Dracone

 

IL POVERACCIO venne preso mentre, in un campo, stava rubacchiando qualche frutto e un po di grano. I guardiani lo videro, gli saltarono addosso e lo trascinarono davanti al padrone. Questi lo guardò infastidito il poveraccio che i guardiani gli avevano buttato ai piedi: Un altro ladro, eh? Ma che cosa vogliono questi straccioni, infine? Uccidetelo!
Questi fatti, circa 650 anni a.C, erano frequenti in Grecia. Il paese stava attraversando tempi agitati le classi sociali più ricche, quelle degli Eupatridi, praticamente governavano lo Stato, avendo tutte le principali cariche. Vivevano nel lusso delle città e possedevano dei veri e propri feudi: da essi spremevano senza pietà più quattrini che fosse possibile, e vendevano all'estero il frumento di cui i loro sottoposti avevano bisogno per nutrirsi. In più amministravano la giustizia a loro piacere, perché non esistevano leggi scritte e lo Stato non interveniva. Questo stato di cose, naturalmente, suscitava un forte malcontento nelle classi povere, quelle dei piccoli contadini, degli artigiani, dei servi, e degli schiavi. La conseguenza ultima di ciò era che il paese si trovava in una forte crisi economica e i furti, specialmente campestri, erano frequentissimi. Nell'anno 621, per porre rimedio a questo stato di cose, il Governo affidò a un legislatore, Dracone, l'incarico di comporre e mettere per iscritto un sistema di leggi che riportasse l'ordine ad Atene.
La scelta era stata fatta bene; Dracone era quello che noi definiremmo un duro, un uomo rigido, che, una volta convinto della giustezza di un principio, non arretrava dinanzi a nulla.

LE LEGGI DRACONIANE
Dracone si mise al lavoro e compilò il codice di leggi, che fu il primo codice scritto di Atene. Come era logico, il fondamento delle leggi draconiane era che lo Stato, finalmente, interveniva nell'amministrazione della giustizia,
sottraendola all'arbitrio dei privati. D'ora innanzi stabilì Dracone i colpevoli compariranno davanti ai tribunali. Solo essi li giudicheranno. Stabilì anche le pene, che erano generalmente tremende e divennero addirittura proverbiali per la loro durezza. Dracone è passato alla storia come sanguinario, ma la sua severità era spiegabile per tre motivi: innanzi tutto, egli dovette convincere i ricchi, riottosi e avidi di vendetta, che le leggi erano più certe e più severe del loro stesso giudizio; secondariamente, egli volle, con la severità, riportare l'ordine nello Stato. infine, egli non fece che sancire, trasformare cioè in legge, gli usi vigenti, che permettevano di infliggere gravissime punizioni ai colpevoli; per esempio, il ladro colto in flagranza di reato poteva essere ucciso dal derubato.

UN CERTO PROGRESSO
In questo modo, moltissimi uomini furono decapitati, buttati dalle rocce, bastonati a morte o mutilati delle mani, per reati che oggi avrebbero procurato loro pochi mesi o pochi anni di carcere; e così pure i poveri e i deboli non ebbero dalle leggi draconiane la protezione che essi si aspettavano.
Non si può negare, però, che le leggi draconiane abbiano segnato un progresso per Atene. Dracone fu un impasto di durezza (e se vogliamo di spietatezza) e di umanità: era un uomo di 2500 anni fa, con la sua mentalità feudale e non cristiana, e nello stesso tempo era un magistrato, che si sforzava di riparare a molte miserie umane. Per esempio, allargò la potestà del tribunale degli Efeti, che giudicava i casi di omicidio; questo tribunale prima di lui giudicava solo i casi d'omicidio legittimo, giustificato, se così si può dire. Egli gli assegnò anche i casi di omicidio preterintenzionale, cioè commesso senza la precisa volontà di uccidere, e colposo, cioè commesso per errore o negligenza: in questo modo sottrasse il colpevole alla vendetta dei parenti dell'ucciso, che prima era ammessa. Egli inoltre dettò norme che tendevano alla pacificazione tra l'assassino involontario e i familiari dell'ucciso. Infine, stabilì norme umane per giudicare e condannare altre forme di reati. Della vita di Dracone non si sa nulla; egli è ricordato solo come uno spietato punitore. Ma non è così. Anch'egli fu un uomo, oltre che giudice; e pur con i suoi errori, seppe comprendere e perdonare.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014