, scalpitano sotto le violente strappate dei morsi.
A un tratto dalla mischia si vede uscire un cavallo senza cavaliere, che, fatti pochi passi, crolla sul terreno. Fanfulla da Lodi in un baleno è addosso al cavaliere disarcionato e con un formidabile colpo con la lancia lo abbatte.
— E uno! — grida, ributtandosi nella mischia. Fieramosca era subito andato in cerca di La Motte e i due capi finalmente si trovano uno di fronte all'altro. I due pongono mano alle spade e si scontrano con furia: Fieramosca venne ferito, ma rimane in arcioni. Strappa l'azza dalla sella e con tutta la forza vibra un tremendo colpo sul collo dell'avversario. La Motte si piega stordito sull'arcione; Fieramosca lo afferra alle cinghie che gli sostengono la corazza e lo trascina giù dal cavallo.
— Arrenditi o sei morto ! — gli grida Fieramosca. La Motte, semisvenuto non risponde, ma prima che l'Italiano lo finisca, interviene Baiardo, il giudice, che grida: — Sia prigioniero! —
II terreno si va coprendo di ferri di armature: i cavalieri si battono con impeto ; i Francesi sono valorosi, ma si comincia a notare che gli Italiani sono superiori. Uno alla volta, tutti i cavalieri francesi, malconci, sanguinanti, sono fatti prigionieri. Gli Italiani hanno vinto: la sera stessa, i tredici campioni entrano trionfalmente in Barletta, seguiti dai prigionieri, accolti da un rullo di tamburi e dal tuono delle artiglierie.

ELENCO DEI PARTECIPANTI ALLA DISFIDA DI BARLETTA
ETTORE FIERAMOSCA da Capua
GIOVANNI BRANCALEONE da Roma
MARCO CARELLARIO (o COROLLARIO) da Napoli
MIALE da Troja (pugliese)
FRANCESCO SALOMONE siciliano
FANFULLA da Lodi (Lombardia)
GIOVANNI CAPOCCIO da Roma
ETTORE GIOVENALE da Roma
MARIANO ABIGNENTE da Sarno (Campania)
LUDOVICO ABENAVOLO da Capua
GUGLIELMO ALBIMONTE siciliano
RICCIO da Parma
ROMANELLO da Forlì

Gli armaioli italiani dei secoli XV e XVI erano i più esperti e apprezzati nel mondo. Famosi furono i Missaglia di Milano e i Piccinino di Brescia. Le loro armature recano un marchio: esso garantisce che quella armatura fu sottoposta ad un colpo di balestra e che superò egregiamente la prova. Le armature da combattimento non superavano mai i 25 chilogrammi di peso; quelle da giostra e da torneo pesavano assai di più, ma venivano indossate solo per il breve tempo dello scontro. In un museo di Madrid è conservata l'armatura da giostra dell'Imperatore Carlo V: pensate che il suo peso è di 92 chilogrammi, eppure è costruita in modo tale da consentire anche il più piccolo movimento. Vi parrà incredibile che con un peso simile addosso il guerriero potesse riuscire a muoversi; è vero, ma dovete sapere che per montare a cavallo veniva sollevato addirittura da una gru.

(54) Donatello
(55) Donato
Bramante
(57) Edward Jenner
(58) Elisabetta I
(59) Emanuele
Filiberto di Savoia
(60) Enrico Fermi
(61) Enea
(63) Ettore
Fieramosca
(64) Euclide
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014