Enea

 

XII SECOLO AVANTI CRISTO. Alcune navi troiane veleggiano lente lungo le coste del Lazio. Giunte alla foce del Tevere, ne risalgono il corso per un breve tratto; poi gettano l'ancora. Da queste navi sbarca un gruppo di giovani guerrieri; essi sono comandati da un nobile principe troiano: Enea. Di questo eroe non abbiamo alcuna notizia sicura; tutto ciò che sappiamo è dovuto al racconto leggendario, tramandato da questi due poemi: l'Iliade del poeta greco Omero e l'Eneide del poeta latino Virgilio. Secondo la leggenda, Enea, figlio del principe troiano Anchise, nacque sul monte Ida e fu uno dei più valorosi difensori della città di Troia. Le sue imprese di valore durante l'assedio di Troia sono raccontate nell'Iliade. Tutto ciò che accadde ad Enea dopo la distruzione della città lo apprendiamo dall'Eneide ( = poema di Enea), da Cui sono appunto tratte le notizie che troverete in questo articolo.

SETTE ANNI DI PEREGRINAZIONI
Lungo e difficoltoso era stato il viaggio di Enea e dei suoi compagni prima di approdare alla foce del Tevere. Per ben sette anni, infatti, essi avevano errato sul mare, sbattuti di lido in lido da terribili tempeste. Ecco, in breve, questo lungo Viaggio. Dopo che Troia venne distrutta, Enea con un buon numero di compagni riuscì a salvarsi per mare. Per volere degli dei, egli doveva giungere in Italia per fondare una nuova Patria. Terribili pestilenze, spaventosi prodigi, drammatici avvenimenti turbarono Enea e i suoi compagni durante la navigazione e ad ogni tappa del loro viaggio. Sostarono in Tracia, a Creta, nelle Isole Stròfadi (nel Mar Ionio) e in Sicilia. Ma in ogni luogo, presagi, sogni, indovini, confermavano a Enea che la sua mèta finale era l'Italia. Enea, impavido, non si perse mai d'animo. Salpato dalla Sicilia alla volta dell'Italia, già sta per giungervi quando la dea Giunone, implacabile nemica dei Troiani, suscita una terribile tempesta. Tutte le navi troiane vengono sospinte verso le coste dell'Africa settentrionale. Qui, Enea è benevolmente accolto da Didone, regina della città di Cartagine. Didone è presa di ammirazione per il valoroso Enea: vorrebbe sposarlo e farlo re di Cartagine. Ma égli è fermamente deciso ci compiere la sua missione: infatti lascia segretamente Cartagine e riparte alla volta dell'Italia. Dopo aver sostato a Cuma per interrogare sulla propria sorte la Sibilla Cumana (una celebre profetessa) Enea sbarca finalmente sulle coste del Lazio.

FONDATORE DELLA STIRPE ROMANA
Sarete veramente in Italia, quando avrete Tanta fame da divorare persino le mense. Qui, fonderete una città. Così aveva profetato nelle Isole Stròfadi Celèno, una delle terribili Arpìe (mostri dal volto di donna e dal corpo di uccello) che vi abitavano. E succede proprio così. Sbarcati nel Lazio, Enea e i suoi compagni, per saziare la fame, sono costretti veramente a divorare le enormi focacce che servivano loro da piatti. Non c'è più alcun dubbio: qui, bisogna fermarsi. Ma chi abita in queste terre? Il giorno seguente, i messaggeri di Enea esplorano la zona. Essi vengono a sapere che le terre in cui si trovano sono abitate dai Latini e che ne è re Latino. Questi ha una figlia, Lavinia, che secondo un'antica profezia sarebbe dovuta andar sposa a uno straniero. Quando Enea manda a Latino alcuni ambasciatori con ricchi doni, il re li accoglie benevolmente. Latino pensa che lo straniero giunto sia lo sposo predestinato alla figlia: non esita quindi a promettergliela in sposa. Ma Lavinia era già stata chiesta in moglie da Turno, re di una popolazione italica: i Rùtuli. Turno si vuol vendicare dell'offesa ricevuta da Latino e fa guerra ad Enea, che considera un pericoloso invasore. La guerra si protrae a lungo, fra battaglie sanguinosissime, duelli accaniti ed episodi di valore. A un certo momento Turno, per affrettare la fine della guerra, sfida a duello Enea. Enea accetta la sfida e si prepara alla prova decisiva. Non è ancora sorto il sole che già sul campo di battaglia è tutto un brulichìo di guerrieri e un luccichio di armi. Sono i soldati latini e quelli troiani che in assetto di guerra sono venuti ad assistere al duello dei loro capi Ed ecco che giungono Turno ed Enea.
Nel campo, intanto, s'è fatto un profondo silenzio. A un tratto, risuonano chiare le parole di Enea: Se Turno sarà vincitore — egli dice — noi cesseremo la guerra contro i Latini e lasceremo il Lazio, ma se la vittoria toccherà a me, io chiederò l'alleanza dei Latini e fonderò una città cui porrò nome Lavinia.
Subito dopo ha inizio il duello. Ora è Enea che colpisce Turno, ora è Turno che furibondo si scaglia su Enea e lo ferisce. Enea a sua volta lancia l'asta; Turno, ferito a una coscia, cade in ginocchio e chiede pietà. Enea indugia; ma il ricordo dei valorosi compagni uccisi dal rivale lo spìnge alla vendetta. Si avventa su Turno e gli affonda la spada in pieno petto; ferito mortalmente, stramazza al suolo. Così, secondo quello che era il volere degli Dei, Enea può restare nel Lazio. Egli sposerà Lavinia, fonderà una città dello stesso nome e darà origine a una nuova stirpe. Quattro secoli dopo, proprio da questa stirpe nascerà Romolo. Egli sarà il fondatore di Roma, la città che diverrà capitale di un vasto e potente impero.

(52) Dinastie inglesi
(53) Diocleziano
(54) Donatello
(55) Donato
Bramante
(57) Edward Jenner
(58) Elisabetta I
(59) Emanuele
Filiberto di Savoia
(60) Enrico Fermi
(61) Enea
(63) Ettore
Fieramosca
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014