Emanuele Filiberto di Savoia

 

NELLA SECONDA METÀ del '500, l'Europa era tormentata dalla lotta fra i due colossi dell'epoca; la Spagna e la Francia. I loro re, Carlo V e Francesco I, sapevano che con quella lotta si doveva decidere chi avrebbe comandato in Europa, e conducevano una guerra spietata, che devastava città e campagne e provocava spaventose stragi. Le armi da fuoco venivano già largamente usate e si ricorreva spesso ai bombardamenti massicci delle città: per esempio Cuneo, nel 1557, fu bombardata con 5000 colpi di cannone dai Francesi che la assediavano. Nel 1536, approfittando del fatto che Carlo V era impegnato in una spedizione contro i Turchi, che occupavano l'Africa, Francesco I invase il Ducato di Savoia, assediando il duca Carlo III in Vercelli. Carlo V che era a Napoli, reduce dalla spedizione tunisina, risalì subito l'Italia col suo esercito e, giunto in Piemonte, attaccò i nemici. I due eserciti combatterono a lungo, senza risultati, giungendo solo a devastare il Paese.
In queste condizioni, il papa Paolo III potè ottenere un armistizio. Nel 1538, a Nizza, fu stabilita una tregua di dieci anni, per la quale ciascuno manteneva le terre occupate. Naturalmente, la sorte peggiore toccò al Ducato di Savoia il quale, occupato quasi completamente, doveva rimanere per dieci anni in quelle tristissime condizioni.

APPARE UN GIOVANE CONDOTTIERO
II buono, religioso, clemente Carlo III rimase a Vercelli in uno stato di quasi prigionia; egli, come ci raccontano gli scrittori del tempo, era un uomo piccolo e brutto, debole fisicamente, seppure d'immensa bontà. Non era certo in grado di reagire alla prepotenza nemica. Ma chi invece mordeva il freno e si tormentava e sentiva crescere l'avversione per i Francesi era il suo figliolo secondogenito, Emanuele Filiberto. Emanuele era nato l'8 luglio 1528, perciò al tempo della presa di Vercelli aveva solo otto anni; ma col trascorrere del tempo, diventando adulto e più maturo, si rendeva conto dello sfacelo della sua patria; e, quasi inconsciamente, sentiva che toccava a lui (diventato principe ereditario dopo la morte del fratello) il dovere terribile di riconquistare la sua terra. Per far questo, c'era una sola strada: ottenere la protezione del più potente sovrano del suo tempo, che era anche suo zio: l'imperatore Carlo V. Così, nel 1545, a diciassette anni, Emanuele Filiberto partì da Vercelli e, raggiunse lo zio imperatore a Worms, sul Reno, nella Germania meridionale, dove Carlo V concentrava armi ed armati per la guerra contro i prìncipi Emanuele Filiberto di Savoia chiamato il duca di ferroprotestanti ribelli ed il re di Francia. L'Imperatore accolse con simpatia il giovanissimo nipote e gli affidò il comando dei gentiluomini della casa imperiale e della cavalleria fiamminga. Emanuele Filiberto aveva diciotto anni: perciò fu il più giovane condottiero di tutti i tempi. A Ingolstadt sul Danubio, nel 1546, Emanuele Filiberto portò al combattimento le sue truppe: prima di salire a cavallo, rivolgendosi agli ufficiali, disse: Delibero di restare alla testa del mio squadrone e vincere o morire. Carlo V sorrise, fiero del coraggio del nipote. Da Ingolstadt cominciò la gloriosa carriera del duca: in Piemonte, nella Savoia, in gran parte d'Italia, migliaia di uomini seguivano le sue imprese con la speranza che egli restituisse la libertà alla patria, per la quale combatteva e rischiava la vita. Nel 1553 il povero Carlo III, padre del duca, morì a Vercelli: Emanuele Filiberto rimase così solo al mondo. Nel 1555 Carlo V, vecchio e stanco, abdicò, lasciando il regno nelle mani del figlio Filippo II: questi affidò il comando supremo dell'esercito imperiale e cattolico ad Emanuele Filiberto di Savoia, che aveva allora solo ventisette anni.

LA BATTAGLIA DEGLI OSSESSI
Col titolo di Capo e Capitano generale dell'esercito, il duca preparò la mossa decisiva: un grandioso attacco alla piazzaforte di San Quintino, nella Francia del Nord, con lo scopo preciso di distruggere l'esercito francese e imporre la pace. A metà giugno del 1557 ebbe inizio il movimento operativo, studiato in ogni particolare dal duca: il 2 agosto Emanuele Filiberto, attraverso la valle dell'Oise, sbucò davanti a San Quintino, sentinella avanzata di Parigi. Aveva con sé 13 000 cavalieri e 35 000 fanti, mentre un corpo inglese alleata, di 10000 uomini, stava per giungere. L'attacco alla fortezza cominciò il giorno stesso, mentre le truppe imperiali si disposero, secondo i piani del duca, lungo il fiume Somme, in un vasto semicerchio: e quel semicerchio diventò la tomba del più bell'esercito di Francia. Le truppe francesi caddero nella sacca e, nel corso di una tremenda battaglia, furono sterminate. Questa fu la battaglia degli ossessi, chiamata così per l'accanimento con cui le due parti si batterono. La sera stessa della vittoria' Emanuele Filiberto lanciò al popolo di Savoia la famosa parola d'ordine: Insorgete contro i Francesi! Noi qui li abbiamo battuti in pieno!
Anche per mediazione del Papa, la pace fu conclusa a Caleau Cambrésis, nell'aprile del 1559. Per essa, la maggior parte del Piemonte e della Savoia erano restituite ad Emanuele Filiberto. Il grande dovere era assolto. Nel novembre 1559, il duca ritornò nella sua patria, accolto da manifestazioni di entusiasmo commoventi. Nell'agosto del 1562, le truppe francesi sgombrarono Torino dove rientrarono il duca e la moglie Margherita di Valois, il 7 febbraio 1563. Il grande Duca di ferro morì il 30 agosto 1580. poco prima di morire egli si rivolse al figlio Carlo Emanuele, ai ministri, ai fedeli che gli stavano attorno e con voce fievole ma chiara, disse le sue ultime parole: Italiani, siate uniti.

(51) Dinastia Asburgo
(52) Dinastie inglesi
(53) Diocleziano
(54) Donatello
(55) Donato
Bramante
(57) Edward Jenner
(58) Elisabetta I
(59) Emanuele
Filiberto di Savoia
(60) Enrico Fermi
(61) Enea
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014