Cristoforo Colombo

 

Durante un ricevimento in suo onore, appena tornato dal suo primo viaggio sino alle "Indie Occidentali", Colombo si sentì dire da un invidioso nobile castigliano che in Spagna si potevano trovare almeno mille uomini che sarebbero stati in grado di portare a termine la sua impresa. Egli allora, tra lo stupore dei convitati, chiese che gli venisse portato un uovo e sfidò tutti i presenti ad appoggiarlo sulla tavola in modo che questo restasse in piedi; molti tra i presenti provarono, ma nessuno vi riuscì. Allora Colombo afferrò l'uovo e lo schiacciò leggermente alla base: adesso chiunque sarebbe riuscito a farlo restare in equilibrio! In questo modo aveva voluto dimostrare che è facile fare una cosa quando qualcuno vi può indicare come si fa; ciò che è difficile è scoprire per primi il modo giusto per farla. Sebbene inventata, questa storia illustra molto bene quale fu il grande merito di Colombo: egli mostrò che era possibile toccare terre sconosciute all'altro lato dell'oceano navigando per poco più di un mese. Se l'oceano fosse stato più vasto nessuna imbarcazione lo avrebbe potuto attraversare, perché allora non era possibile portare sulle navi provviste per periodi superiori a circa quaranta giorni, che rappresentavano quindi la massima durata di una traversata senza scalo.
Colombo aveva anche individuato la giusta rotta per raggiungere queste terre e farne ritorno: all'andata era necessario spingersi piuttosto a sud, fino alle latitudini tropicali, dove si potevano sfruttare i venti alisei, che soffiano costantemente verso occidente, mentre per il ritorno era necessario risalire più a nord, dove con un po' di fortuna si potevano incontrare venti favorevoli. Una volta dimostrata l'esistenza di terre al di là dell'oceano abbastanza vicine da essere raggiungibili, e indicato il modo migliore per raggiungerle, le traversate divennero nel giro di pochissimi anni un'impresa molto semplice, proprio come era divenuto semplice per i nobili di Spagna mettere in equilibrio "l'uovo di Colombo" dopo che questi aveva insegnato loro il trucco.
Cristoforo Colombo nacque nel 1451 con tutta probabilità a Genova, dove il padre Domenico, di professione lanaiuolo, cioè produttore e commerciante di lana, si era stabilito provenendo dall'entroterra ligure. A venticinque anni, Cristoforo decise di stabilirsi a Lisbona, dove praticò il mestiere di commerciante e, con il fratello Bartolomeo, quello di cartografo. Come commerciante ebbe l'opportunità di viaggiare parecchio: sicuramente soggiornò a Madera; probabilmente si spinse sino alle isole Azzorre, in pieno Oceano Atlantico, e in Africa, nel Golfo di Guinea. Con questi viaggi egli potè arricchire le sue conoscenze nautiche e, soprattutto, conoscere i mari e i venti dell'Oceano Atlantico. A Lisbona, Colombo ideò il suo ambizioso progetto: buscar el Levante por el Poniente, cioè raggiungere il Levante, le lontane provincie asiatiche, quelle descritte per la prima volta da Marco Polo, facendo rotta verso occidente (Ponente). A sostegno del suo progetto, Colombo poteva contare sui calcoli dei maggiori astronomi e geografi del suo tempo, i quali consideravano la Terra molto più piccola di quanto effettivamente è; secondo i loro calcoli, la distanza che separa le Canarie dal continente asiatico avrebbe potuto essere coperta in circa un mese di navigazione. Dal punto di vista teorico, quindi, l'impresa appariva possibile. Il matrimonio con la nobildonna Felipa Moniz Perestrello lo aveva introdotto nell'alta società portoghese, per cui Colombo non ebbe difficoltà a sottoporre il suo progetto al sovrano Giovanni II e ai suoi consiglieri, la cosiddetta "giunta dei matematici". Giovanni II rifiutò di sovvenzionare l'impresa, soprattutto perché il Portogallo era già impegnato, con Vasco De Gama, nel tentativo di raggiungere le Indie per un altra via, e cioè circumnavigando il continente africano. Colombo non si perse d'animo, e per realizzare il suo sogno non esitò a trasferirsi in Spagna. Presso la corte di Isabella di Castiglia e di Ferdinando di Aragona egli ebbe subito maggior successo: già in occasione del primo incontro con la regina, egli ottenne sovvenzioni per la preparazione dell'impresa. Ma solo sette anni dopo, quando finalmente i saraceni saranno definitivamente cacciati dalla penisola iberica, gli sarà data l'opportunità di realizzare il suo progetto.
Il 3 agosto 1492 Colombo partì dal porto di Palos diretto a Gomera, nelle isole Canarie, dove giunse una settimana più tardi.
Comandava una piccola flotta composta dalla Santa Maria, l'ammiraglia, l'unica nave, cioè imbarcazione che superava le 100 tonnellate di stazza, e due caravelle, imbarcazioni più leggere e sottili: la Nina e la Pinta. Dopo un mese circa si rimise in navigazione, puntando dritto verso Occidente. Il 10 ottobre, quando ormai l'equipaggio, sempre più scoraggiato, minacciava un vero e proprio ammutinamento, furono osservati i primi segnali di una terra ormai vicina: alcuni legni e giunchi galleggiavano sulla superficie del mare, e in cielo volavano le procellarie. Il 12 ottobre dalla Pinta venne finalmente avvistata una piccola isola, subito battezzata San Salvador. Era abitata da indigeni che Colombo descrisse come pacifici e di aspetto bellissimo. Da San Salvador, situata nell'arcipelago delle Bahamas, la spedizione raggiunse dapprima la costa orientale di Cuba, quindi l'isola di Haiti, che fu battezzata Hispaniola, dove la Santa Maria fece naufragio. Non potendo accogliere tutti i suoi marinai sulle due caravelle, venne costruita una base a terra.
Tornato in Spagna, convinto di aver raggiunto il mitico Chipango descritto da Marco Polo (l'attuale Giappone), fu accolto trionfalmente dai reali spagnoli a Barcellona. Impaziente di ripartire, dedicò i mesi successivi alla preparazione di una seconda spedizione; questa volta la flotta sarebbe stata costituita da ben 17 unità, in grado di accogliere circa 1500 persone, non soltanto marinai, ma anche artigiani di ogni sorta e religiosi destinati all'evangelizzazione degli indigeni. Sulle navi dovevano essere caricati anche cavalli, pecore, maiali, bovini, galline, sementi di grano, tutte risorse che mancavano nei territori appena scoperti. Colombo partì da Cadice nel settembre del '93, accompagnato anche dal figlio maggiore Diego e dal fratello Bartolomeo; questa volta fece rotta un poco più a sud, giungendo nell'isola che oggi si chiama Dominica. Visitate quasi tutte le Piccole Antille, egli raggiunse nuovamente Hispaniola, dove trovò che la piccola colonia lasciata l'anno precedente era stata annientata dagli indigeni. Fece allora costruire un nuovo insediamento che chiamò Isabela. Quindi riprese il mare diretto verso Cuba, di cui esplorò quasi tutta la costa occidentale, e che scambiò per una penisola del continente asiatico, e la Giamaica, che circumnavigò. Tornato a Isabela trovò una situazione molto delicata: i rapporti con gli indigeni erano sempre più tesi, e i coloni andavano assumendo un atteggiamento sempre più ostile nei suoi confronti. La situazione si deteriorò al punto che fu necessario l'invio dalla Spagna di un rappresentante della corona. A questo punto, era il mese di aprile del '96, Colombo decise di recarsi personalmente a Corte per difendere le sue ragioni, affidando temporaneamente al fratello Bartolomeo il governo delle nuove colonie.
Convinti i sovrani, confermati i suoi titoli e privilegi (a cui teneva moltissimo) potè ripartire per il terzo viaggio. In questa occasione egli giunse alle foci del fiume Orinoco, rimanendone talmente affascinato da pensare che, forse, tale fiume provenisse dal "paradiso terrestre". Per la prima volta, gli venne il sospetto di trovarsi in un altro continente, un otro mundo, come scrisse nella sua relazione. Ma quando tornò a Hispaniola, trovò che i coloni spagnoli erano ormai in aperta rivolta. La situazione si risolse circa un anno dopo, nell'agosto del 1500, con l'arrivo dalla Spagna di un nuovo governatore e addirittura con l'arresto di tutti e tre i Colombo.
Portato in Spagna, Colombo fu subito riabilitato dalla regina Isabella, ma senza che gli fosse restituito il governo delle Indie Occidentali.
Il suo quarto e ultimo viaggio durò dall'aprile del 1502 alla fine del 1504. Egli si spinse ad occidente di Hispaniola e Cuba, sino alle coste dell'Honduras. Qui incontrò alcuni mercanti Maya e da essi apprese dell'esistenza di un altro grande mare, non lontano, verso Occidente; sicuro che si trattasse dell'Oceano Indiano, egli fece rotta verso sud, seguendo la costa alla disperata ricerca del passaggio verso le terre descritte da Marco Polo, il Catai e il Cipango (cioè rispettivamente Cina e Giappone) fino all'altezza di Panama. Qui, finalmente si rassegnò alla sconfitta e si decise a fare ritorno in patria. I suoi ultimi anni furono tristi. Era in cattiva salute, e venne spossessato di gran parte dei suoi onori e privilegi (nel 1504 era morta Isabella, che era sempre stata la sua protettrice). Morì, in miseria, a Valladolid, il 20 maggio 1506. Non si era ancora reso conto di avere "scoperto" un nuovo continente, né, tanto meno, dell'immensa influenza che la sua impresa avrebbe avuto sulla storia dell'umanità.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014