David Livingstone

 

BISOGNA STRAPPARE i missionari dalla vita troppo comoda dei consueti centri. Così scrisse, verso la metà del secolo scorso, il sacerdote protestante David Livingstone. Egli si riferiva a quei missionari che svolgevano la loro opera nel Continente Africano. E poiché egli stesso era un missionario, volle dare l'esempio. Per più di trent'anni percorse le ignote regioni del Continente Nero, portando ovunque la parola del Vangelo. Il suo formidabile fervore apostolico lo trasformò così nel più audace esploratore dell'Africa.

UNA VOLONTÀ DI FERRO
David Livingstone nacque a Blanthyre, in Scozia, il 19 marzo del 1813. La sua famiglia era assai modesta: il padre, un piccolo negoziante di té, non riuscì mai a raggiungere l'agiatezza. Fu per questo che, non appena David ebbe compiuto i dieci anni, venne mandato a lavorare in una filanda. Ma il piccolo David non volle abbandonare gli studi: con i primi risparmi si comperò una grammatica latina e cominciò a frequentare una scuola serale. A sedici anni, dopo aver compiuto con profìtto i corsi di questa scuola, Livingstone prese la più grande decisione della sua vita: volle farsi missionario, per diffondere nelle terre più lontane la religione cristiana, e diventare medico per alleviare le sofferenze umane. Chi lo avrebbe aiutato a seguire i lunghi e costosi studi di medicina? David Livingstone non si perse d'animo: intensificò il suo lavoro alla filanda per guadagnare di più e riuscire a pagarsi gli studi. Seguirono così per il giovane Livingstone parecchi anni di duro lavoro e di intenso studio. Egli riuscì a seguire contemporaneamente i corsi dell'Istituto delle Missioni di Londra e quelli di medicina all'Università di Glasgow. Nel 1840, a ventisette anni di età, Livingstone potè vedere coronati da un pieno successo i suoi grandi sacrifici: alla laurea in medicina, ottenuta qualche anno prima, si aggiunse la consacrazione a Pastore (sacerdote protestante).

LA SCOPERTA DELLE CASCATE VITTORIA
Il 31 luglio del 1841, David Livingstone giunse a Kuruman (un villaggio del Sud-Africa), ove l'aveva destinato la Società delle Missioni. Qui, iniziò subito con grande fervore la sua opera missionaria: in poco tempo, aprì una scuola e un ambulatorio per gli indigeni. Ma il giovane missionario non si accontentò della sede che gli era stata assegnata. Suo grande desiderio era quello di inoltrarsi nell'interno dell'Africa per diffondere la civiltà e il Vangelo tra gli indigeni di quella regione ancora ignota. Nel giugno del 1849, Livingstone diede inizio alle sue esplorazioni nell'interno del continente. Oltrepassato il Kalahari, giunse a scoprire il corso superiore dello Zambesi, il grande fiume che nelle carte geografiche di allora veniva segnato in posizione errata oppure non figurava affatto. Chi avrebbe ormai fermato questo audace missionario? Ora in lui, oltre che il grande fervore religioso, vi era il desiderio irresistibile dell'esplorazione. E infatti, tre anni dopo, eccolo di nuovo lungo il corso dello Zambesi. Questa volta, al missionario esploratore era riservata una meravigliosa sorpresa. A un certo punto del suo viaggio egli si trovò davanti a uno spettacolo fantastico: la massa d'acqua del fiume, giunta ad un improvviso gradino, formava una cascata di ben 122 metri!
Nessun europeo prima di Livingstone aveva avuto la fortuna di ammirare tanta meraviglia della natura. In onore della regina d'Inghilterra d'allora, il missionario la chiamò Cascate Vittoria.
ritratto di David Livingstone
NUOVE SCOPERTE
Quando, nel dicembre del 1856, Livingstone rientrò in Inghilterra, gli Inglesi lo considerarono il più audace esploratore del Continente Africano. Così, quando l'anno dopo il Governo inglese organizzò una missione scientifica per l'Africa, Livingstone fu posto a capo di essa. Nei primi mesi del 1858, Livingstone era di nuovo sul suolo africano. Questa volta, il viaggio attraverso le sconosciute regioni dell'Africa durò senza interruzione per quasi sei anni.
Il risultato delle esplorazioni fu veramente eccezionale: furono scoperti la foce dello Zambesi, la Valle dello Scirè, i laghi Scirua e Niassa, la catena dei Monti Muai e Kirk. E intanto erano state scoperte nuove popolazioni indigene, presso cui i missionari avrebbero potuto svolgere la loro preziosa opera di civilizzazione.

ALLA RICERCA DELLE SORGENTI DEL NILO
Nel 1864, Livingstone fece ritorno in patria per stendere una relazione scientifica sulle sue scoperte. Ma vi rimase ben poco. Nel gennaio del 1866, egli sbarcava alla foce del fiume Rovuma, con l'intenzione di dare finalmente una risposta al problema che assillava in quel periodo tutti i grandi esploratori: dove fossero cioè le sorgenti del Nilo. Sebbene malfermo in salute per le fatiche subite nelle precedenti esplorazioni, Livingstone intraprese la grande avventura. Raggiunto il lago Tanganica, si diresse verso occidente. Nel marzo del 1871, scoprì un grande fiume, che gli indigeni chiamavano Lualaba. Questo fiume avrebbe piegato il proprio corso ad oriente, verso il Nilo, oppure ad occidente, verso il Congo?
Ecco il pensiero che assillò la mente di David Livingstone. Nell'incertezza, decise di sostare per avere informazioni dagli indigeni.

SI TEME PER LA SUA SORTE
Dov'è Livingstone? È vivo o è morto? Ecco le domande che negli ultimi mesi del 1870 apparvero quasi quotidianamente sui maggiori giornali londinesi. Tanta apprensione era dovuta al fatto che da molti anni Livingstone non dava notizie di sé. Agli inizi del 1871, fu deciso di andare alla sua ricerca. L'impresa venne affidata ad Enrico Stanley, il corrispondente di un importante giornale. Giunto a Zanzibar il 26 gennaio 1871, Stanley si inoltrò immediatamente nell'interno del continente. Mesi e mesi durarono le sue ricerche, poi, finalmente, ecco la ricompensa a tante fatiche. Il 10 novembre, nel villaggio di Ugigi (sponda orientale del Lago Tanganica), Stanley si vide venire incontro un uomo bianco.
II dottor Livingstone? chiese Stanley non credendo ai suoi occhi. Sì, rispose l'uomo bianco, levandosi il cappello in segno di saluto.

L'ULTIMO TENTATIVO
Quando nel marzo del 1872 Stanley dovette fare ritorno in patria, Livingstone, sebbene stremato da trent'anni di vita africana, non volle seguirlo. Egli era deciso a riprendere le ricerche per trovare le sorgenti del Nilo. Il 25 agosto diede inizio alla grande impresa. Dal Tanganica si diresse verso il nord, convinto che la sorgente del Nilo fosse da ricercarsi nella zona del Lago Bangueolo. Ma non appena raggiunse questo lago, le forze gli vennero meno. Alcuni giorni dopo, i fidi negri che lo seguivano nelle ricerche lo trovarono morto nella sua capanna (1 maggio 1873). La sua salma non fu sepolta in Africa: tre dei suoi negri più affezionati riuscirono a trasportarla fino a Londra. Qui, fu deposta nella Cattedrale di Westminster, ove sono sepolti gli uomini più illusiri dell'Inghilterra.

(40) Charles Darwin
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Carmagnola
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Livingstone
(51) Dinastia Asburgo
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014