Donato Bramante

 

« NON SI PUÒ negare che Bramante fosse valente nell'architettura ». Possiamo essere certi che questo giudizio avrebbe costituito per Bramante il maggiore riconoscimento di tutta la sua opera. Infatti esso è nientemeno che del sommo Michelangelo, il quale lo scrisse nel 1555 quando Bramante era morto da oltre quarantanni. Comunque la sorte non gli fu affatto nemica. Durante la sua vita non gli mancarono gloria e onori. Ludovico il Moro, che era un intenditore d'arte, lo apprezzò moltissimo e lo volle alla sua Corte; e l'esigentissimo papa Giulio II lo scelse fra tanti artisti per affidargli la ricostruzione della Basilica di San Pietro.

LE PRIME PROVE
Intorno alla fanciullezza di Donato Bramante (nacque il 1444 a Monte Asdrualdo, nel Ducato di Urbino) si hanno notizie piuttosto scarse e incerte. Sappiamo però che da ragazzo mostrò una particolare attitudine alla pittura e che appena giovinetto lasciò il paese natale per trasferirsi nella vicina Urbino. Era l'epoca in cui quella città era uno dei maggiori centri artistici d'Italia. Infatti, invitati dal duca Federico da Montefeltro, che voleva creare nella città una Corte sfarzosa, lavoravano allora a Urbino alcuni tra i migliori artisti dell'epoca. Per il giovane Bramante, deciso a intraprendere la carriera artistica, non vi poteva essere ambiente più favorevole. Ad Urbino Donato Bramante ebbe la fortuna di avere come maestri due artisti di sommo valore: il pittore Piero della Francesca e l'architetto Luciano Laurana. Gli insegnamenti dei due grandi furono fondamentali per il giovane. Le sue prime prove come pittore furono apprezzate dallo stesso Federico da Montefeltro, il quale gli fece eseguire alcuni dipinti nel Palazzo Ducale.
Gesù cristo alla colonna, la più famosa opera pittorica del BramanteMa la pittura non fu la sola arte a cui si dedicò il giovane Bramante. L'altra sua grande passione fu l'architettura.

ALLA CORTE DI LUDOVICO IL MORO
Nel 1476, all'età di trentadue anni, Bramante lasciò Urbino. Decise di viaggiare per conoscere da vicino le opere dei maggiori innovatori dell'arte italiana. Prima tappa fu Mantova, dove andò a vedere i dipinti del Mantegna. Ma non dimenticò le grandi opere d'architettura. Ed eccolo infatti a Firenze ad ammirare la cupola di Santa Maria del Fiore, il capolavoro del Brunelleschi, e le opere mirabili di Leon Battista Alberti. Nel 1477 giunse a Bergamo, dove ottenne l'incarico di affrescare il Palazzo della Ragione. Ma ormai aveva in mente di dedicarsi soltanto all'architettura. L'occasione di mostrare le sue capacità come architetto gli si presentò nel 1481, a Milano. Saputo che il duca Ludovico il Moro aveva intenzione di far ricostruire la Chiesa di San Satiro, il Bramante gli presentò un suo progetto. Il duca ne fu entusiasta e gli affidò la ricostruzione della chiesa.
Per il Bramante fu un grande successo. Ad opera compiuta (anno I486), venne considerato uno dei migliori architetti dell'epoca. Ludovico il Moro non si lasciò sfuggire un artista di così grande talento. Lo ospitò alla sua Corte e gli offrì uno stipendio mensile di 5 ducati (assai superiore a quello percepito dagli altri architetti che lavoravano a Corte). Al Bramante, che fino allora era vissuto quasi in miseria, non parve vero di poter disporre di tanto denaro. Ma se lo meritava. Negli anni in cui fu al servizio del Duca di Milano, egli fu impegnato in parecchie opere di architettura. Quella che gli diede maggiore fama fu la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, appunto in Milano. La maestosa cupola che sovrasta la parte absidale della chiesa venne giudicata una delle più belle costruzioni architettoniche dell'epoca.

GRANDE INNOVATORE DELL'ARCHITETTURA ITALIANA
Nel 1499, poco prima della caduta di Ludovico il Moro, il Bramante decise di trasferirsi a Roma. La scelta della città non era stata fatta a caso. Vi si recava col preciso proposito di studiare i monumenti antichi, le loro proporzioni e la tecnica con cui erano stati costruiti. Era fermamente convinto che solo ispirandosi alle antiche opere greche e romane sarebbe stato possibile rinnovare veramente l'architettura italiana; e cioè darle nello stesso tempo
semplicità e armonia, due caratteristiche che ancora le mancavano.
A Roma il Bramante si dedicò ad un imponente complesso di opere. I primi lavori eseguiti furono il Chiostro di Santa Maria della Pace, il Palazzo del Cardinale di Corneto (l'odierno Palazzo Torlonia), la facciata e il cortile del Palazzo del Cardinale Riario (l'attuale Cancelleria). Poi, ecco l'opera che fece del Bramante il vero innovatore dell'architettura italiana. Si tratta del tempietto di San Pietro in Montorio. L'edifìcio venne considerato un'opera mirabile per tecnica costruttiva e perfezione di proporzioni. Lo studio delle antiche opere classiche cominciava a dare i suoi risultati.
Cupola ee abside della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano Opera del Bramante
DIRETTORE DELLA FABBRICA DI SAN PIETRO
« Era tanto formidabile l'ingegno di questo meraviglioso artefice che sentendo di avere il papa (Giulio II) la volontà di abbattere la chiesa di San Pietro per ricostruirla di nuovo, gli fece infiniti disegni, fra i quali uno molto mirabile ». Così scrisse nelle sue Vite il pittore Giorgio Vasari.
Il mirabile disegno fu accettato dal Papa e nel 1505 Bramante venne nominato direttore della fabbrica di San Pietro. I lavori furono iniziati nell'anno successivo. Fu tale la voglia di vedere questa fabbrica andare innanzi — scrive il Vasari — che rovinò in San Pietro (nella vecchia basilica) molte cose belle ». Bramante fece cioè ridurre in frantumi senza alcun riguardo le belle colonne e i capitelli che si sarebbero potuti togliere intatti. Per questa furia distruttrice Bramante si meritò dai Romani l'appellativo poco simpatico di Maestro ruinante. A parte questo particolare, bisogna dire che il suo progetto per la nuova basilica era veramente grandioso. L'edifìcio, a pianta greca, doveva essere sormontato da una immensa cupola e fiancheggiato da quattro torri.
I lavori furono però interrotti nel 1513 per la morte di Giulio II. L'anno dopo anche il Bramante cessava di vivere. La direzione dei lavori fu affidata successivamente ad altri artisti (Raffaello, Giuliano e Antonio da Sangallo, Michelangelo e infine Carlo Maderno), i quali però più o meno mutarono il progetto del Bramante. Tuttavia Michelangelo vi si avvicinò in parte, affermando che « chi si allontana da Bramante si allontana dalla verità ».
II Vasari ci riferisce che Bramante fu un uomo di un'attività e di una capacità organizzativa veramente prodigiose. Ciò gli permise di dedicarsi contemporaneamente a più opere. Infatti negli anni in cui fu impegnato nella fabbrica di San Pietro, riuscì a dirigere la costruzione di altre opere grandiose: il Palazzo dei Tribunali; i cortili del Belvedere in Vaticano; la casa che fu poi di Raffaello; e, fuori Roma, la rocca del porto di Civitavecchia e lo scalone nel Palazzo d'Accursio in Bologna. Bramante diede anche ottime prove come ingegnere idraulico (sistemazione del Tevere entro le mura di Roma) e nell'urbanistica: tracciò la via Giulia, che divenne la strada più importante della Roma cinquecentesca.

ANCHE POETA E SCRITTORE
Le scarse notizie che riguardano la vita privata di questo grande artista del Rinascimento ce lo presentano come un uomo allegro, amante della buona tavola e della compagnia.
A Roma lo si vedeva spesso a banchetto con brigate di amici. E poiché aveva anche una buona vena poetica (ci sono giunti ventitré suoi sonetti), egli soleva intrattenerli improvvisando poesie burlesche che accompagnava al suono della lira.
Alcuni suoi biografi ci informano che Bramante scrisse una grande opera in cinque libri intitolata Dell'architettura.
Ma sfortunatamente questa importante opera è andata perduta. Rimangono però le costruzioni da lui progettate, le quali dimostrano quanto fosse grande il genio artistico di questo innovatore dell'architettura italiana. Non pochi furono gli artisti della prima metà del XVI secolo che si ispirarono all'opera architettonica di questo grande creatore.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014