Elisabetta I Regina d'Inghilterra

 

Figlia di Enrico VIII e della seconda moglie Anna Bolena, Elisabetta I (Creenwich 1533-Richmond 1603), regina d'Inghilterra dal 1558 al 1603, è famosa per lo splendore della corte e i successi in campo politico.
La nascita di Elisabetta deluse inizialmente le aspettative di Enrico VIII, che aveva fatto annullare le nozze con Caterina d'Aragona per sposare Anna Bolena nella speranza di avere un erede maschio, convinto che prima o poi Anna gli avrebbe dato un figlio. Ma quando ciò non avvenne, Anna fu accusata di adulterio e condannata a morte nel 1536. Elisabetta crebbe così priva delle cure materne, sebbene Catherine Parr, l'ultima moglie di Enrico VIII, si fosse occupata affettuosamente di lei per un certo periodo.
Durante il regno del fratellastro Edoardo VI Elisabetta ebbe una relazione amorosa con Thomas Seymour, fratello di Edward Seymour, duca di Somerset, protettore di Edoardo durante il periodo della sua adolescenza. Questa relazione e il sospetto di aver cercato di esercitare illegalmente una certa influenza su Edoardo furono fatali per Thomas Seymour: egli venne infatti condannato nel 1549. Durante il regno della sorellastra Maria I (1553-58) Elisabetta trascorse una vita tranquilla, aspettando l'occasione favorevole per succedere al trono: ebbe tuttavia una fase di profonda crisi quando la rivolta protestante di Thomas Wyatt (1554) che costò al suo organizzatore la vita, tentò di portarla sul trono al posto di Maria detta la Cattolica; finì invece in prigione nella Torre di Londra, da cui fu liberata solo per mancanza di prove a suo carico.
Salita al trono il 17 novembre 1558 alla morte di Maria, Elisabetta nominò subito primo ministro sir William Cecil (futuro lord Burghley) e con la sua collaborazione si dedicò alla riorganizzazione della Chiesa anglicana. Il problema religioso in Inghilterra era rimasto insoluto da quando Enrico VIII aveva rotto le relazioni col papa nel 1533. Durante il regno di Enrico una parte della popolazione aveva aderito alla religione protestante e sotto il regno di Edoardo VI furono avviate vere e proprie riforme protestanti, cui seguì un rigurgito di cattolicesimo alimentato da Maria Tudor, favorevole al ritorno dell'autorità papale in Inghilterra. Di tendenze protestanti moderate lei stessa, Elisabetta escluse nuovamente l'influenza del papato con il suo Atto di supremazia (1563), ripristinando già nel 1559 il Book of common prayer (letteralmente, Libro delle preghiere comuni), fondamento della liturgia in lingua inglese, senza invece soddisfare le rivendicazioni più estreme che provenivano dai calvinisti puritani. Sebbene pressata da ulteriori richieste di riforma, Elisabetta non fece altre concessioni e l'opposizione puritana tacque fino all'avvento degli Stuart.
La politica estera, strettamente legata agli affari religiosi, presentava seri pericoli alla sicurezza di Elisabetta che temeva un complotto da parte delle potenze cattoliche allo scopo di detronizzarla e favorire l'avvento di un sovrano cattolico. Sebbene questa alleanza di forze straniere non si formasse mai, Elisabetta mandò rinforzi sul continente per sostenere la lotta dei protestanti in occasione di due conflitti, le guerre di religione in Francia e la rivolta dei Paesi Bassi contro la dominazione spagnola.
Un'altra minaccia per la sicurezza di Elisabetta proveniva da Maria Stuarda, regina di Scozia, nipote della sorella di Enrico VIII, Margaret Tudor, da parte del re di Scozia Giacomo IV. Tornata in Scozia dopo la morte del primo marito, Francesco II di Francia, Maria fu costretta a riparare in Inghilterra nel 1568 per sfuggire alla rivolta sollevata contro di lei in patria. Essendo cattolica divenne immediatamente il punto di riferimento delle speranze di molti cattolici che organizzarono nel corso degli anni complotti per detronizzare Elisabetta; fra questi si ricordano la rivolta scoppiata nel Nord (1569) e i tentativi effettuati col complotto di Ridolfi (1571), da Throckmorton (1583) e da Babington (1586). Elisabetta respinse per molti anni le richieste di esecuzione di Maria, ma quando le pressioni si fecero troppo forti, ne sottoscrisse con riluttanza l'atto di condanna a morte nel 1587.elisabetta I
Ma il pericolo più grave che Elisabetta si trovò ad affrontare fu quello costituito nel 1588 dall'invincibile Armata. Nelle intenzioni del re di Spagna Filippo II la formidabile flotta avrebbe dovuto assicurare la deposizione di Elisabetta, garantendo così la sua ascesa al trono britannico e il ripristino del cattolicesimo in Inghilterra. Ma l'Armada venne completamente distrutta nella Manica grazie all'esperienza dei marinai inglesi, all'uso di vascelli armati con pezzi di artiglieria e a ciò che gli inglesi chiamarono il "vento protestante".
Con questa vittoria la marina inglese dava inizio al tradizionale predominio sui mari, che consentirà alla Corona britannica di programmare le sue imprese imperiali. Grande ammiraglio di questa flotta fu Francis Drake, un corsaro che la leggenda vuole che la stessa Elisabetta abbia voluto assumere al proprio servizio. Sempre nel corso del regno della "regina vergine", Drake portò a termine il suo celebre viaggio intorno al mondo.
Per fronteggiare la ribellione che in Manda era stata sollevata da Hugh O'Neill, conte di Tyrone, durante gli ultimi anni del suo regno Elisabetta incaricò (1599) il giovane favorito Robert Devereux, conte di Essex, di sedare l'insurrezione, ma, poiché questi tornò in Inghilterra senza alcuna autorizzazione, fu lord Mountjoy a concludere felicemente la missione. Incapace di comprendere i motivi dell'improvviso atteggiamento di ostilità nei suoi confronti da parte della regina, Essex organizzò un complotto contro i suoi consiglieri nel 1601, ma in seguito al fallimento della ribellione fu condannato alla decapitazione. Profondamente addolorata per la sua morte, da allora in poi Elisabetta visse sempre più isolata. Pur non essendosi mai sposata, Elisabetta ebbe però molti corteggiatori. Profondamente attratta da Robert Dudley, conte di Leicester, lo avrebbe forse sposato se su di lui non fosse gravato il sospetto (probabilmente infondato) dell'omicidio della moglie, Amy Robsart. Sebbene avesse rifiutato offerte di matrimonio pervenutele da Filippo II di Spagna, da Carlo d'Austria e da Eric di Svezia, ella si lasciò corteggiare a lungo da due membri della famiglia reale di Francia, il duca D'Angiò, futuro Enrico III, e il fratello di questi Francois, duca d'Alencon (1554-84). Orgogliosa del proprio stato verginale (la colonia della Virginia fu così chiamata in suo onore), ella trasse da questa sua condizione notevoli vantaggi diplomatici, tenendo i pretendenti stranieri in attesa per anni. Dotata di un'acuta intelligenza e di grande cultura, Elisabetta conosceva il latino e varie lingue straniere moderne, per cui si rivolgeva spesso agli ambasciatori stranieri nella loro lingua madre, con grande sorpresa di questi ultimi. Amante della musica e lei stessa suonatrice di una particolare spinetta, detta virginale, Elisabetta possedeva notevoli capacità introspettive e sceglieva quindi con molta attenzione i principali consiglieri, come nel caso di William Cecil e di sir Francis Walsincham. Grazie alla sua abilità nel mediare fra le fazioni rivali nell'ambito del governo, senza necessariamente prendere le parti dell'una o dell'altra, riusciva a ottenere sempre la fedeltà e l'appoggio di entrambe le parti. Seppe manovrare sapientemente il Parlamento, godendo della profonda stima dei deputati, sebbene verso la fine del suo regno gli attriti con la Camera dei comuni si facessero sempre più forti.
Poiché Elisabetta non aveva eredi e non esistevano altri discendenti sulla linea di Enrico VIII, il ramo Tudor si estinse alla sua morte. Il fatto che Elisabetta non volle mai designare un successore può essere interpretato come una tacita designazione in favore di Giacomo VI di Scozia. Fu infatti Giacomo, figlio di Maria, regina di Scozia, ma di confessione protestante, a succedere al trono inglese senza alcun ostacolo, col nome di Giacomo I.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014